Agenda 2030? Per l’ASviS c’è ancora molto da fare

Gianni Bottalico, Responsabile enti territoriali di ASviS, commenta il “Rapporto sui Territori”, e il posizionamento degli enti locali rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Come ci stiamo preparando al futuro? È questa la domanda principale che muove la seconda edizione del Rapporto sui Territori, a cura dell’ASviS (l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), presentato lo scorso  2 dicembre, uno strumento che ha lo scopo di misurare il posizionamento degli enti locali rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Uno strumento importante per comprendere se e in che misura le diverse aree del Paese si stanno muovendo su un sentiero orientato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale, a soli 9 anni dalla scadenza fissata dal piano d’azione delle Nazioni unite, firmato da 193 Paesi, Italia compresa.

Oltre ai dati statistici e alle buone pratiche mese in campo da attori istituzionali e non, il Rapporto offre anche un focus sulle disuguaglianze territoriali in Italia, con particolare attenzione al Sud e alle aree interne, e presenta le proposte elaborate dall’ASviS per indirizzare il percorso di ripresa in una logica di sviluppo sostenibile. 

Alcuni dati. Aumentano le disuguaglianze economiche, ambientali e sociali: l’Italia deve accelerare sullo sviluppo sostenibile. Nonostante sempre più Regioni, Province e Città metropolitane stiano pianificando le loro strategie per lo sviluppo sostenibile, l’Italia è ancora lontana dal raggiungimento dell’Agenda 2030 dell’Onu.

«Le valutazioni confermano il forte ritardo, aggravato dalla crisi pandemica, verso l’attuazione dell’Agenda 2030 ed evidenziano come in molti casi le disuguaglianze economiche, sociali e ambientali siano in aumento nel nostro Paese». A dirlo è Gianni Bottalico, Responsabile dei rapporti con gli enti territoriali di ASviS, che evidenzia però: «se facciamo un’analisi più approfondita dei dati vediamo come ci sia una tendenza al positivo riguardo il “dinamismo” degli enti territoriali. A livello regionale c’è un certo movimento di tendenza verso gli Obiettivi, e bisogna certo lavorare molto per realizzarli. Poi direi anche un’altra cosa: in questo dinamismo della società civile, dei corpi intermedi, vedo molto bene il ruolo dell’associazionismo. L’Azione cattolica italiana, le Acli, ad esempio, possono fare molto, e in realtà lo stanno già facendo, per realizzare quello che papa Francesco indica come la conversione del cuore».

Un’altra urgenza è data dal modo in cui possiamo sfruttare al meglio il Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza. Per Bottalico, «le urgenze sono ancora la qualità dell’aria e del suolo e il modo in cui consumiamo questo suolo e questa aria. Sfidante per il territorio è cogliere questa occasione per cambiare le infrastrutture, affinché riusciamo a convertire i nostri modelli di sviluppo in azione concrete e reali di nuovo sviluppo sostenibile. Sono tante le proposte dell’ASviS. Tra queste, le più urgenti riguardano l’elaborazione di una strategia territoriale nazionale e di una legge-delega per la rigenerazione urbana; e, per i trasporti, l’acquisto esclusivo di mezzi elettrici per le aree urbane e a idrogeno verde o biometano per le tratte interurbane».

Ma com’è, dunque, la situazione a livello regionale e delle Province autonome?  Oltre l’80% delle Regioni e delle Province autonome ha già raggiunto o mostra un trend positivo per quanto riguarda le coltivazioni biologiche; oltre il 60% ha centrato o mostra andamenti favorevoli per la riduzione dei tempi della giustizia; più del 50% registra trend promettenti per la diminuzione della mortalità e dell’abbandono scolastico.

Si registrano, viceversa, andamenti negativi in circa il 50% delle Regioni e delle Provincie autonome per la disuguaglianza del reddito disponibile. Inoltre, il 60% dei territori non raggiungerà i Target relativi alle energie rinnovabili, all’incremento del tasso di occupazione, all’aumento della spesa per ricerca e sviluppo e alla riduzione dei rifiuti prodotti; più dell’80% dei territori registra un allontanamento o un andamento negativo per quanto riguarda l’efficienza delle reti idriche, la riduzione della quota di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) e delle emissioni di gas serra; oltre il 95% dei territori presenta un andamento negativo per l’efficienza energetica, mentre nessuna Regione o Provincia autonoma segna trend positivi per le aree marine protette e la riduzione del consumo di suolo.

Per l’ASviS, dunque, c’è da lavorare molto. Ma la strada intrapresa, soprattutto dai territori, pare sia quella giusta. Il “dinamismo” c’è. Bisogna solo crederci un po’ di più.

Autore articolo

Gianni Di Santo