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Agenda Onu 2030 e vita quotidiana

Clima. Ultima chiamata

foto: Pixabay
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Clima, ultima chiamata. Per una attimo – ma solo per un attimo – dimentichiamoci dell’Agenda 2030 dell’Onu sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, dei suoi numeri insostenibili per le nostre comodità consumistiche, e però preoccupanti per l’intero Pianeta.

Facciamo conto sull’evidenza empirica. Quando l’inverno era inverno e l’estate era estate. Quando le stagione intermedie c’erano, eccome. E i climatizzatori non superavano per numero le antenne tv delle case. La canottiera bianca dei nostri nonni e genitori (per chi ha qualche anno in più) immortalata dal neorealismo del cinema italiano, e l’asciugamano sempre a portata di mano, soprattutto in automobile. Trent’anni fa i condizionatori non esistevano, appunto.

Il clima impazzito

Partiamo dal recente passato, per arrivare a oggi. Il clima è impazzito. “Troppo”, dicono gli esperti di meteo, che spesso fanno un po’ i furbacchioni per qualche click pubblicitario in più. “Senz’altro, ma dobbiamo subito provvedere”, ribattono gli scienziati.

Eppure qualcosa sta avvenendo di serio al “nostro” clima se siccità e alluvioni si danno il cambio a una velocità impressionante. Se le nostra città “infernali” scoppiano di caldo, di afa equatoriale, di umidità opprimente. Se non respiriamo più come prima, presi d’assalto dallo smog cittadino. Se i mari avanzano, i fiumi straripano, le coste indietreggiano, la terra frana, gli alberi tolgono il disturbo a causa dalle tempeste di vento improvvise e impetuose, i ghiacciai si sciolgono. E persino i borghi montani hanno poche riserve di acqua potabile.

Ci avevano detto che i camini a legna inquinavano.  E li abbiamo sostituiti con il gas metano.

Ci avevano detto che le vecchie caldaie non andassero più bene, e avanti con quelle a condensazione.

Ci avevano consigliato il pellet, ultima frontiera di energia pulita. Macché, maledetto pulviscolo. Senza sapere che, a causa dei rincari dovuti alla guerra, un sacchetto di pellet costa ormai quanto la carne.

Ultima scoperta della casa green? I climatizzatori a pompa di calore. Tutti dovremmo averli. In tutte le case. In tutti gli uffici. Dappertutto. Ovunque. Forse un giorno persino in fantomatici bivacchi casarecci in riva al mare. Perché, così dicono, un impianto a pompe di calore ad alta efficienza non utilizza combustibili fossili e in questo modo si riduce l’emissione di anidride carbonica che danneggia clima e ambiente.

La rivoluzione green con i pannelli solari? Giustissimo. Peccato che burocrazia e costi fanno sì che installare un pannello solare sia più difficile che costruire una casa.

Gli Obiettivi Onu

Dimentichiamoci degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030, che sono 17 – ma solo per un attimo – e di quelle “noiose” e allo stesso tempo terribili statistiche che li accompagnano. Eppure, l’Obiettivo 6 – Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienici per tutti – ci dice che l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base è un diritto umano e, insieme all’acqua come risorsa, rappresenta un fattore determinante per tutti gli aspetti dello sviluppo sociale, economico e ambientale. L’acqua significa protezione e riabilitazione di ecosistemi legati all’acqua, tra cui montagne, foreste, zone umide, fiumi e laghi. 

Dicono, sempre all’Onu, che l’Obiettivo 13 – Adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze – rappresenti una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile. I mutamenti del sistema climatico globale dovuti al riscaldamento dell’atmosfera terrestre compromettono le basi esistenziali di ampie parti della popolazione nelle regioni meno sviluppate, e anche in quelle più sviluppate. Il cambiamento dei cicli delle precipitazioni e delle temperature interessano inoltre ecosistemi, come ad esempio i boschi, le superfici agricole, le regioni montane e gli oceani nonché le piante, gli animali e le persone che vi vivono. A livello mondiale le emissioni di anidride carbonica (Co2) sono aumentate di oltre il 50 per cento tra il 1990 e il 2012 (ah…maledette statistiche, ci risiamo).

Perché, poi, in fondo, anche l’Obiettivo 14 – Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine – lo sentiamo un po’ distante. Però, a pensarci bene… non è che all’Onu hanno ragione?

E infatti… 

Infatti l’inquinamento e lo sfruttamento eccessivo degli oceani causano un numero sempre maggiore di problemi, come il pericolo acuto per la diversità delle specie, l’acidificazione dei mari e l’aumento dei rifiuti di plastica. Oltre alla pesca e allo sfruttamento a livello industriale delle risorse marine, anche i mutamenti climatici sono causa di una pressione sempre maggiore sugli ecosistemi. La popolazione mondiale in continuo aumento sarà in futuro ancora più dipendente dalle risorse dei mari.

E così scopriamo come l’Obiettivo 15 – Proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire in modo sostenibile le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e invertire il degrado dei suoli e fermare la perdita di biodiversità – sia più vicino ai nostri problemi di quanto immaginassimo.

Clima. Ultima chiamata

Clima, ultima chiamata. Ormai un dato di fatto. E allora? Che fare? La saggezza degli anziani, insieme a qualche filosofo illuminato e al magistero di papa Francesco, ci hanno sempre consigliato di attuare quello che, in termini moderni, chiamiamo consumo equo e consapevole.

Cominciamo da lì. Dalle scelte sulle piccole cose. Dalla nostra casa, il nostro terrazzo, la nostra automobile. E pian piano adeguare lo stile di vita e di consumo al microcosmo urbano, al borgo lontano, alle periferie disagiate.

E immaginare futuro diverso. Chiedendo alla politica il coraggio del fare. Per uscire quanto prima dal profondo di un tunnel che la parola “clima” lo ammorbidisce solo un po’.

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