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Il Messaggio di papa Francesco per la XXXVIII GMG - 26 novembre 2023

Siate seminatori di speranza

Foto da Agensir.it
Foto da Agensir.it

Lieti nella speranza”: è un incoraggiamento ai giovani ma anche il tema della XXXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata nelle Chiese particolari di tutto il mondo domenica 26 novembre, Solennità di Cristo Re. L’espressione riprende un’esortazione di San Paolo rivolta alla comunità di Roma sottoposta a un periodo di forti persecuzioni (Rm 12,12). Dopo Lisbona 2023 dello scorso agosto e prima di Seul del 2027, ecco una tappa importante lungo il cammino che condurrà a vivere il Giubileo dei giovani nel 2025. Lo scorso martedì 14 novembre è stato reso noto il Messaggio di papa Francesco per l’occasione.
In un tempo in cui la speranza sembra assente, scrive Francesco, «Voi giovani siete la gioiosa speranza di una Chiesa e di un’umanità sempre in cammino», «Vorrei prendervi per mano e percorrere insieme a voi la via della speranza. Vorrei parlare con voi delle nostre gioie e speranze, ma anche delle tristezze e angosce dei nostri cuori e dell’umanità che soffre».

La gioia deriva dall’incontro con Cristo

La gioia, spiega il Papa, «non è il frutto dell’impegno umano, dell’ingegno o dell’arte. È la gioia che deriva dall’incontro con Cristo», «dal sapersi amati da lui». Cita le parole pronunciate da Benedetto XVI nella GMG di Madrid del 2011: la gioia deriva dalla «certezza proveniente dalla fede: io sono voluto. Ho un compito nella storia. Sono accettato, sono amato». E precisava: «In fin dei conti abbiamo bisogno di un’accoglienza incondizionata. Solo se Dio mi accoglie e io ne divento sicuro, so definitivamente: è bene che io ci sia. È bene esistere come persona umana, anche in tempi difficili. La fede rende lieti a partire dal di dentro».

Troppi i giovani afflitti dalla disperazione, dalla paura e dalla depressione

«La giovinezza è un tempo pieno di speranze e di sogni, alimentati dalle belle realtà che arricchiscono la nostra vita», scrive Francesco: «lo splendore del creato, le relazioni con i nostri cari e con gli amici, le esperienze artistiche e culturali, le conoscenze scientifiche e tecniche, le iniziative che promuovono la pace, la giustizia e la fraternità, e così via». Questo però non è per tutti denuncia il papa: «Purtroppo tanti vostri coetanei, che vivono esperienze di guerra, violenza, bullismo e varie forme di disagio, sono afflitti dalla disperazione, dalla paura e dalla depressione». La sua analisi: «Si sentono come rinchiusi in una prigione buia, incapaci di vedere i raggi del sole. Lo dimostra drammaticamente l’alto tasso di suicidi tra i giovani in diversi Paesi».

Il buon esempio dei testimoni di speranza

Tra gli esempi utili per vincere la depressione e sperimentare la gioia, il Papa cita il protagonista del film «La vita è bella», «un giovane padre che, con delicatezza e fantasia, riesce a trasformare la dura realtà in una specie di avventura e di gioco, e così regala al figlio “occhi di speranza”, proteggendolo dagli orrori del campo di concentramento, salvaguardando la sua innocenza e impedendo che la malvagità umana gli rubi il futuro». «Ma non sono solo storie inventate!», puntualizza Francesco: «È quello che vediamo nella vita di tanti santi, i quali sono stati testimoni di speranza pur in mezzo alle più crudeli cattiverie umane. Pensiamo a San Massimiliano Maria Kolbe, a Santa Giuseppina Bakhita, o ai Beati coniugi Józef e Wiktoria Ulma con i loro sette figli».

Mai confondere la speranza con il facile ottimismo

Attenzione: «La speranza cristiana non è facile ottimismo e non è un placebo per i creduloni: è la certezza, radicata nell’amore e nella fede, che Dio non ci lascia mai soli». E ancora: «La speranza cristiana non è negazione del dolore e della morte, è celebrazione dell’amore di Cristo Risorto che è sempre con noi, anche quando ci sembra lontano», assicura Francesco.
Allo stesso tempo e ancor di più attenzione perché: «Quando la scintilla della speranza è stata accesa in noi, a volte c’è il rischio che venga soffocata dalle preoccupazioni, dalle paure e dalle incombenze della vita quotidiana», spiega il Papa: «Ma una scintilla ha bisogno di aria per continuare a brillare e ravvivarsi in un grande fuoco di speranza. Ed è la dolce brezza dello Spirito Santo ad alimentare la speranza».

È la preghiera che alimenta la speranza

«La speranza è alimentata dalla preghiera», ricorda Francesco: «Pregando si custodisce e si rinnova la speranza. Pregando teniamo accesa la scintilla della speranza. Pregare è come salire in alta quota: quando siamo a terra, spesso non riusciamo a vedere il sole perché il cielo è coperto di nuvole. Ma se saliamo al di sopra delle nubi, la luce e il calore del sole ci avvolgono; e in questa esperienza ritroviamo la certezza che il sole è sempre presente, anche quando tutto appare grigio». «Quando le fitte nebbie della paura, del dubbio e dell’oppressione vi circondano e non riuscite più a vedere il sole, imboccate il sentiero della preghiera», l’esortazione di Francesco, perché «se non mi ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora», come scrive Benedetto XVI nella Spe salvi.

Uno stile di vita basato sulla speranza, anche sui social media

Ecco dunque l’invito di Francesco: «Prendiamoci ogni giorno il tempo per riposare in Dio di fronte alle ansie che ci assalgono». Scegliete «uno stile di vita basato sulla speranza». E fa una «proposta concreta: provate a condividere ogni giorno una parola di speranza» sui social media, dove «sembra più facile condividere cattive notizie che notizie di speranza».
«Diventate seminatori di speranza nella vita dei vostri amici e di tutti quelli che vi circondano”, l’esortazione finale: «A volte la sera uscite con i vostri amici e, se c’è buio, prendete lo smartphone e accendete la torcia per fare luce. Nei grandi concerti, migliaia di voi muovono questi moderni lumini al ritmo della musica, creando una scena suggestiva. Di notte la luce ci fa vedere le cose in modo nuovo, e perfino nell’oscurità emerge una dimensione di bellezza. Così è per la luce della speranza che è Cristo. Da lui, dalla sua risurrezione, la nostra vita è illuminata. Con Lui vediamo tutto in una luce nuova».

La speranza illumina il futuro

«Si dice che quando le persone si rivolgevano a San Giovanni Paolo II per parlargli di un problema – racconta Francesco – la sua prima domanda fosse: “Come appare alla luce della fede?”. Anche uno sguardo illuminato dalla speranza fa apparire le cose in una luce diversa. State vicino in particolare a quei vostri amici che magari in apparenza sorridono, ma che dentro piangono, poveri di speranza. Non lasciatevi contagiare dall’indifferenza e dall’individualismo: rimanete aperti, come canali in cui la speranza di Gesù possa scorrere e diffondersi negli ambienti dove vivete».

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