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Intelligenza artificiale ed effetti su economia e società. Dal nuovo numero di Benecomune.net

Rivoluzione AI e crescita delle disuguaglianze

Foto Shutterstock
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(…) La questione economica fondamentale attorno all’Intelligenza artificiale (AI) può essere riassunta in questo modo. Nonostante la nostra inclinazione a pensare che il progresso tecnologico riduca o addirittura porti alla fine del lavoro sinora è sempre successo il contrario. Ogni ondata di progresso tecnologico ha aumentato la produttività, con esso la ricchezza e la domanda che si è riversata su nuovi settori, nuovi beni e nuovi mestieri. Complessivamente dunque i posti di lavoro aumentano (come è successo a livello mondiale negli ultimi anni) e come si prevede accadrà anche questa volta.

Rischio mismatch e politiche del lavoro

L’errore di prospettiva nasce dal fatto che un osservatore comune vede settori che diventano obsoleti ma non è in grado né di osservare direttamente né di calcolare la differenza tra posti creati e posti distrutti, differenza che è sempre positiva. Il rischio che invece corriamo seriamente è quello del mismatch, ovvero della compresenza di disoccupati e di posti di lavoro vacanti. Se per intenderci le dattilografe con il passaggio alla video scrittura non imparassero ad usare il computer osserveremmo tanti disoccupati e tanti posti di lavoro vacanti contemporaneamente.

Il problema del mismatch si affronta con politiche del lavoro che puntano con decisione alla qualificazione della manodopera in modo da favorire la loro riallocazione dai vecchi ai nuovi settori. Il PNRR nel settore lavoro punta chiaramente in questa direzione finanziando sia la creazione di piattaforme digitali in grado di incrociare in modo sofisticato domanda ed offerta sia tutti quei processi di formazione che favoriscono la riallocazione tra settori.

Crescita delle diseguaglianze e distribuzione del reddito

L’altro grande problema della rivoluzione dell’AI sarà la tendenza alla crescita delle diseguaglianze. Ad ogni fase di rivoluzione tecnologica infatti la nuova ricchezza creata dagli aumenti di produttività, a meno di serie e profonde politiche redistributive, si concentra nelle mani dei proprietari o degli azionisti delle nuove tecnologie e in quelle dei lavoratori ad alta qualifica e specializzazione capaci di utilizzarle (nel nostro caso lavoratori capaci di interagire ed addestrare robocolleghi). Questo ci spinge a pensare che la questione numero uno di politica economica dei prossimi anni sarà quella della distribuzione del reddito. Spesso quando si parla superficialmente di diseguaglianza si tende a pensare che essa sia in fondo un fenomeno positivo se non crea maggiore povertà. Se tutti crescono ma alcuni più di altri in fondo poco male.

Di fronte a quest’atteggiamento dobbiamo intanto rilevare che la diseguaglianza recente non ha seguito queste dinamiche ma ha creato una forbice nella quale molte più persone sono finite sotto la soglia di povertà. Con alcuni lavori di ricerca abbiamo inoltre dimostrato come la diseguaglianza e la sua percezione sia una delle determinanti della decisione di non votare e del complottismo, ovvero dell’adesione a teorie che ipotizzano che dietro le scelte politiche, la verità scientifica e le epidemie come il COVID ci sia un piccolo gruppo di potenti che manipola le vicende del mondo a proprio piacimento. Il complottismo che riguarda quasi un terzo degli europei crea effetti collaterali indesiderati come la sfiducia nelle istituzioni ed atteggiamenti di rancore che possono sfociare in violenza verso i capri espiatori ritenuti responsabili del complotto.

AI e necessità di politiche si redistribuzione ex post

È per questi motivi che la rivoluzione dell’AI deve essere accompagnata da politiche di redistribuzione ex post (fiscali progressive in un quadro di armonizzazione fiscale che scoraggi elusione ed evasione) e da politiche redistributive ex ante (accesso a sanità pubblica e a istruzione).
Per guardare al futuro migliore possibile dell’intelligenza artificiale in fondo bisogna guardare alla più grande conquista economica del nostro paese, il sistema sanitario nazionale dove la libertà di accesso alle cure si combina con una qualità tecnologica impressionante se guardiamo a punte di eccellenza come le sale operatorie nei migliori centri o a prodotti apparentemente banali come letti per piaghe antidecupido in terapia intensiva che capiscono dove sta il dolore del paziente e si sgonfiano e rigonfiano in diversi punti per generare sollievo e conforto.
Guardando al sistema sanitario nazionale, possiamo ottenere il meglio dell’AI quando le sue scoperte sono finalizzate a scopi positivi (in questo caso la salute) e il loro godimento è disponibile per tutti indipendentemente dal reddito non generando e non approfondendo dunque diseguaglianze. Un modello straordinario a cui tutte le applicazioni future d’intelligenza artificiale dovrebbero tendere.

Nuove tecnologie e intelligenza artificiale: rischi ed opportunità”: è il tema del nuovo numero della rivista online Benecomune.net, dedicato al bisogno di comprenderne le potenzialità ed i rischi dell’Intelligenza artificiale, senza demonizzare ma neppure senza enfatizzare. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di esercitare pienamente il nostro ruolo umano di costruttori di senso per cercare risposte alle tante domande che la tecnologia oggi ci pone.
 Il testo che vi proponiamo è un estratto dall’articolo “Intelligenza artificiale ed effetti su economia e società” dell’economista Leonardo Becchetti.

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