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Epifania, la festa dei cacciatori di stelle

Lo sguardo dei Magi è abbagliato dalla Luce e dalla gratuità del dono. Così anche noi abbiamo imparato come condividere, nei giorni natalizi e di Epifania, il pane della misericordia e dell’amicizia. L’assistente nazionale per il settore Adulti di Ac ci invita alla tavola dove si spezza il pane della speranza e della pace

Epifania, tutte le feste le porta via? Il famoso “detto”, con il suo provocatorio punto interrogativo, costituisce una domanda retorica, la cui risposta – lo diciamo chiaramente a scanso di equivoci – è decisamente: no! Non porta via un bel niente, anzi! Primo, il tempo natalizio si compie e si conclude con la Festa del Battesimo del Signore. Tuttavia, quello che più conta è che la festa, più corretto sarebbe dire la solennità, dell’Epifania apre la strada a tutti i cacciatori di stelle, rimette in cammino con speranza uomini e donne che avvertono una profonda nostalgia della Verità, incoraggia i desideri e i sogni umani a connettersi con i desideri e i sogni che “agitano” il cuore di Dio. 

Lo sguardo dei Magi

L’Epifania è festa che si protende su altre mete liete e gioiose. Matteo nel suo vangelo tratteggia come un quadro impressionistico l’incontro del Redentore con i magi che arrivavano da oriente (cfr. Mt 2,1-12). Il Figlio viene mostrato e si “manifesta” (epifania). Si badi a non dimenticare che per la Chiesa ortodossa il Natale vero e proprio, quindi la giornata culminante, consiste nell’Epifania. Ci incuriosiscono i Magi (màgoi), sui quali si sono versati fiumi di inchiostro, elaborando teorie credibili che talvolta rasentano o coincidono con il fantastico. Astronomi, astrologi scrutatori attenti dei movimenti stellari, filosofi, sapienti, intellettuali… assetati di eternità? Non lo sappiamo, con ogni probabilità tutte queste cose mescolate assieme. Dato essenziale, che rende la Festa un simbolo di apertura ecumenica, il fatto che vengano dal lontano oriente. Non appartengono al popolo e alla fede ebraica, pagani, eppure il loro sguardo sa leggere i segni del Mistero. Si lasciamo attrarre dalla luce che ammicca, dalle tracce luminose di Dio. Come non ricordare la profezia incantata di Isaia, che la liturgia giustamente associa al racconto della visita dei Magi? «Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. (…) Su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. (…) Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa» (cfr. Is 60,1-6). 

I Magi per grazia possiedono un occhio penetrante, sono abili nel discernere, sanno andare oltre, scrutano… si muovono come in un pellegrinaggio, esplorano, cercano sino a riconoscere l’astro, la stella orientatrice, la Luce uscita dalla Luce. La scena è poverissima, umile e per certi versi scandalosa, eppure commuovendosi riconoscono il Signore (Kyrios) e il Re, compiono i gesti rituali della prostrazione e della adorazione, compreso l’atto offertoriale di doni preziosi. Affascinante, e potentemente esortativa ed educativa, la loro capacità interpretativa. Sanno cogliere il senso degli eventi, arrivano a toccare il Mistero. 

Lasciarsi abbagliare dalla Luce

Ho l’impressione che oggigiorno il discernimento sulla storia e sugli accadimenti epocali sia in qualche modo inceppato, parziale, limitato. Ciò accade con evidenza nel mondo occidentale. Parafrasando un celebre libro di Anthony De Mello, sembriamo aquile che si accontentano di razzolare come polli. Andando fuori metafora, ora siamo in una fase post pandemica, meno critica sotto il profilo delle politiche della salute. Tutti, anche i bambini, possono ricordare la resilienza diffusa e solidale nei giorni del lockdown, il sostegno di vicinato, le relazioni di prossimità nelle quali l’Azione cattolica si è distinta, l’abnegazione di medici e personale infermieristico, la testimonianza dei preti sul territorio… la partecipazione economica europea. Quesito: «Abbiamo imparato che siamo nella stessa barca?». Inoltre, la crisi ecologica, allarmante e drammatica, irrompe spietata. Sta nascendo una coscienza planetaria, a iniziare dai giovani (Fridays for future), che seppur lentamente sta generando politiche e prassi ecosostenibili. Domanda: «Si sono aperti gli occhi delle collettività sul fatto che tutto è connesso e che si impone come necessario un approccio ecologico integrale?». 

L’ecologia integrale e la Casa del Pane

L’Enciclica Laudato si’ del 2015 incoraggia a una cura dell’ambiente che leghi insieme terra, relazioni, cultura, tradizioni, politica, economia, vitalità dei corpi sociali, valori etici e fede/i. Da ultimo segnalo, in ogni caso l’elenco potrebbe svilupparsi abbondantemente, la guerra di aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina. Giustamente e legittimamente ci si è coalizzati per consentire all’Ucraina di difendersi. Leggasi a tal proposito con attenzione il n. 258 della Lettera Enciclica sulla fraternità e amicizia sociale, Fratelli tutti (Ft) del 2020. Tuttavia, l’interrogativo da porsi è se la via del conflitto armato, protratto allo sfinimento, potrà condurre a una risoluzione. Insieme alla coscienza di una minaccia da fronteggiare, esiste forte e determinata una coscienza che non è possibile parlare di “guerra giusta” (cfr. ancora Ft 258)? Avvertiamo di essere in una conclamata “guerra mondiale a pezzetti” che ci spinge su crinali di conflagrazione totale (cfr. Ft 259)? Stiamo alimentando sentimenti, preghiere, visioni, dialoghi, relazioni, progetti, politiche, negoziati in nome della fraternità e della pace?

Concludo, riandando all’apertura meravigliata degli occhi dei Magi e al significato etimologico di Betlemme, ovvero “Casa del pane”. Nei giorni natalizi e di Epifania, viene mostrato e condiviso il pane della misericordia e dell’amicizia. Come non vederlo e non rimanerne sorpresi? Perché non condividere il Pane della speranza e della pace? Sognando una gigantesca tavola attorno alla quale è atteso festosamente ogni fratello e ogni sorella.

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