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Mons. Giuliodori: «con papa Francesco il 22 aprile in Aula Paolo VI»

Sulle orme della beata Armida Barelli

Aiutare tutti a diventare santi! È questo il più grande desiderio che ha animato la vita e l’impegno educativo di Armida Barelli. A tutti rivolgeva l’invito a diventare santi e per tutti si impegnava con la preghiera e con le opere affinché lo divenissero davvero. Nessuno escluso: da padre Agostino Gemelli a tutte le aderenti alla Gioventù femminile di Azione cattolica fino alle compagne consacrate con lei nella nuova forma di vita che diventerà l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità. Il fine ultimo di ogni sua attività era la santificazione di coloro di cui si prendeva cura e verso cui rivolgeva il suo instancabile slancio apostolico (cfr. M. Sticco, Armida Barelli. Una donna tra due secoli,Vita e Pensiero, Milano 20213, pp. 687-733).

La beatificazione una gioia per tutti

Non si preoccupava tanto per la sua santificazione quanto piuttosto per quella degli altri. Ma proprio per questo il premio più appropriato per questa sua opera così preziosa, e certamente molto fruttuosa, non poteva che essere la sua stessa santificazione. È stata una grande gioia per tutti coloro che ancora oggi raccolgono il frutto del suo lavoro aver potuto partecipare il 30 aprile del 2022 nel Duomo di Milano alla sua beatificazione. Ha visto così coronato il proprio impegno anche il Comitato promotore composto dalle realtà più importanti che la Barelli ha contribuito a fondare e a far crescere: la Gioventù femminile di Azione cattolica, l’Università cattolica del Sacro Cuore e l’Istituto secolare delle Missionarie della Regalità.

Durante la preparazione dell’evento della beatificazione, in occasione della sua celebrazione e poi nei mesi successivi si è registrato un crescente interesse attorno alla figura di Armida Barelli. Si sono moltiplicati convegni, incontri, mostre, ricerche, pubblicazioni. Un crescendo di interesse per molti versi sorprendente. Una riscoperta comunque doverosa e quanto mai utile anche per l’attualità del suo messaggio e della sua testimonianza. Si è cominciato così a porre rimedio a quell’oblio in cui la sua figura era caduta, un po’ per il passar del tempo, un po’ per una certa distrazione della storiografia corrente e un po’ per una non adeguata cura della memoria da parte delle realtà scaturite dalla sua fede e dalla sua passione educativa.

L’udienza del 22 aprile

Contribuirà certamente ad accrescere l’attenzione verso la figura e l’opera di Armida Barelli, a un anno dalla beatificazione, il dono preziosissimo dell’udienza concessa da papa Francesco agli enti promotori della causa il prossimo sabato 22 aprile in Aula Paolo VI. La sorprendente adesione, che in pochi giorni ha quasi esaurito i posti disponibili, testimonia quanta gratitudine sentiamo di dover esprimere al Signore per il dono che ha fatto alla sua Chiesa con la beatificazione di Armida Barelli. Lo faremo guidati da papa Francesco che ha voluto proporla a tutti come modello di santità. Ci sono aspetti della figura di Armida Barelli che meritano di essere meglio conosciuti e approfonditi sia in ambito ecclesiale sia in ambito civile. Le sue molteplici opere, infatti, sono state per molti versi rivoluzionarie e profetiche. 

La valorizzazione delle donne

Mentre oggi parliamo del ruolo e della valorizzazione della donna nella Chiesa, la Barelli aveva già, in tempi ben diversi dai nostri, un mandato dal Santo Padre che la portava a interfacciarsi, a volte in modo anche dialettico, con l’episcopato di tutto il Paese e ad avere una responsabilità sul versante educativo e dell’evangelizzazione che non aveva uguali nello scenario ecclesiale del tempo. Un’azione che ha avuto anche numerosi e fondamentali risvolti sociali. L’impegno per la formazione universitaria delle ragazze così come la mobilitazione di milioni di donne nella formazione ecclesiale non meno che in quella civile, sono stati contributi decisivi per lo sviluppo del Paese tra le due guerre mondiali. Inoltre, la capillare promozione sociale e culturale delle giovani ha contribuito a far prendere coscienza a gran parte delle donne italiane del loro ruolo e dei loro diritti, incluso quello del voto elettorale, soprattutto nel momento decisivo della rinascita del Paese dopo la seconda guerra mondiale.

Testimone di santità laicale

La beata Armida Barelli, oltre ad essere un faro per il cammino di fede e un’autentica testimone di santità laicale, ha ancora molto da insegnarci anche per affrontare le sfide del tempo presente. Per questo l’appuntamento del 22 aprile più che un momento per ricordare sarà un’occasione per rimetterci in cammino e rinnovare il nostro impegno sulle orme di Armida Barelli la cui testimonianza – come scrive papa Francesco –: «segna un passaggio decisivo nella visione del laicato: non più una condizione di minorità, ma la scoperta di come quel vissuto laicale, all’interno del popolo di Dio, sia la strada per vivere la santità» (Prefazione al volume di E. Preziosi, La zingara del buon Dio, San Paolo, Milano 2022, p. 9).

*con questa riflessione su Armida Barelli, mons. Claudio Giuliodori firma il primo articolo per il sito in qualità di assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana e della Università cattolica del Sacro Cuore

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