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Universitari in ricerca

Vent’anni di vantaggio

Rubrica promossa dalla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), Note di pastorale giovanile e il settore giovani AC (Azione cattolica italiana) per condividere e valorizzare le testimonianze degli universitari sul proprio percorso di crescita culturale, umana e spirituale durante l'Università e le riflessioni sul significato dello studio e sul senso della propria ricerca che scaturiscono dalle esperienze nel periodo di studi accademici.

«Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata
venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra
vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa
ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi
assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il
Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con
Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità»
(Umberto Eco).

Tra i tantissimi corsi universitari, ce n’è qualcuno che oltre ad assegnare materiale da studiare
dia anche spazio alla ragione per cui farlo, offrendo l’occasione per discutere le motivazioni
personali che ci appassionano all’approccio con il tema? Che senso ha l’Università oggi? E’
ancora un luogo generativo per la generazione di giovani che sogna di contribuire in maniera
qualificata alla società dell’oggi e del domani?
La stessa parola studium racchiude un significato ben più profondo dell’applicarsi in una
disciplina, come se le conoscenze dovessero attaccarsi in testa come post-it, poi. Nel termine
è racchiuso tutto il senso di cura, della diligenza e dell’impegno, uniti all’entusiasmo, alla
passione e all’amore per il sapere, per ciò che si potrà così saper fare per e con gli altri.

Che tu sia studente, laureato, o curioso di fare un affondo nel mondo dell’Università, questi
articoli saranno l’occasione per dare spazio e spunti a questa costruzione di senso. Chiunque
vorrà potrà riflettere sull’esperienza vissuta o che stai vivendo, guardando alla disciplina che
ha preso a cuore e chiedendosi: che cosa ho colto di questa disciplina? quali chiavi di lettura e
strumenti per stare e agire nel mondo mi può dare? a che cosa potrebbe servire per il
miglioramento della società?

Si troverà così a rileggere la propria storia personale in relazione all’impegno nello studio,
con gli entusiasmi e le fatiche, gli incontri che hanno chiarito o hanno aiutato nel cammino, le
scoperte entusiasmanti e il senso di un percorso in continua evoluzione. Si tratta di una
grande ricchezza, spesso sommersa perché non illuminata da uno sforzo di consapevolezza,
perché non trova posto tra le voci del libretto universitario o del curriculum vitae. Noi
vogliamo darle attenzione perché crediamo che sia la struttura portante della formazione
personale, senza la quale quella professionale si rivelerebbe un guscio vuoto. Lo studio ti ha
fatto e ti fa crescere personalmente? come?

Ogni storia ha una trama, è tessuta di fili che con continuità attraversano i singoli episodi
mostrandosi in modi differenti, evolvendo nelle forme, garantendo l’originalità, ovvero il
collegamento con l’origine. L’esercizio di connettere le tappe della nostra storia presente e
passata, riconoscendo ciò che più ci ha colpito – è stato significativo perché ha lasciato un
segno – è un modo per imparare a scegliere nel futuro. È ascoltando ciò che risuona più
vivamente in noi che distinguiamo i desideri profondi del nostro cuore e ci orientiamo a
realizzare i sogni che vanno maturando in noi. Perché un ragazzo, una ragazza ha scelto di
fare l’università, e questo percorso di studi? come si è evoluta la sua motivazione? quali
progetti di vita li hanno spinti in questa direzione? quali elementi l’hanno confermata o
disconfermata?

Guardando a distanza di tempo i moti del cuore che abbiamo sperimentato, scorgiamo oltre le
emozioni che ci hanno attraversato e ci addentriamo nello spazio della volontà, dei valori, dei
desideri. È la dimensione spirituale della persona, cioè della vita interiore, che accomuna
credenti e non. Come la ricerca esistenziale ed intellettuale si intersecano? Chi vive o ha
vissuto questo percorso di crescita in una dimensione di fede, poi, si pone ulteriori domande
etiche, ontologiche, pragmatiche.

L’esperienza dello studio universitario, in qualunque ambito si collochi, è un’esperienza
determinante per un giovane. Per la sua identità, per la sua maturazione, per la costruzione di
una personale visione del mondo e del futuro, per la sua capacità di collocarsi
relazionalmente, socialmente, culturalmente. Essa mette alla prova la capacità del giovane di
attrezzarsi adeguatamente, di sperimentare atteggiamenti determinanti, come la
programmazione realistica, la capacità di organizzarsi, di motivarsi, di vivere la fatica e
l’impegno, l’incontro con i propri limiti, ma anche la gioia della scoperta, l’uso
dell’immaginazione, l’accostamento al mistero. E la capacità di immaginare il futuro.
Tutto questo passa attraverso storie personali di vita, incontri-scontri con la realtà dello studio
e dell’università, delle persone che ne fanno parte e delle esperienze in cui ci immergiamo,
del contesto del piccolo e grande mondo in cui siamo immersi.

Alla luce di tutto ciò, questa rubrica nasce con l’intento di dare voce a questa ricchezza,
celata nel percorso di formazione di ciascuno e troppo spesso nascosta all’ombra delle tappe
ufficiali nell’università, che fatichiamo a riconoscere e valorizzare anche in prima persona.
Non si tratta infatti di fare uno studio sociologico o una raccolta di saggi dotti sul tema dei
giovani, le loro prospettive, del futuro del lavoro ecc. Diversamente da quanto spesso accade,
la rubrica è uno spazio pensato da giovani in cui i giovani stessi raccontano la propria
prospettiva “dall’interno”. Un “interno” che significa sia senza uno sguardo adulto che si
avvicina con una prospettiva diversa, sia con l’attenzione alla vita interiore di ciascuno, in
prima persona.

Diamo spazio quindi ai racconti di come diversi giovani hanno vissuto questo periodo e di
speranze/disillusioni, in cosa è mutato cammin facendo, e se e come è stata un’esperienza “di
vita vera” (Etty Hillesum)1.


1 «Quando, in passato, sedevo alla mia scrivania, ero presa da irrequietezza al pensiero di
perdermi qualcosa fuori, qualcosa della “vera” vita. E così non riuscivo mai a concentrarmi
sui miei studi. E quando ero immersa nella “vita vera#”, in mezzo alle persone, provavo
sempre il desiderio disperato di tornare a quella scrivania e non ero affatto allegra insieme
agli altri. Quella distinzione artificiale tra studio e “vita vera” adesso è scomparsa. Adesso
“vivo” davvero dietro alla mia scrivania. Lo studio è diventato una “vera” esperienza di vita
e non è più solo qualcosa che riguardi la mente. Alla mia scrivania io sono completamente
immersa nella vita, e trasporto nella “vita vera” la tranquillità interiore e l’equilibrio che mi
sono conquistata nell’intimo. Prima dovevo ogni volta ritirarmi dal mondo esterno, perché le
molte impressioni mi confondevano e mi rendevano infelice. Dovevo rifugiarmi in una stanza
silenziosa. Adesso quella “stanza silenziosa”, per dir così, la porto sempre con me, e mi ci
posso ritirare a ogni istante, sia che mi trovi in un tram pieno di gente sia nel mezzo della
confusione in città» (Etty Hillesum).

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