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La relazione di apertura del presidente nazionale di Ac

Coraggio, riprendiamo il largo

foto: Alessia Giuliani/Fototeca Ac
foto: Alessia Giuliani/Fototeca Ac

A braccia aperte per tessere nuove relazioni e buone pratiche di bene comune. Per renderci di nuovo a servizio di un Paese che amiamo e di una Chiesa che serviamo, in punta di piedi. A braccia aperte per accompagnare il mondo che abbiamo davanti e che ci interpella ogni giorno con il nostro stile, la nostra passione, il nostro impegno di cittadini a servizio della città dell’uomo. Coraggio, riprendiamo il largo.

Con queste parole di speranza, si apre la relazione del presidente nazionale di Ac, Giuseppe Notarstefano. A braccia aperte perché amiamo l’essenziale. Perché l’Ac ama l’essenziale, il gusto delle relazioni ritrovate, il sapore della sobrietà.

Il gusto dell’essenziale: coraggio, riprendiamo il largo

«Girando in lungo e in largo il nostro Paese – dice Notarstefano – visitando molte associazioni e incontrando tantissimi responsabili assistenti e soci, ho potuto ancora una volta toccare con mano e contemplare la bellezza di una grande generosità e di una concreta passione educativa ed ecclesiale, fatta di gesti di cura e di accompagnamento delicato, paziente e sapiente. Una straordinaria dotazione di capitale spirituale, umano e sociale che si rigenera e si redistribuisce quasi sempre oltre il perimetro della vita associativa, divenendo fermento di vita ecclesiale comunitaria e civile, attraverso gesti di cura e di servizio al Bene comune». 

Lasciamoci provocare dai territori

«Celebriamo pertanto questa nostra assembla nazionale con la gratitudine per aver contemplato in questi anni una progressiva ed appassionata conversione della vita associativa, sempre meno ripiegata su sé stessa e sempre più disponibile a farsi provocare dalle domande delle persone e dei territori: una strada intrapresa grazie all’incoraggiante magistero di papa Francesco che ci ha chiesto di sostenere la conversione missionaria e sinodale di tutta la Chiesa italiana, che gli anni della pandemia ci hanno fatto focalizzare come  obiettivo improrogabile».

Il bene comune

L’Ac si è data a fare in questi anni. Con esperienze di cura del territorio e dei beni comuni spesso avviate dalla progettazione sociale, con esperienze solidali in occasioni di eventi drammatici come l’alluvione in Emilia o il terremoto nelle Marche, con progetti di integrazione con i migranti e di accoglienza come quelli vissuti con i giovani ucraini, con percorsi formativi nelle carceri, una crescente attenzione ai fuori sede. L’Ac ha come obiettivo primario il bene comune. Di tutti, dei cittadini, dei fragili e indifesi, di chi soffre a causa di malattie e ingiustizie, per fame e per guerra. Il bene comune interpella la nostra coscienza.

E la democrazia…

«Dovremo attrezzarci, soprattutto spiritualmente, per rendere più effettiva la nostra pratica democratica, nutrirla con la parresia e il rispetto reciproco, irrorarla di ascolto, riflessione, confronto mai superficiale o strumentale, animarla attraverso un reale desiderio di incontro e di dialogo per formulare scelte che accomunano perché frutto di una sintesi ulteriore, e se possibile migliore, dei punti di vista individuali di partenza».

In questo tempo pervaso da pulsioni disgregative ad ogni livello della vita sociale, l’Ac abita la pluralità che si presenta oggi nella nostra società complessa, individuando soluzioni comunitarie alternative al potenziale scontro e alla logica rivendicativa di singoli o di gruppi radicali che sorgono proprio per rafforzare ragioni singolari e particolari. «Scegliamo ancora oggi la strada, non facile e più faticosa, del pensare e del vivere insieme, la strada della comunità inclusiva e generativa, la strada dell’amicizia con tutti fondata nella comune condizione umana, la strada del servizio umile alla promozione di ogni altro, la strada della coesione sociale e territoriale e della sana dialettica argomentativa capace di trovare soluzioni “altre e alte” non rassegnandosi a fermare il cammino della famiglia umana, rannicchiandosi su posizioni di difesa e di rendita individuale, la strada “verso noi”.

I tre pilastri dell’Ac… Coraggio, riprendiamo il largo

La vita associativa si basa attorno a tre pilastri. Essi sono: “Cura e promozione”, “Cultura e comunicazione” e “Sostenibilità”.

Cura e promozione

«Il primo nasce dal bisogno di una visione integrata tra ciò che abbiamo chiamato da tempo area della formazione e area della promozione che si prende cura dei soci e delle associazioni, ambiti che non possono essere pensati in modo separato e che suggeriscono uno stile personalizzato e di accompagnamento che deve ispirare il lavoro associativo: prendersi cura della formazione umana e cristiana delle persone, si intreccia con la cura della buona vita associativa e dei responsabili e con la progettazione di eventi e iniziative che non sono mai fine a se stesse ma passi di un unico cammino».

