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Morti sul lavoro. Sotto accusa è la politica tutta e il sistema di subappalti

La sicurezza non è un lusso è un dovere

«La sicurezza sul lavoro non è un lusso, è un dovere. Bisogna parlarne meno e promuoverla di più». Sono le parole a caldo del card. Matteo Zuppi all’indomani dell’incidente alla centrale idroelettrica di Suviana. Il presidente della Cei parla dal palco della manifestazione Cgil e Uil in quel territorio del Bolognese in cui per anni si è impegnato sul fronte della difesa del lavoro e di cui è ancora arcivescovo.

«Il lavoro è vita e deve far vivere – prosegue – è vocazione, dignità della persona, socialità. Se diventa morte, sfruttamento, ingiustizia ciò deve generare corale e convinta repulsione. Per questo oggi chiediamo responsabilità, perché le vittime del lavoro sono uno scandalo». 

Il pensiero va alle sei vittime e allo strazio dei familiari per giorni in attesa di una notizia. Ma va anche alle migliaia di morti sul lavoro di cui il calendario comincia a riempirsi all’inizio di ogni anno.

L’annus horribilis

Il 2024 per il momento si può già considerare un annus horribilis in tema denunce e infortuni. Secondo i dati Inail, in questi primi due mesi dell’anno i casi sono stati 92.711 (+7,2% rispetto a gennaio-febbraio 2023), 119 dei quali con esito mortale (+19,0%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 14.099 (+35,6%).

L’analisi territoriale mostra un aumento significativo delle denunce di infortunio, con la maggiore crescita registrata nella regione Nord-Ovest (+10,2%), seguita dal Centro (+7,5%), Nord-Est (+5,9%), Isole (+4,8%), e infine dal Sud (+4,2%).

Nonostante ciò bisognerà aspettate la fine dell’anno per una stima attendibile dal momento che negli ultimi anni il dato è comunque in calo. Nel 2023 le denunce sono state 585.356, in calo del 16,1% rispetto alle 697.773 del 2022. 

«Tra i fattori che stanno incidendo sull’andamento degli infortuni e delle malattie professionali – aveva detto il commissario straordinario Inail, Fabrizio d’Ascenzo, in occasione della relazione dello scorso anno – c’è l’invecchiamento della popolazione attiva. È aumentata l’esposizione al rischio nelle età più avanzate a causa di uno spostamento in avanti dell’età pensionabile e di un mancato ricambio generazionale: l’incidenza degli infortuni degli over 50enni è del 36,4%, che sale al 50,5% tra i casi mortali». 

L’albero della sicurezza del Mlac

Sulla linea del fronte della battaglia per la sicurezza e la dignità dell’operare, il Movimento dei Lavoratori di Ac (Mlac) da sempre impegnato nella sensibilizzazione e nella conoscenza del fenomeno. Il suo Albero della sicurezza realizzato con caschetti da cantiere antinfortunistica allestiti in oltre 50 città italiane, ammonisce: la sicurezza passa attraverso una cultura del lavoro che deve potersi realizzare senza provocare danni, temporanei o permanenti, ai lavoratori volgendo al progresso e alla crescita umana e sociale.

Sotto accusa oggi è la politica tutta e il sistema di subappalti ormai strutturati per sottrarsi alle diverse voci di spesa e all’oneroso costo del lavoro. Una mala gestione che va a intaccare il sistema proprio nei suoi gangli più deboli. Operai pagati in nero, ditte e cooperative assoldate senza gli elementari parametri di sicurezza, controlli mancanti e tangenti per assicurarsi il silenzio.

Per il segretario della Cgil, Landini «leggi introdotte in questi anni stanno favorendo un modello di fare impresa basato sullo sfruttamento. Su appalti, subappalti e profitto a tutti i costi. Un modello che danneggia i lavoratori che muoiono ma danneggia anche il Paese».

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