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Il dibattito assembleare

Noi lievito nella società

Grande calore ha ricevuto la relazione del presidente Notarstefano nella seconda giornata di lavori dell’Assemblea nazionale di Ac.

Nel dibattito che ne è seguito i delegati dell’assemblea nazionale hanno toccato diversi temi e lanciato spunti di riflessione, legati alla loro esperienza nei territori; hanno inoltre sollevato questioni per animare e rendere fecondo il dibattito: dalle migrazioni, alla carenza di vocazioni, dalla lontananza alla marginalità. Ecco alcuni degli interventi selezionati.

Né evasione né distrazione

«Voglio fare un po’ il guastafeste – ha esordito sorridendo Vito di Vallo Lucania -nella relazione del presidente c’erano diversi punti che dobbiamo attenzionare in questa fase di preparazione alle elezioni europee. Né evasione, né distrazione – dice Giuseppe – ma quale è per l’associazione il confine da non superare? Abbiamo forse troppa paura di impegnarci all’esterno dell’associazione. L’ Ac è la nostra confort zone. Ma non possiamo non farci carico della richiesta della società civile che ci interroga su numerosi temi. Dobbiamo essere lievito, ma il lievito per funzionare deve stare a contatto con farina, nella società, nei partiti, nella cultura ma non ci riusciamo perché quello che vorremo far valere non riusciamo a far emergere. La cultura della vita non c’è chi la rappresenti. Esempi concreti per le elezioni europee. I nostri voti a Marco Tarquinio nel Pd andranno a lui o Elly Shlein di turno che non rappresenta certi temi? Così Renzi e il centro. Come Ac dobbiamo porre il problema di avviare processo in cui immaginiamo che chi vissuto spirito associativo lavori per progetti rappresentativi dei nostri valori”.

Attenzione alle periferie

Sono seguiti interventi nei quali i delegati hanno chiesto più attenzione per le diocesi delle zone periferiche del Paese e delle piccole cittadine, alle prese con problematiche peculiari e differenti da quelle del centro. Dalle migrazioni, alle dinamiche di confine, agli scarsi spazi nel tessuto sociale.

«Noi di periferia viviamo la forza centrifuga della distanza – raccontato Arturo della diocesi di Trieste –  che ci chiede in primis di contrastarla sotto la guida dello Spirito.

Per il futuro c’è la Settimana sociale che è una grande occasione civica. L’Ac può parteciparvi con proposte e cammini che aiutino le periferie a riscoprirsi ponti da abbellire e non da barriere fortificare. Lascio questa immagine di Trieste che: è il sud del nord e il nord del sud, l’est dell’ovest ,anche l’ovest dell’est.»

Il problema dei fuorisede

Gli ha fatto eco Andrea della diocesi Sabina – Poggio Mirteto: «L’importanza dei fuori sede è un tema che viene sottovalutato nelle diocesi vicino alle grandi città. Un tema che ci porta alla riflessione sul settore giovani-adulti. Dovremo avviare cammino riflessione sul tema centralità, sinodalità e crisi associativa, non di Ac ma di tutte le associazioni. Lo scambio tra associazioni può aiutarci a superare paura di legarsi ad una associazione.»

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