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Per papa Francesco il 2024 è Anno di Preghiera in preparazione al Giubileo

Bisogna solo pregare

         …e poi arriva all’improvviso, come se non ti fosse mai stato preannunciato. Come quella data d’appello che, fissata molti mesi prima, ti aveva quasi autorizzato a non prepararti per tempo all’esame. Approssimativo. Superficiale. Insufficiente. Non potevi sperare altro, perché in effetti di tempo per organizzarti ne avevi avuto in abbondanza. L’esserti dedicato ad altro, fossero state anche grandiose opere di pianificazione urbanistica e di ingegneria ambientale, non ti ha allertato sulla vera portata dell’evento.
Il Giubileo non è primariamente un anno da celebrare. Forse non è nemmeno un evento da costruire. L’Anno Giubilare giunge come un’esperienza. Di Popolo prima di tutto, ma anche di persone singole. Credenti e non credenti. O, come preferiva dire il cardinal Martini, pensanti e non pensanti. Il Giubileo sarà per molti un’occasione straordinaria di verifica e di rilancio. A chi non ha il gravoso compito di predisporre gli appuntamenti e gli spazi viene richiesto fondamentalmente di predisporre se stesso. Occorre iniziare da qualche parte, senza perdere tempo a swippare, come ormai su ogni metro, sogni, ambizioni e progetti.

Papa Francesco chiede che questo anno di vigilia sia un anno dedicato alla preghiera. Forse sarà più efficace raccoglierlo pensando all’azione anziché al sostantivo. Occorrerà pregare anziché parlare di preghiera. Bisognerà vincere l’imbarazzo di non sapere da dove cominciare o (ri)cominciare. Dopo anni, forse anche dopo lunghe stagioni di vita, sarà importante trovare il coraggio di compiere il primo passo. Quello meno scontato, forse anche il meno capito.

Chi crede oggi, come i discepoli della prima ora, si trova nel desiderio e nella necessità di chiedere al Maestro: «insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Non solo i contenuti della preghiera cristiana, ma soprattutto lo stile, gli spazi e i tempi. Ai più attenti non sfugge, infatti, il particolare che Gesù stesso era uomo di preghiera. Prima di scegliere i dodici, prima di compiere segni grandiosi e prima di affrontare la grande prova dell’offerta totale di sé, il Signore ha pregato. In spazi d’intimità difesi e ricercati. In circostanze umane incapaci di celare la sua unica e assoluta confidenza con il Padre.

Come le città anche le comunità cristiane sono evidentemente affaccendate e generose, ma spesso sono anche disorientate ed affaticate. La cultura decisamente spostata sull’esterno non può ignorare che è l’interiorità la sede della ricerca, dell’analisi ed eventualmente della cura del benessere sociale e spirituale. Vengono alla mente alcune parole di Paolo VI che auspicava la «cura di una vita interiormente entusiasta». Da questo punto di vista il 2024 si propone – mai si impone – come un anno di grande investimento spirituale, premessa indispensabile per la realizzazione di ogni progetto ecclesiale, anche l’anno giubilare.

Non ci si spiega come le grandi feste sappiano sempre anticipare i loro gusti e i loro profumi con le loro vigilie. Forse perché esaltati dalla trepidazione e dall’attesa. O forse perché la stessa attesa è già di per sé una magnifica avventura. L’anno vigiliare del giubileo giunge da papa Francesco come un invito. Ognuno, come da piccoli, lo sente accompagnato dalle parole: «Non farti pregare!». Perché ciò che conta è diventare grandi e provare a pregare da sé.

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