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Patto europeo sui migranti richiedenti asilo e rifugiati. Facciamo nostre le critiche della Cei

Migranti. Il fallimento della solidarietà europea

Foto Shutterstock
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«L’Europa – mentre continuano le tragedie nel Mediterraneo – si chiude in se stessa, trascura i drammi dei migranti in fuga, sostituisce la vera accoglienza con un pagamento in denaro. E pretende ancora di più dai Paesi di frontiera, come l’Italia: controlli più veloci, ritorni nel primo Paese di sbarco di chi si muove in Europa senza un titolo di protezione internazionale, rimpatri facilitati in Paesi terzi non sicuri, chiudendo gli occhi su esternalizzazioni dei migranti. Indebolendo, non da ultimo, la tutela delle famiglie e dei minori». Lo denuncia l’arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Commissione episcopale per la pastorale delle migrazioni e della Fondazione Migrantes della Cei.

Dalle buone intenzioni alla triste verità

Il presule commenta negativamente il voto con il quale il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza il “Patto europeo sui migranti richiedenti asilo e rifugiati”, un accordo che nelle intenzioni dei proponenti «avrebbe dovuto modificare le regole di Dublino, favorire la protezione internazionale in Europa di persone in fuga da disastri ambientali, guerre, vittime di tratta e di sfruttamento, persone schiacciate dalla miseria, con un impegno solidale di tutti i Paesi membri dell’Unione europea nell’accoglienza, il ritorno alla protezione temporanea come si era visto con gli 8 milioni di migranti in fuga dall’Ucraina, un monitoraggio condiviso tra società civili e Istituzioni del mar Mediterraneo per salvare vite nel Mediterraneo».

Invece questo Patto – afferma mons. Perego – segna «una deriva nella politica europea dell’asilo e il fallimento della solidarietà europea, che sembra infrangersi come le onde contro i barconi della speranza. Confidiamo che l’art. 10 della nostra Costituzione rimanga come presidio sicuro per tutelare i richiedenti asilo. Le prossime elezioni europee saranno un banco di prova importante per rigenerare l’Europa a partire dalle sue radici solidali e non piegarla a nazionalismi e populismi che rischiano di dimenticare la nostra comune storia europea».

Migranti: una pezza che pare peggio del buco

Facciamo nostre le critiche e le perplessità rispetto a “una pezza che pare peggio del buco”. Espressioni come «solidarietà obbligatoria ma flessibile» e poi rigidi controlli, prelievo delle impronte di tutti quelli che arrivano, procedure accelerate in vista del rimpatrio, appartengo più a una logica di esclusione che al suo opposto. Ma vediamo:

Solidarietà obbligatoria. Tutti gli Stati Ue sono obbligati a fornire solidarietà a quelli sotto pressione migratoria. Ma possono scegliere se accogliere migranti o invece pagare 20.000 euro a migrante non accolto. Ogni anno è previsto un “pool” di 30.000 posti di accoglienza (anzitutto richiedenti asilo, ma non solo) spostati dai Paesi di primo approdo. La Commissione può in caso di emergenza allargare questa cifra.

Procedura accelerata. Secondo la nuova normativa, gli Stati membri di primo approdo devono fare un vaglio dei migranti. Orientando quelli provenienti da Paesi che in media hanno meno del 20% delle domande di asilo accolte verso la procedura accelerata in prossimità della frontiera esterna. Entro 12 settimane dovrà essere deciso il loro destino, in linea di massima il rimpatrio. Attesa che sarà in centri «chiusi», anche per famiglie con bambini.

Il Paese d’ingresso rimane. Nonostante la promessa di «superare» Dublino, in realtà lo Stato di primo ingresso rimane responsabile del migrante irregolare, anche se la solidarietà obbligatoria attenua questo principio. Tradotto, se il migrante si sposta verso un altro Paese Ue questo potrà rispedirlo a quello di primo approdo. Responsabilità che dura in genere due anni. L’Italia ha ottenuto che sia solo di un anno per quelli arrivati attraverso operazioni di ricerca e salvataggio.

Il futuro dell’Europa si misura sulle persone

Il futuro dell’Europa non si misura solo in termini di politica di difesa e politica estera comune. In occasione di un convegno dedicato al Manifesto di Ventotene e alla Dichiarazione Schuman, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a proposito della costruzione di un’Europea unita ebbe a dire: «Io credo che il valore di base, quello cha ha condotto a questa svolta, che tuttora si sviluppa in maniera alle volte sofferta, ma costante, sia il valore della predominanza, dell’importanza preminente del valore della persona, di ogni singola persona».

Nel Manifesto di Ventotene, nelle prime righe, si apre con un’affermazione di grande significato: «L’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un centro autonomo di vita». Questa affermazione sul valore delle persone è quella che è stata al centro di questo capovolgimento di prospettiva degli europei subito dopo la guerra. E questo principio, da cui derivano tutti gli altri, si trasferisce poi nel principio democratico. Nei principi della democrazia che sono quelli che hanno condotto sedici anni dopo il Manifesto all’avvio concreto dell’integrazione europea.

In tal senso,  il voto del Parlamento Europeo è un passo indietro.

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