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Francesco indica le tre direttrici per una buona informazione

Prossimità, cuore e responsabilità

Foto Vatican News - Papa Francesco nell’udienza a dirigenti e dipendenti di TV2000 e di Radio in Blu
Foto Vatican News - Papa Francesco nell’udienza a dirigenti e dipendenti di TV2000 e di Radio in Blu

Papa Francesco ha ricevuto ieri in udienza i dirigenti e i dipendenti di televisione e radio dei vescovi italiani, in occasione del 25° anniversario della nascita di TV2000 e del circuito radio inBlu2000. Ai presenti, un discorso del Papa tutto sommato breve; come sono in genere quelli che Francesco fa in udienza da qualche mese a questa parte. Lo stato di salute e gli anni che passano probabilmente lo richiedono. Ma come spesso accade la relativa brevità aiuta la chiarezza.

Francesco nel testo traccia le direttrici del fare comunicazione per chi si dice cattolico (che non è un «limite» ma «libertà», sottolinea il pontefice), invitando innanzitutto ad andare «controcorrente» rispetto a un mondo della comunicazione che «rischia di appiattirsi su alcune logiche dominanti, di piegarsi al potere o addirittura di costruire fake news».
Senza mai dimenticare quanti sono ai margini (nelle periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali) e, con coraggio, senza mai scadere in polemiche sterili quanto inutili. Piuttosto, facendosi sempre «messaggeri che informano con rispetto, con competenza, contrastando divisioni e discordie».

Francesco: le tre direttrici per un’informazione che resti umana

Prossimità, cuore e responsabilità: sono queste le direttrici indicate da Bergoglio per far fronte anche, come media, a un’epoca in cui l’intelligenza artificiale «sta modificando in modo radicale anche l’informazione e la comunicazione e, attraverso di esse, alcune basi della convivenza civile» (Messaggio per la LVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali). Francesco lo definisce come un vero e proprio «vortice», che «pare trascinare non solo gli operatori del settore ma un po’ tutti noi».
Si raccomanda il Papa di non dimenticare che «la comunicazione e l’informazione hanno sempre le radici nell’umano». Questo ha delle “conseguenze”: «incarnare la fede nella cultura», specie attraverso la testimonianza, «narrando storie in cui il buio che è intorno a noi non spenga il lume della speranza».

Prossimità: è fare rete e tessere legami

In questo senso va intesa la prossimità: «Ogni giorno tramite la televisione o la radio vi fate vicini a tante persone, che trovano in voi degli amici da cui ricevere informazioni, con cui trascorrere piacevolmente del tempo, o andare alla scoperta di realtà, esperienze e luoghi nuovi», sottolinea Francesco. «E questa prossimità si estende anche ai territori e alle periferie dove la gente abita».
L’incoraggiamento di Francesco alla stampa cattolica ma anche ai media in generale è a «creare reti», «tessere legami», «raccontare il bello e il buono delle nostre comunità», non dimenticando chi sta ai margini e rendendo «protagonisti quanti solitamente finiscono a fare le comparse o non vengono nemmeno presi in considerazione». Per il Papa le minacce di fake news e appiattimenti su potere e logiche dominanti sono dietro l’angolo: «Non cadete nella tentazione di allinearvi, andate controcorrente, sempre consumando le suole delle scarpe e incontrando la gente».

Cuore: è avere il coraggio di essere alternativi

La prossimità segue è accompagna il cuore: «Non si può osservare un fatto, non si può intervistare qualcuno, non si può raccontare qualcosa se non a partire dal cuore», osserva Francesco. Per il Papa «chi ha cuore ha anche il coraggio di essere alternativo, senza però diventare polemico o aggressivo; di essere credibile, senza avere la pretesa di imporre il proprio punto di vista; di essere costruttore di ponti».

Francesco: responsabilità è non dimenticare che al centro di tutto c’è la persona

Da grande comunicatore qual è, Francesco ricorda agli altri comunicatori che hanno una grande responsabilità – la terza parola – che è quella di assicurare che «ogni forma di comunicazione sia obiettiva, rispettosa della dignità umana e attenta al bene comune. In questo modo, potremo ricucire le fratture, trasformare l’indifferenza in accoglienza e relazione».
Per il pontefice non bisogna mai dimenticare che «al centro di ogni servizio, di ogni articolo, di ogni programma c’è la persona: non dimenticare questo. È proprio ciò che dà senso alla comunicazione». E chiosa: «Il vostro è uno di quei mestieri che hanno il carattere della vocazione: siete chiamati a essere messaggeri che informano con rispetto, con competenza, contrastando divisioni e discordie».

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