Superare il confronto elettorale

A distanza di ormai una settimana dalle elezioni politiche, vogliamo provare a innescare alcune semplici riflessioni riguardo la campagna elettorale, il voto e le reazioni a caldo del Paese.

A distanza di ormai una settimana dalle elezioni politiche, vogliamo provare a innescare alcune semplici riflessioni riguardo la campagna elettorale, il voto e le reazioni a caldo del Paese.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a dibattiti e dichiarazioni che hanno coinvolto argomenti di ogni genere: il prezzo del gas, l’uso del nucleare e l’immigrazione sono stati alcuni dei temi più discussi da parte di politici ed elettori. In fondo alla lista delle priorità, invece, si posiziona la scuola, che ancora una volta risulta essere di secondaria importanza. 

Allora, come può un paese costruire il proprio futuro senza porre al centro la scuola? Il nostro sistema scolastico presenta molte criticità. La questione della formazione e dello stipendio degli insegnanti, l’edilizia e la dispersione scolastica sono delle urgenze per le quali serve mettere in campo dei progetti seri e tempestivi. Non bisogna, inoltre, dimenticare l’attenzione al benessere psicologico degli studenti e al diritto allo studio.

La riflessione sulla scuola non può esaurirsi nel dibattito circa l’utilizzo o meno delle mascherine e su come applicare le norme covid. La scuola necessita di un ruolo da protagonista nel nostro Paese per poter formare al meglio cittadine e cittadini e per aiutare ciascuno studente e studentessa a dare significato al proprio futuro.

Risulta particolarmente preoccupante anche il dato sul calo dell’affluenza: ha votato il 63,9% degli aventi diritto di voto, il 9% in meno rispetto al 2018, ovvero circa 4 milioni e mezzo di elettori hanno scelto di non votare. Tuttavia, il confronto con le politiche del 2018 offre solo uno sguardo parziale sul fenomeno: la partecipazione al voto prima del 2013 non è mai scesa sotto l’80%.

Il mondo della politica può ripartire proprio da qui: perché così tante persone scelgono di non scegliere per i propri rappresentanti in Parlamento? Ad ogni tornata elettorale stiamo registrando nuovi record negativi,possiamo permetterci che questo calo sia progressivo e sempre maggiore?

L’astensionismo dilagante è una questione serissima e bisogna analizzarne le cause. Non può essere solo un problema di date. Forse si tratta di linguaggi? Di programmi? Dei candidati? Probabilmente non esiste una causa univoca e il problema della partecipazione va affrontato seriamente e con responsabilità da tutte le forze politiche 

Sicuramente non è bastato estendere ai 18enni la possibilità di votare per il Senato e, soprattutto, non si è data attenzione alla questione degli elettori fuorisede: circa 5 milioni di persone che spesso non possono permettersi di tornare a casa per votare. Non basta la promozione sui prezzi dei biglietti, è necessario, invece, in un’Italia sempre più collegata e interconnessa, permettere ad un fuorisede di votare dal luogo in cui vive, senza doversi spostare. 

I risultati delle votazioni sono stati netti e hanno visto la vittoria della coalizione di centrodestra. Non è né nostro compito analizzare la vittoria di questa parte né nostra volontà prendere una posizione in merito. 

Vogliamo però sottolineare che, in un Paese democratico, il risultato delle urne non può essere messo in discussione e va, anzi, rispettato. 

Ci riferiamo sicuramente al caso particolare del liceo Manzoni di Milano, che è stato occupato dagli studenti per via dell’esito elettorale. La manifestazione di un dissenso in merito ad una tematica scolastica oppure a questioni ambientali e sociali è assolutamente legittima. Ciò che, invece, non è legittimo, e non deve diventarlo, è manifestare contro la vittoria di un partito alle elezioni. Un’azione di questo tipo coincide con il manifestare contro la scelta di milioni di cittadini e quindi manifestare contro la democrazia. 

Democrazia non è solo esprimere la propria opinione liberamente ma è anche rispettare quella di altre persone, anche quando è diversa dalla nostra. 

Rivolgendoci alle studentesse e agli studenti del liceo Manzoni sentiamo di suggerire che la migliore risposta alla vittoria di un partito non può essere il blocco delle attività scolastiche. Al contrario, la reazione che possiamo dare, da studenti e studentesse, è scendere in campo nel concreto, portando una voce credibile e competente che sia al servizio di tutti, pur esprimendo un disagio. Possiamo progettare e condividere alternative serie e responsabili e occupare sapientemente gli spazi di partecipazione che la Scuola ci mette a disposizione. 

All’inizio di questa legislatura, come studenti e studentesse, ci sentiamo interpellati dal desiderio di una Politica con la P maiuscola, cioè capace di ascolto e di decisioni consapevoli e mirate. A partire dalla scelta del nuovo Ministro dell’Istruzione, ci auguriamo che la competenza e la disponibilità al dialogo siano messe al primo posto. La nostra speranza è che il nuovo governo sia vicino alle esigenze e alle visioni di noi giovani, attento a mettere in campo proposte serie e capace di lasciare il segno in ambito di sviluppo digitale,  ambientale e soprattutto sociale. 

Autore articolo

Giovanni Boriotti