Guerra e Pane

Non solo luce e gas, nafta o benzina, ma anche farina, carta e oli di semi. Il Governo prova a frenare la febbre dei prezzi ma avverte “prepariamoci a tutto” anche ai “razionamenti”, se la guerra continua. Istat: la povertà ha ripreso a mordere le famiglie

Tra le ingiustizie che ogni guerra si porta dietro vi è quella che a pagarla sono innanzitutto i più poveri. È così anche per la guerra economica dichiarata dall’Occidente alla Russia di Putin e alla sua guerra di aggressione all’Ucraina, sanguinaria quanto ingiustificabile. Se è vero che l’escalation delle sanzioni potrebbe portare la Russia al default, dopo che il rublo ha già perso la metà del suo valore e ridotto di un terzo il Pil del Paese, il crollo dell’economia russa così come le contro-sanzioni di Putin hanno già provocato gravi conseguenze sulle economie europee. Il conflitto, che si somma agli effetti della pandemia, rischia di aggravare la recessione causata dal Covid-19 e quindi di produrre un ulteriore aggravamento delle condizioni di vita degli italiani: un ridotto potere d’acquisto soprattutto per le famiglie più povere causato dai crescenti prezzi (inflazione), quindi un incremento della povertà e della forbice sociale, vale a dire della disuguaglianza. Cui andranno ad aggiungersi le irrimediabili ripercussioni su un già debole mercato del lavoro, sicuramente mediante pressioni salariali da parte dei ceti più deboli della popolazione.

Quando parliamo di prezzi in salita, non ci riferiamo esclusivamente al gas (per le famiglie, il costo di un metro cubo di gas è passato da 70,66 centesimi del primo trimestre del 2021 a 137,32 centesimi del primo trimestre di quest’anno, tasse comprese) ma anche all’impatto della geopolitica di guerra sul prezzo al banco e sulle disponibilità delle farine. L’Italia dall’Ucraina acquista un’importante quota di grano tenero (circa il 20% delle importazioni) fondamentale per garantire la produzione di pane, biscotti e paste. Per non parlare del rischio stop per i produttori italiani di carta (igienica, da cucina e imballaggi): i costi dell’energia troppo alti hanno già costretto molte cartiere a fermarsi o a ridurre l’attività e altre si apprestano a fare altrettanto nei prossimi giorni. Uno stato di crisi che attraversa tutti quei comparti produttivi in cui il costo energetico è una quota rilevante dei costi complessivi di produzione.

A confermare il quadro appena descritto, di un’Italia che arranca, è l’Istat, con la recente pubblicazione delle stime preliminari della povertà assoluta in Italia per l’anno 2021, insieme alle stime preliminari delle spese per consumi delle famiglie che, come noto, costituiscono la base informativa per gli indicatori di povertà assoluta. Nonostante il +6,6 del Pil per il 2021 e le misure di sostegno pubblico all’economia in questi due anni di pandemia, nel nostro Paese i nuclei familiari indigenti sono rimasti attorno ai 2 milioni. Ciò vuol dire che in Italia 5,6 milioni di persone sono ancora vittime di grave disagio economico, non possono permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. Ad esempio: le spese per la casa, quelle per la salute e il vestiario.

A soffrire maggiormente continuano ad essere le famiglie numerose: vive in povertà il 22,5% di quelle con più di cinque componenti. Un notevole incremento, considerando che nel 2019 erano il 16,5.  Va sottolineato che il reddito di cittadinanza, per com’è stato costruito, penalizza proprio le famiglie con molti figli perché ha un tetto massimo di circa 1.300 euro, insufficienti quando sono molte le bocche da sfamare. Da segnalare: il dato geografico, che purtroppo non sorprende. Nel Mezzogiorno la situazione è di molto peggiorata: i nuclei indigenti sono passati da 775mila a 826mila, con un’incidenza della povertà assoluta arrivata al 10% per le famiglie e al 12,1% per gli individui. Segue, il dato anagrafico: l’incidenza di povertà tra i minori di 18 anni continua a salire e si attesta al 14,2%, il valore più alto dal 2005. Significa che nel nostro Paese contiamo un totale di bambini e ragazzi poveri che nel 2021 ha raggiunto il milione e mezzo. Infine, colpisce l’ampliamento della platea dei cosiddetti working poor, vale a dire degli individui e delle famiglie per cui il lavoro (e il relativo salario) non basta per condurre una vita dignitosa.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, dopo l’ultimo Cdm, ha chiesto agli italiani di prepararsi all’ipotesi di razionamenti alimentari ed energetici: «Se le cose continuassero a peggiorare dovremmo cominciare a entrare in una logica di razionamenti. Non siamo in questa situazione, ma bisogna prepararci a questa evenienza». Dunque, non solo luce e gas, nafta o benzina, ma anche farina, carta e olio di semi. Il Governo prova a frenare la febbre dei prezzi ma il tentativo si annuncia arduo. Molto dipenderà dalla durata della guerra, lo sappiamo. E sappiamo che per tanti il conto è già arrivato.

Autore articolo

Antonio Martino

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