LA STORIA DELL'AC

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In Piazza San Pietro con il popolo di Ac e Francesco. Alcune buone ragioni per non mancare

Noi ci saremo, perché l’Ac…

Foto Siciliani - Fototeca Ac
Foto Siciliani - Fototeca Ac

Il prossimo 25 aprile saremo in Piazza San Pietro con papa Francesco e tantissimi dei soci e amici dell’Ac di ogni età, provenienti da diverse migliaia di parrocchie delle diocesi d’Italia.

Ci saremo perché l’Ac è forma concreta di un modo di pensare e di vivere la Chiesa. È quello che ci ha insegnato il Concilio Vaticano II e su cui insiste papa Francesco sin dall’inizio del suo pontificato: una Chiesa intesa come Popolo di Dio che cammina insieme; una Chiesa che sa che il compito di evangelizzare non spetta a qualcuno o a pochi, ma a tutto il Popolo di Dio.

Ci saremo perché l’Ac sa costruire, custodire e valorizzare legami buoni di vita fra le persone e per le persone. Accompagnandole e sostenendole nel loro camminare nella vita, nel mondo, dentro la Chiesa. Lo fa mettendo insieme sensibilità, punti di vista ed esperienze diverse. Per capire a fondo il proprio tempo, il proprio territorio, la vita delle persone che vivono accanto a noi. E cercare di comprendere insieme come tutto ciò ci interpella, ci chiama a fare scelte precise e trasparenti.

Ci saremo perché l’Ac è Chiesa sinodale per sua stessa natura. Perché è capace di divenire tessuto connettivo dentro la Chiesa e dentro la società. Specialmente quando sa essere amalgama, quando tiene insieme le persone, le fa discutere, le fa anche litigare se occorre, ma sempre camminando insieme.

Ci saremo perché l’Ac è profondamente radicata nelle Chiese locali. È con i piedi e le mani nelle diocesi e nelle parrocchie, nella Chiesa che vive là dove le persone vivono. Ma allo stesso tempo è capace di camminare con la testa alzata, con lo sguardo volto al cammino della Chiesa universale. Sa che essere associazione significa sapere che la mia Chiesa non finisce nel mio gruppo parrocchiale. Non finisce neppure nel mio paese, nella mia diocesi. La mia Chiesa ha un cammino universale, di cui siamo chiamati a sentirci parte e farci carico.

Ci saremo perché l’Ac, per la sua storia e la sua identità prettamente ecclesiale, sa di avere una peculiare responsabilità: tradurre concretamente l’Evangelii gaudium nella vita della Chiesa.
Per fare ciò sa di doversi fare carico della vita di tutta la Chiesa, non accontentandosi di essere una “minoranza profetica”, di “correre avanti”, mentre gran parte del corpo della Chiesa rimane con lo sguardo rivolto all’indietro.
Sa che essere Ac dà una responsabilità in più rispetto a tante altre realtà ecclesiali: farsi carico di portare la Chiesa, tutta la Chiesa, nella direzione indicata dal Vicario di Cristo. Essendo innanzitutto costruttori di comunione, fattori di fermento di comunità con i nostri vescovi, con i nostri sacerdoti, con le altre realtà ecclesiali.

Ci saremo perché l’Ac sa che la realtà è superiore all’idea. Sa che non siamo chiamati a servire la Chiesa come la vorremmo, o a essere educatori di ragazzi o di giovani come li vorremmo, o a relazionarci con parroci come li vorremmo, perché ciò che vorremmo di solito è qualcosa che disegniamo a nostra immagine e somiglianza. Siamo invece chiamati a farci carico della Chiesa così com’è, dei preti così come sono, dei laici così come sono, dei ragazzi così come sono. L’Ac sa che funziona bene se sa farsi carico della realtà così com’è, senza sognarne una diversa. Abbracciandola, piuttosto, fino in fondo e facendo crescere i semi di bene che sono posti al suo interno.

Ci saremo perché l’Ac è quel luogo dello Spirito. Dove ogni bambino, ogni ragazzo, ogni giovane o adulto sa che troverà sempre qualcuno pronto a mettersi in ascolto della sua vita. Sa che c’è qualcuno che è interessato alla sua vita, per quello che è, con le sue fatiche, le sue gioie, le attese di bene e la ricerca di senso, anche quando si è profondamente smarriti e non si è in grado di dare un nome a tale ricerca. Un luogo dove è possibile conoscere e sperimentare la bellezza di un’esperienza di fede, di vita, di cammino condiviso.

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