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Il libro di Giuseppe Notarstefano

Nessuno si salva da solo

Attraversare. Visioni. Processi. Sete. Germogli. La città che sale. Sei parole in cerca di cielo e di terra, di relazioni e Assoluto, preghiera e politica, sorriso e fraternità. Sei parole che ci aiutano a una lettura della realtà senza per questo nascondere fragilità, percorsi di crisi, transizioni e domande sul futuro. Perché nessuno si salva da solo.

Ci prova, con un linguaggio colto e allo stesso tempo popolare, Giuseppe Notarstefano nel suo Verso Noi. Prendersi cura della vita di tutti, in uscita per l’Editrice Ave (il libro è stato presentato in anteprima all’Incontro delle Presidenze diocesane di Ac a Castel Gandolfo con la partecipazione di Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli e Iacopo Scaramuzzi, giornalista de La Repubblica). Un titolo che evoca percorsi di cura associativi – Notarstefano è dal maggio del 2021 presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana –, ma, anche, allo stesso tempo, una riflessione laica – insegna alla Lumsa di Palermo Statistica economica, e tanta passione per il “sociale” e i modelli di sviluppo integrale –, destinata a un pubblico più vasto, sul futuro di questo nostro Pianeta che vorremmo desiderarlo più abitabile.

Attraversare

Un libro che è un lento, ma inesorabile, attraversamento verso la transizione epocale che stiamo vivendo. Non avendo paura delle sfide del nostro tempo, guardandole bensì con occhio benevolo e colmo di speranza. Il mondo, d’altronde, è più globalizzato. Ha prodotto accelerazioni e rallentamenti, convergenze e divergenze, concentrazione e dispersione. «La mobilità – scrive Notarstefano – diventa così una delle metafore più pregnanti di questo “cambiamento d’epoca”: in essa riconosciamo quel senso di precarietà del vivere che caratterizza la vita quotidiana di molte persone. Pensiamo ad esempio all’incertezza economica che condiziona le possibilità di accedere a un lavoro degno e alla possibilità di costituire una famiglia, di mettere al mondo dei figli e di immaginare scelte che si aprono con fiducia al futuro». Ci sentiamo tutti più vulnerabili,: la pandemia, la guerra, la crisi energetica, i cambiamenti climatici.

In questo scenario turbolento, scopriamo però delle novità interessanti. La scienza e la tecnologia avanzano, la cultura dei diritti e delle istanze democratiche crescono, una vita più sostenibile è presa d’esempio dalle giovani generazioni.

Un’anima alla transizione

Occorre trovare un’anima alla transizione. C’è, ad esempio, nel programma di azioni “per il pianeta, le persone e la prosperità” voluto dalle Nazioni Unite per dar seguito a quel sistema di soft law rappresentate dagli Obiettivi del Millennio, e varato proprio all’indomani della pubblicazione della Lettera enciclica di papa Francesco sulla “ecologia integrale”, la Laudato si’. Si parte proprio da qui, riconosce Notarstefano. Dalla lettura di questi due testi che stimola quanti si sentono ingaggiati nell’opera di dare un’anima alla transizione, perché essa possa trainarci verso una trasformazione radicale.

Il Signore dorme a poppa

In questa transizione abbiamo la certezza della vicinanza di un Dio che abbraccia, sorride, accarezza, tende la mano. Con un’efficace descrizione, il Signore dorme a poppa, tranquillo e presente. «Tranquillo perché si fida di noi, della nostra capacità di governare la barca, di farlo insieme innescando meccanismi di collaborazione e di fiducia reciproca, sostenendoci vicendevolmente, resistendo alla tentazione di credere che la nostra salvezza sarà individuale e che quando essa arriverà, ciò avverrà per tutti e con tutti». 

Nessuno, appunto, si salva da solo. Il Signore dorme a poppa. È presente e si fida di noi, si fida del “noi”.

Visioni

Occorre allora elaborare nuove visioni, che facciano nuovamente respirare il futuro nelle scelte delle persone e delle organizzazioni. Se abbiamo la pazienza di guardare con occhi nuovi, è possibile anche sorprendersi. Forse è tempo di osare di più, di essere più generativi. 

Processi, sete, germogli

Nel cammino in mezzo la transizione scopriamo le tante iniziative che prendono forma in modo originale e vitale anche in contesti marginali o molto lontani dalla routine delle nostre comunità. Notarstefano, riferendosi all’Ac, pensa «ai percorsi condivisi con le persone che vivono in carcere periodi di restrizione della propria libertà. Ma anche una crescente sensibilità nell’associazione a favore di pratiche di inclusione e non discriminazione, perché né la diversa abilità, né la cittadinanza, né l’orientamento sessuale diventino motivi di esclusione e allontanamento dalla vita dei nostri gruppi e delle comunità. Stiamo imparando a chiamarci di più per nome, a riconoscere l’originalità di ciascuno, cercando di guardarci proprio come ci guarda il Signore, ad accoglierci e a volere il bene dell’altro prima di tutto e poi anche ad affrontare la fatica del camminare insieme, che spesso ci chiede di trovare un passo che vada bene a tutti e che ci permetta di non perdere nessuno».

La città che sale

La città che sale, allora, che cresce e si espande, diventa attrattiva per ogni uomo e ogni donna di questo Pianeta. Non più e solo percorsi affrettati, individualistici, consumistici e allo stesso tempo fragili. C’è tempo, e spazio, per ritrovare una visione di “ben-vivere” per le nostre città, dove la ricerca di senso dell’esistenza trovi spazio in una pratica quotidiana di amicizia sociale, riconoscimento reciproco delle differenze, inclusione e condivisione in ogni dimensione della vita pubblica. 

Questa è, in fondo, la città che sale. La città dei sogni possibili e della solidarietà diffusa, dimora dei progetti condivisi e della convivialità delle differenze.

Un libro tutto da gustare, che ci invita a vivere “meglio” la città che sale. Se non ora, quando?

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