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Il convegno di studi dedicato a Don Primo Mazzolari, la politica e la Democrazia Cristiana

In politica come “effetto” della fede

Foto: 1956. Comizio a Verolanuova (BS) - Fondazione Don Primo Mazzolari
Foto: 1956. Comizio a Verolanuova (BS) - Fondazione Don Primo Mazzolari

Un sacerdote che si dimostrò educatore e formatore anche in politica, pur non essendo un politico. Questo il tratto di don Primo Mazzolari descritto e approfondito nel corso del convegno “Don Primo Mazzolari, la politica, la Democrazia cristiana” che si è svolto sabato 13 aprile a Brescia, presso il Campus dell’Università Cattolica, per iniziativa della Fondazione Don Primo Mazzolari e dell’Archivio per la storia dell’educazione in Italia.

Le relazioni – proposte in mattinata da Daniela Saresella (Università di Milano), Paolo Trionfini (Università di Parma e direttore dell’Isacem-Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia “Paolo VI”), Guido Formigoni (Università Iulm di Milano) e Anselmo Palini (storico e saggista), e nel pomeriggio da Daria Gabusi (Università degli Studi di Verona) e Matteo Truffelli (Università di Parma e presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari) – hanno messo in luce come il parroco di Bozzolo non si stancò mai nel richiamare, soprattutto la Democrazia cristiana e i suoi esponenti, ad una visione radicale della politica mossa da un’evangelica attenzione ai poveri e rivolta al perseguimento della giustizia sociale.

Mazzolari: un cristiano inquieto, attento e coinvolto

Anima democratica, Mazzolari è fin dalla gioventù un cristiano inquieto, attento e coinvolto nel dibattito politico. Interprete di una decisa opposizione all’ideologia fascista e ad ogni forma di ingiustizia e di violenza, partecipò attivamente alla lotta di liberazione. Fu un convinto repubblicano in un’epoca nella quale questa posizione generalmente non apparteneva al bagaglio cattolico.

Ancora una volta è emerso come i temi sui quali don Mazzolari non ha mai mancato di offrire la sua riflessione – la pace e il no alla guerra, l’obiezione di coscienza, i poveri, i diseredati, i carcerati… – siano di stringente attualità anche per l’Italia e il mondo di oggi. L’impegno in politica, per il “parroco d’Italia”, era effetto della fede; anche per questa ragione don Mazzolari non nascose le critiche – che non divennero mai antagonismo – alla lentezza dell’azione di governo, alla tendenza al rinvio, alla mancata realizzazione; elementi questi che lo portarono ad una crescente disillusione.

Un’eredità che parla ai cristiani impegnati

Nel corso dei lavori si sono esplorati anche i legami del sacerdote con la realtà bresciana, i suoi rapporti con esponenti del clero e del laicato, le sue frequentazioni, gli scambi epistolari, le amicizie, le collaborazioni editoriali.

La giornata si è conclusa con la tavola rotonda su “L’eredità di Mazzolari, i cattolici e la politica oggi”, guidata da Truffelli, nel corso della quale Daniela Mazzuconi, Fulvio De Giorgi e Flavia Piccoli Nardelli hanno cercato di attualizzare l’eredità della lezione mazzolariana per la politica e i cristiani impegnati nella realizzazione del bene comune.

“Sono diverse – ha sottolineato Truffelli – le motivazioni che hanno spinto la Fondazione Mazzolari a scegliere questo tema. Vale la pena ricordare, innanzitutto, che a cavallo tra il 2023 e il 2024 ricorre l’ottantesimo anniversario della nascita della Democrazia Cristiana, nonché il trentesimo del suo scioglimento. Al di là dei legittimi differenti giudizi che possono essere formulati su quella esperienza politica, è indubbio che essa abbia avuto un ruolo decisivo nel dare forma alla democrazia italiana e nell’indirizzare lo sviluppo sociale, culturale e politico non solo del nostro Paese, ma anche dell’Europa. Eppure, la storia della Dc necessita ancora di essere compresa e interpretata in maniera adeguata“.

Un lavoro che non può prescindere dall’apporto che a quella storia venne dato da don Mazzolari, “sia attraverso le sue pubbliche e spesso sferzanti prese di posizione, sia attraverso la fitta rete di relazioni che egli intrecciò con il partito e con molti suoi esponenti: un rapporto fatto di amicizia, sostegno personale e vicinanza spirituale, ma anche di serrati confronti sul piano politico“.

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