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Il presidente nazionale conclude l’Incontro delle presidenze diocesane di Ac

Notarstefano: “Essere Noi nella gioia di essere Chiesa”

È il presidente nazionale dell’Ac, Giuseppe Notarstefano, a tracciare un primo bilancio dell’Incontro nazionale delle presidenze diocesane dell’associazione. Quattro intense giornate di confronto aperto, in pieno stile sinodale, com’è del resto nelle corde dell’Azione cattolica sino dalla sua nascita, più di un secolo e mezzo fa. La Chiesa che sogniamo il titolo. Un cantiere sinodale per un’estate eccezionale, il sottotitolo. E in effetti caldo ed eccezionalmente bello è stato l’abbraccio tra i tanti vescovi d’Italia presenti e i laici di Ac, donne e uomini di ogni età, possiamo dirlo, giunti da tutto il Paese al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo. Segno tangibile di una sintonia piena, operosa e franca, tra i nostri pastori e il popolo di Ac. Come hanno avuto modo di ribadire il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, e il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi.

Una straordinaria esperienza di fraternità sinodale

I tavoli di confronto, i “cantieri sinodali”, cui hanno partecipato i trenta vescovi presenti, sono stati innanzitutto una straordinaria esperienza di fraternità e di formazione per laici cristiani che hanno scelto e quotidianamente continuano a scegliere la parrocchia come luogo privilegiato del proprio impegno ecclesiale. Una occasione che ha permesso – con la genuina franchezza che accompagna chi si vuole bene davvero – di ragionare insieme sulla vita delle nostre comunità diocesane e parrocchiali. A partire da quattro direttrici fondamentali per l’Azione cattolica: la gratitudine al Signore per la nostra esperienza di fede, il radicamento in Cristo e nei territori, il prendersi cura della Chiesa e dei fratelli, la capacità generativa del suo agire.

Il “sogno” dell’Ac: “Una Chiesa dove ci sia spazio per tutti”

Il “sogno” dell’Ac è realizzare insieme “una Chiesa dove ci sia spazio per tutti”, – lo ribadisce il presidente nazionale dell’Ac, Giuseppe Notarstefano, in quella che chiama la sua “non relazione conclusiva” -, ribadendo ciò che papa Francesco ha ridetto anche in occasione della recente Gmg di Lisbona: “Una Chiesa che si fa comunità accogliente dove ogni persona si sente a casa, accolta insieme alla personale ricerca del Signore”.
È anche per questo che – sottolinea il presidente Ac – “la proposta formativa dell’Ac prosegue il suo sforzo di rinnovamento con l’obiettivo duplice sia di tenere insieme i diversi territori e le molte anime del nostro Paese, le diverse età e condizioni di vita, le dimensioni di servizio e gli ambiti educativi, sia mettendosi a servizio della vita della Chiesa italiana tutta, che vuol dire capacità di cogliere prospettive e progetti comuni costruendo e alimentando alleanze con le altre aggregazioni laicali del Paese”.

Ac: una grande e bella realtà della nostra Chiesa e del Paese

Notarstefano ricorda che l’Azione cattolica è “una grande esperienza di condivisone, un modo bello di stare insieme. Che fa delle nostre realtà territoriali parti di una grande e bella realtà nazionale. Di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi. Come orgogliosi di noi sono i nostri vescovi, che anche in questi giorni hanno voluto ribadire come l’Ac sia per tutta la Chiesa una grande e bella scuola di sinodalità”. “Attenzione però – ammonisce il presidente Ac – bello non vuol dire idealizzare il proprio essere, ma responsabilizzare le energie positive dei tanti giovani adulti ragazzi che sanno sognare, che hanno una visione di futuro; un futuro che sa abbracciare e condividere. Una visione che tutti siamo chiamati a nostra volta ad accompagnare e sostenere”.

Come Bachelet abbracciamo e amiamo il nostro tempo

Come Vittorio Bachelet si fece carico del sogno di una Ac in grado di “sposare” il suo tempo attraverso un processo di rinnovamento e tante intuizioni, la principale: dare vita all’Acr, l’Azione cattolica dei ragazzi, “noi oggi – lo scandisce il presidente Notarstefano – siamo chiamati ad abbracciare il nostro tempo e ad amarlo per quello che è, con le sue sofferenze ma anche con la sua voglia di risposte e la sua sete di speranza.
Impariamo dunque ad andare oltre le sterilità delle facili quanto spesso inutili analisi solo fine a sé stesse e immergiamoci nella profondità dei problemi, nella storia delle persone, amandole e amando la concretezza delle loro vite”. Il presidente Ac chiede ai responsabili diocesani di Ac presenti in aula di “vivere il servizio associativo come occasione di accompagnamento alle persone, non lasciandole mai sole. Perché l’Ac si costruisce nel cuore e no nelle sacrestie”.

Non abbiamo un piano “B”, ma il piano “A”: educare le coscienze

“Vi lascio con tre sottolineature”, conclude il presidente Notarstefano, richiamando così anche il cammino che porterà alla XVIII Assemblea nazionale Ac, il prossimo aprile 2024:
anzitutto “portate con voi tutto quanto abbiamo vissuto in questi giorni, anche l’incompiutezza, e fate si che tutto ciò animi il nostro cammino assembleare; viviamolo come l’opportunità di rigenerare la nostra vita associativa. Un tempo di discernimento che accompagna e precede il nostro sogno di Chiesa in cammino”;
secondo, “noi non abbiamo un piano “B”, il nostro piano è quello di sempre: impegnarci a far crescere e maturare le coscienze, non conosciamo modo migliore di questo per prenderci cura della nostra democrazia;
infine, “coltiviamo il nostro amore per la pace. Continuiamo ad impegnarci per essa, perché la pace sia l’orizzonte di questo nostro tempo. Crediamo anche noi che con la guerra tutto è perduto, con la pace tutto è possibile. Dunque, continuiamo a dire con coraggio il nostro “no” alla guerra e alla logica tribale che la precede”.

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