A Scuola di pace

Dal 18 al 20 novembre a Roma la terza edizione della School of peace promossa dall’ Istituto “G. Toniolo. Tema: “Le guerre e la pace ai confini dell’Europa”. Obiettivo: fornire chiavi di lettura dell’attuale fase internazionale, ma anche aiutare a comprendere quali scenari e strumenti di pace possono essere messi in campo per “costruire la pace”

L’Istituto Toniolo è stato fondato nel 2002 dando seguito a una doppia intuizione. La prima – e più importante – è quella del Beato Giuseppe Toniolo che nel 1917 scrisse una lettera a Benedetto XV per chiedere che il Santo Padre creasse un «Istituto cattolico di diritto internazionale» in grado di elaborare strumenti e organizzazioni giuridiche affinché non si ripetessero gli orrori della prima guerra mondiale. Ottantacinque anni dopo, l’idea del Toniolo fu messa in pratica dall’Azione Cattolica con la fondazione dell’attuale Istituto, in una fase in cui, all’inizio del XXI secolo e dopo gli attentanti dell’11 settembre 2001, si paventava il rischio di uno “scontro di civiltà” tra occidente e oriente.

“Le guerre e la pace ai confini dell’Europa”

Sono passati dunque vent’anni dalla fondazione dell’Istituto e, proprio per fare il punto sui conflitti in corso e gli scenari di pace, all’inizio di quest’anno avevamo immaginato di svolgere la nostra tradizionale Scuola dedicandola al tema: “Le guerre e la pace ai confini dell’Europa”.

Il tema era stato pensato prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina (24 febbraio); eravamo consapevoli che quel conflitto aveva avuto inizio ben prima, con l’invasione e l’annessione della Crimea del 2014. Inoltre lo scenario di guerra ai confini dell’Europa purtroppo non coinvolgeva e non coinvolge solo l’Ucraina: pensiamo alla guerra del Nagorno Karabakh, alla Siria, al Caucaso, all’Afghanistan, allo Yemen, alla Libia, all’Etiopia, al Sahel, dal Nord del Mozambico e a molti altri luoghi da cui provengono le grida di dolore di popoli oppressi dalle guerre. Si tratta di scenari di conflitto che hanno correlazioni talvolta non evidenti o non messe in luce, ma che – come ricorda spesso Papa Francesco – costituiscono il preludio di una terza guerra mondiale.

Imbarbarimento nel dialogo tra i popoli e del linguaggio diplomatico

Assistiamo a un lento scivolamento verso una sorta di barbarie nel dialogo tra i popoli e del linguaggio diplomatico: dal diritto al potere di fatto, dal disarmo alla minaccia dell’uso degli armamenti nucleari. Si tratta di un arretramento complessivo di quell’articolata serie di strumenti che faticosamente erano stati messi in campo dalla diplomazia e dalle organizzazioni multilaterali per preservare la pace.

Di fronte a questo scenario – reso ancor più fosco dalla guerra in Ucraina – sentiamo la necessità di tornare alle radici dell’impegno dell’Istituto: offrire momenti di formazione alla pace e provare a dare un contributo affinché il diritto – e non la forza – possa regolare la pacifica vita dei popoli. Questo contributo ci è richiesto dalla storia: non possiamo rimanere indifferenti a quanto sta avvenendo; dobbiamo essere audaci e creativi per immaginare una strada diversa rispetto a quella che ci sta portando, giorno dopo giorno, sull’orlo di una catastrofe irreparabile.

Diventare «artigiani di pace»

La nostra tradizionale School – che si volgerà a Roma dal 18 al 20 novembre – si colloca in questo percorso. Abbiamo chiesto a esperti e amici dell’Istituto di offrirci delle chiavi di lettura dell’attuale fase internazionale, ma anche di aiutarci a comprendere quali scenari e strumenti di pace possono essere messi in campo (è possibile consultare il programma completo dell’incontro e le modalità di iscrizione a questo link: https://azionecattolica.it/incontri/summer-school-2022/). Per questo abbiamo pensato la Scuola suddividendola in quattro sessioni di lavoro: una dedicata alla comprensione dei conflitti; una sulle conseguenze umanitarie, sociali e politiche della guerra; ci impegneremo poi, mediante dei workshop e grazie alla presentazione delle iniziative in corso, a progettare insieme strumenti che possano concretamente costruire la pace.

Raccogliendo l’invito di Papa Francesco, desideriamo che questo momento formativo sia un’occasione di incontro per tutti coloro che desiderano essere «artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia» (Fratelli tutti, n. 225).

Andrea Michieli e direttore dell’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”

Autore articolo

Andrea Michieli