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Tra le righe del Messaggio di Francesco al World Economic Forum 2024

Ingiustizie e conflitti sono sinonimi

Com’è possibile che nel mondo di oggi si muoia ancora di fame, si venga sfruttati, si sia condannati all’analfabetismo, si manchi di cure mediche di base e si rimanga senza un tetto? È la domanda al cuore del Messaggio inviato da papa Francesco al World Economic Forum 2024, svoltosi a Davos, in Svizzera, dal 15 al 19 gennaio. Una domanda non nuova, a rileggere i discorsi di papa Bergoglio. In un certo senso, l’interrogativo potrebbe titolare un intero capitolo del suo pontificato. In un mondo sempre più produttivo, sempre più ricco globalmente, perché solo la giustizia sociale non cresce? Perché i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri?

Un mondo sempre più lacerato e cieco

Eppure questa volta l’interrogativo, sottoposto ai partecipanti del Forum economico mondiale, pesa terribilmente di più. Ed è lo stesso Francesco a spiegarlo, anche a coloro che non hanno “occhi per vedere e orecchie per sentire”. Viviamo in «un mondo sempre più lacerato, in cui milioni di persone – uomini, donne, padri, madri, bambini – i cui volti sono per lo più sconosciuti, continuano a soffrire, non da ultimo per gli effetti di conflitti prolungati e di guerre vere e proprie».
Queste sofferenze – sottolinea Francesco, ripetendo la stessa riflessione condivisa nel Discorso al Corpo diplomatico presso la Santa Sede, nell’udienza del 8 gennaio – sono aggravate dal fatto che «le guerre moderne non si svolgono più solo su campi di battaglia ben definiti, né coinvolgono solo i soldati». In un contesto in cui sembra non essere più rispettata la distinzione tra obiettivi militari e civili, non c’è conflitto che non finisca in qualche modo per colpire indiscriminatamente la popolazione civile, intesa come i tanti che non possono mettersi al sicuro, in qualche angolo di mondo in pace, i tanti che non possono lasciare il poco o niente che possiedono.

Francesco: alla base dei conflitti ingiustizie mai affrontate

La speranza di papa Francesco è che i più ricchi e potenti, quelli che hanno il potere di farlo, un giorno tengano conto della «urgente necessità di promuovere la coesione sociale, la fratellanza e la riconciliazione tra gruppi, comunità e Stati, per affrontare le sfide che abbiamo davanti». Prima tra queste sfide è la pace. Quella a cui i popoli anelano «non può che essere frutto della giustizia», afferma il pontefice. Di conseguenza, per raggiungerla non serve solo «mettere da parte gli strumenti di guerra», bensì «affrontare le ingiustizie» alla base dei conflitti. Anzitutto la fame, «che continua ad affliggere intere regioni del mondo, mentre altre sono segnate da un eccessivo spreco di cibo». E poi: lo sfruttamento delle risorse naturali che continua ad arricchire pochi, lasciando intere popolazioni, spesso i naturali beneficiari di queste risorse, in uno stato di indigenza e povertà.

Non si può ignorare l’interdipendenza dei popoli

Come ignorare poi – denuncia papa Bergoglio – «il diffuso sfruttamento di uomini, donne e bambini costretti a lavorare per bassi salari e privati di reali prospettive di sviluppo personale e di crescita professionale». Fenomeni che non riguardano solo alcuni Paesi ma il mondo intero perché, sottolinea il pontefice, il processo di globalizzazione ha ormai dimostrato chiaramente «l’interdipendenza delle nazioni e dei popoli del mondo». E questo ha «una dimensione fondamentalmente morale, che deve farsi sentire nelle discussioni economiche, culturali, politiche e religiose che mirano a plasmare il futuro della comunità internazionale».

Francesco: serve una globalizzazione eticamente valida e lungimirante

La proposta di papa Francesco. In un mondo sempre più minacciato dalla violenza, dall’aggressività e dalla frammentazione, è dunque essenziale che gli Stati e le imprese si uniscano nella promozione di modelli di globalizzazione lungimiranti ed eticamente validi, che per loro natura devono subordinare la ricerca del potere e del guadagno individuale, sia esso politico o economico, al bene comune della nostra famiglia umana, dando priorità ai poveri, ai bisognosi e a coloro che si trovano nelle situazioni più vulnerabili.

Il ruolo di imprese e finanza

Nel messaggio, il papa concentra infine lo sguardo sul mondo delle imprese e della finanza che oggi operano in contesti economici sempre più ampi, dove «gli Stati nazionali hanno una capacità limitata di governare i rapidi cambiamenti delle relazioni economiche e finanziarie internazionali». Proprio per questo motivo le imprese devono essere «sempre più guidate non solo dalla ricerca di un giusto profitto, ma anche da elevati standard etici», soprattutto nei confronti dei Paesi meno sviluppati che «non dovrebbero essere alla mercé di sistemi finanziari abusivi o usurari».

… e uno sviluppo autentico e globale

Ciò che serve, secondo papa Francesco, è uno sviluppo «autentico» e «globale», «condiviso da tutte le nazioni e in ogni parte del mondo»; pena «il regresso anche in aree finora segnate da un costante progresso». Allo stesso tempo, «è evidente la necessità di un’azione politica internazionale» che si concretizzi in «misure coordinate» proprio per perseguire efficacemente gli obiettivi di pace e sviluppo. Per Francesco è dunque importante che le strutture intergovernative, dall’Onu al Ocse, dal WTO ai vari G7, G8 e G20, siano in grado di esercitare efficacemente le loro funzioni di controllo e di indirizzo nel settore economico, poiché il raggiungimento del bene comune è un obiettivo che esula dalla portata dei singoli Stati, anche di quelli dominanti in termini di potenza, ricchezza e forza politica.

Francesco: giovani riprendere lotte e conquiste del passato

Queste stesse organizzazioni internazionali sono chiamate – secondo papa Francesco – a «garantire il raggiungimento di quell’uguaglianza che è alla base del diritto di tutti a partecipare al processo di pieno sviluppo, nel rispetto delle legittime differenze». Un impegno che vale anche per ciascuno di noi, specie per i più giovani. Con le nuove generazioni Francesco è chiarissimo: «riprendere le lotte e le conquiste delle generazioni passate, puntando sempre più in alto». Perché «la bontà, insieme all’amore, alla giustizia e alla solidarietà, non si raggiungono una volta per tutte, ma devono essere realizzate ogni giorno».

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