Beata Armida, prega per noi

Sabato 30 aprile è stata beatificata, nel Duomo di Milano, Armida Barelli. Tutta l’Ac è in festa

Duemila persone sono nel Duomo di Milano in questo giorno di gioia e ringraziamento. Sono qui per la beata Armida Barelli. C’è tutta l’Azione cattolica italiana, quella ambrosiana, una rappresentanza nazionale, e anche l’Ac proveniente da moltissime diocesi dove Armida Barelli ha seminato segni di Vangelo. Ma c’è anche un popolo cattolico che ha  avuto a che fare con la Barelli, l’Università cattolica del Sacro Cuore, per esempio, e tanti altri. E c’è soprattutto un sentimento di sobria letizia per una cerimonia di beatificazione che rende più vicina a noi una donna che ha fatto tanto per la Chiesa, per il Paese e per le donne di questo Paese.

Il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, che presiede la celebrazione in rappresentanza di papa Francesco, parlando di Armida Bardelli nell’omelia, ha detto che «G. B. Montini, sin dagli inizi del suo ministero come pastore di questa arcidiocesi, disse che a lei doveva andare il plauso non soltanto di Milano, ma dell’Italia, per aver lasciato un’eredità che veramente arricchisce le file della vita cattolica e segnato la via per l’educazione moderna della Gioventù femminile. In realtà l’apostolato della Barelli spaziò su più fronti, dall’Opera della regalità all’Università cattolica del sacro cuore. Inoltre, come è sottolineato da un recente messaggio della CEI, in occasione della 98ª giornata dell’Università del Sacro cuore: «agendo anche sul piano sociale per la valorizzazione femminile, Armida fu promotrice di un cattolicesimo inclusivo, accogliente e universale. Nella stagione del ritorno alla democrazia del nostro paese dopo la devastazione della guerra, spronava le donne, per la prima volta chiamate al voto, a “capire quali sono i principi sociali della Chiesa per esercitare il nostro dovere di cittadini perché siamo una forza, in Italia, noi donne”».

«Due anni or sono – conclude il card. Semeraro – ho letto un’omelia del vostro arcivescovo che esortava tutti a non tenere nascosti, ma a fare sbocciare i fiori donati a ciascuno da Gesù; invitava a essere i fiori che diffondono il buon profumo di Cristo. L’immagine è davvero bella e suggestiva. Vi ricorse già Sant’Ambrogio per descrivere la multiforme santità nella Chiesa. L’amplificò San Francesco di Sales ripetendo che “la Chiesa è un giardino colorato da un’infinita varietà di fiori: è necessario che ve ne siano di diversa grandezza, di diverso colore, di diverso profumo”. Ai tanti profumi già fragranti in questa Chiesa, oggi si aggiunge quello dei due beati (insieme alla Barelli, è stato beatificato anche don Mario Ciceri), la cui santità ora è ufficialmente riconosciuta perché da qui si diffonda nella Chiesa tutta e nel mondo intero».

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Redazione