Cultura e comunicazione

«Il secondo pilastro riguarda i temi della Cultura e della Comunicazione.  In questo tempo in cui da molte parti si richiede un nuovo significativo apporto dei cattolici italiani al dibattito culturale, sentiamo l’esigenza di ripensare i nostri strumenti dentro tali nuove sfide che richiedono certamente una nuova agilità nell’utilizzo dei nuovi linguaggi e dei nuovi media, ma anche la ricerca di forme più efficaci per connettere i luoghi della elaborazione culturale perché siano molto più “porosi”». 

Sostenibilità

«Infine il terzo Pilastro riguarda la Sostenibilità, attenzione indubbiamente provocata dal magistero di Francesco che ci ha aiutato a riconoscere la sfida della conversione pastorale e missionaria all’interno di quella ecologica, abbiamo così continuato con l’adozione di strumenti concreti e operativi che ci aiutino a risignificare in tale prospettiva i valori e i progetti associativi ma anche assumendo in modo globale la sostenibilità come paradigma che può aiutarci a ripensare l’uso di tutte le risorse, cominciando da quelle materiali».

L’impegno per la pace

La pace deve ritornare a essere un fondamentale obiettivo sociale delle democrazie contemporanee, per questo in questi anni si sono rafforzate l’azione, grazie al lavoro dell’istituto Giuseppe Toniolo e insieme a tante altre associazioni con cui si è rinsaldato alleanze e collaborazioni, per sostenere importanti campagne come quella del disarmo nucleare “Italia ripensaci”, l’impegno per la difesa delle legge 185 attraverso la sottoscrizione di un appello ai parlamentari italiani, il sostegno alla proposta di istituzione dei Corpi civili di Pace ispirato a una idea di difesa non violenta sostenuta insieme al Movimento europeo di Azione non violenta e la campagna per l’istituzione del Ministero per la Pace recentemente rilanciato insieme a Retinopera e alla Fondazione vaticana Fratelli tutti.

L’Ac non rinuncia a un quotidiano lavoro artigianale di pace che è intessuto di attività di Advocacy ma anche di impegno formativo e culturale volto a promuovere relazioni fraterne e solidali tra le persone e i popoli, come nel progetto “Mi sta cuore” promosso insieme a Caritas italiana e che vede impegnato soprattutto il Settore giovani. Promozione di una cultura della fraternità e della pace e impegno per la democrazia e per la casa comune si intrecciano, proprio quando la questione climatica e la necessaria transizione ecologica sembrano essere ridotte e banalizzate nella logica di una tecnocrazia finanziaria che dimentica che il cambiamento del modello energetico e di sviluppo va immediatamente connesso alla riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali e alla promozione di un’economia giusta, inclusiva e sostenibile.

La transizione ecologica…

La transizione ecologica giusta ha indubbiamente bisogno di risorse e di politiche pubbliche soprattutto a livello comunitario, ma l’Ac crede sia fondamentale lavorare anche per la trasformazione degli stili di vita che promuovono una conversione ecologica diffusa e condivisa: in tale direzione si muove sia l’impegno del Movimento studenti e del progetto “Generazione 2030”  che quello dell’Acr e della Agenda dei ragazzi, rilanciata proprio ieri durante l’incontro in piazza San Pietro, entrambi percorsi partecipati e inclusivi che assumono e traducono gli obiettivi dell’Agenda 2030 rispettivamente a misura di studenti e di bambini e ragazzi. 

E le riforme istituzionali…

«Riteniamo in tal senso che il tema delle riforme istituzionali attualmente in discussione nel nostro parlamento, recuperi una visione più organica e integrata nella prospettiva di una maggiore promozione della coesione sociale e territoriale, resistendo a pulsioni divisive distanti dalla sintesi alta operata dalla nostra carta costituzionale la cui piena attuazione è ancora davanti a noi». 

L’Ac e il Sinodo

L’Ac oggi vuole essere pienamente coinvolta nel cammino della Chiesa sinodale, missionaria e “povera per i poveri”, immaginata da papa Francesco.

In questa esigente prospettiva ecclesiale l’Ac vive la sua profezia interpretando e orientando le proprie scelte costitutive per accogliere e accompagnare tutti a immergersi in questo tempo, imparando a contemplare, a bene-dire, a donarsi con gratuità per trasformarlo dal di dentro attraverso percorsi comunitari di autentica conversione. «La vita cristiana, oggi più che mai, non può essere né evasione né distrazione ma piuttosto è assunzione profonda, talvolta anche drammatica, ma sempre solidale di ogni vicenda umana. La storia di santità da cui siamo stati generati ci chiede di fondare la nostra azione su una bella e autentica vita interiore».

Coraggio, riprendiamo il largo

«Abbiamo ancora oggi l’opportunità di mostrare, alla nostra società italiana, un’esperienza di Chiesa sinodale e missionaria che desidera essere fermento di vita buona, seme di fraternità e di comunità, sale che fa gustare il buon sapore del Vangelo a tutti».

«E allora a tutti dico: coraggio, riprendiamo il largo»

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