Atomica. L’ultimo tabù prima dell’apocalisse

Scenari da Dottor Stranamore e Wargames che pensavamo appartenessero alla fantasia dei cineasti appaiono drammaticamente prossimi. L’ultimo tabù, l’uso dell’arma atomica, rischia di crollare mentre in Ucraina il conflitto diventa sempre più guerra mondiale

«Mi rivolgo al presidente della Federazione Russa supplicandolo di fermare per amore del suo stesso popolo questa spirale di violenza e di morte»: così Papa Francesco all’Angelus di domenica 2 ottobre. Il Pontefice ha sottolineato che la comunità internazionale e i paesi che svolgono un ruolo esterno rispetto alla crisi scatenata dall’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia devono «fare di tutto per promuovere la causa della pace senza lasciarsi coinvolgere in una escalation» che potrebbe essere nucleare. Bisogna, al contrario, «ricorrere a tutti gli strumenti della diplomazia». Poi parlando al leader ucraino: «Rivolgo un fiducioso appello al Presidente Zelensky affinché sia aperto a serie proposte di pace».

Come un treno in corsa senza macchinista

L’accorato appello lanciato da Papa Francesco interpreta la ormai diffusa e fondata preoccupazione che il conflitto in corso in Ucraina si trasformi in una guerra mondiale aperta, e non più per procura, tra Stati Uniti e Russia. Con il sempre più probabile ricorso alle armi atomiche. Abbattendo così l’ultimo tabù, quello definitivo, di un’umanità che somiglia sempre più a un treno senza macchinista in marcia inesorabile verso l’apocalisse. Il tabù nucleare resiste – ricordiamolo – dal 9 agosto 1945, quando gli Stati Uniti fecero il bis di Hiroshima distruggendo Nagasaki e la resistenza dei giapponesi con Fat Man, la seconda e ultima bomba nucleare utilizzata in un conflitto.

Scenari da Dottor Stranamore e Wargames che pensavamo appartenessero alla fantasia dei cineasti. Evidentemente non è più così. In queste settimane è tornato a circolare lo studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Princeton sviluppato nel 2019: una simulazione sui possibili danni provocati da una guerra nucleare tra Stati Uniti (alleata con i Paesi Nato) e Russia. Il modello, basato sulla reale dotazione nucleare e sugli obiettivi militari, prevede che in poche ore si potrebbe arrivare a 34,1 milioni di morti e 55,9 milioni di feriti, senza contare le vittime legate agli effetti delle armi nucleari dopo le esplosioni. Il finale: la fine dell’umanità. L’anno zero.

La partita in gioco va oltre l’Ucraina

Il solo pensiero, la sola ipotesi che questo possa accadere è terrificante. Ecco perché quello che preoccupa non è solo il tono minaccioso delle dichiarazioni di Putin ma anche le parole (tutt’altro che pacifiche) degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che sembrano voler dare una lezione a Putin più che cercare la pace; dimenticando che la partita in gioco va oltre l’Ucraina e che niente può giustificare il sacrificio di milioni di vite umane, e soprattutto il rischio di cancellare ogni segno di vita su questo pianeta.

«L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi», scriveva Albert Einstein. E invece la trappola è stata costruita, anzi ne sono state costruite decine di migliaia. Mai come oggi – dalla crisi dei missili di Cuba dell’ottobre del 1962 o all’abbaglio preso da Boris Eltsin, che scambiò un esperimento scientifico norvegese per un attacco nucleare – il mondo si trova sull’orlo del precipizio. Ignorare tutto questo è colpevole. Dimenticare che la Russia è una potenza nucleare è da sconsiderati. Mettere l’“orso” all’angolo nella speranza che rinsavisca o si spaventi è illusorio e pericoloso.

Il ruolo dei costruttori di pace è fondamentale

Ha ragione Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, quando – presentando su Avvenire la proposta “Sette passi per una pace giusta e duratura (non solo) in Ucraina” – scrive: «Forse l’ostacolo maggiore per una pace negoziata è la paura della negoziazione stessa. I politici e i capi di governo, infatti, temono di essere percepiti dalle rispettive constituencies o come pacifisti ingenui oppure come opportunisti con secondi fini. Ecco perché, in una situazione come l’attuale, il ruolo dei costruttori di pace è fondamentale. La mobilitazione della società civile internazionale tesa a dare vita a una “Alleanza per la Pace” è oggi, una iniziativa urgente e altamente meritoria». Ebbene, poco o tanto che sia, è almeno quello che ciascuno di noi può fare, da subito.

Autore articolo

Antonio Martino