LA STORIA DELL'AC

Home » Articoli » Unitari » Migranti. Più Europa e più coraggio

No alla “Fortezza Europa”, le regole della Convenzione di Dublino vanno cambiate

Migranti. Più Europa e più coraggio

Un problema strutturale come quello delle migrazioni non può che prevedere una risposta corale e collettiva dell’intero continente europeo. Notarstefano: servono riflessioni costruttive e azioni di accoglienza e fraternità. Un sistema di regole inclusivo, che metta al centro l’umanesimo
Foto Shutterstock
Foto Shutterstock

Gli eventi drammatici legati al fenomeno delle migrazioni sono di giorno in giorno più dolorosi e preoccupanti. I fatti delle ultime settimane rivelano con la potenza delle immagini una verità già ben nota: la questione migratoria riguarda tutti gli Stati europei, e non solo quelli affacciati sul Mar Mediterraneo. E che non si tratta di un fenomeno contingente, ma radicato nella storia plurisecolare del nostro continente. Per troppo tempo, invece, il fenomeno migratorio verso l’Europa è stato rappresentato come un’emergenza, da affrontare con azioni umanitarie ma non con interventi strategici e pianificati.

Serve lucidità di analisi e coraggio

Proprio nel momento di grave crisi attuale, segnato dall’invasione dell’Ucraina, occorre recuperare lucidità di analisi e coraggio per compiere scelte decisive. È bene dunque tenere distinti due piani. Da un lato bisogna ricordare le cause profonde che spingono i migranti a scappare dalle terre d’origine: esse sono spesso legate anche a scelte economiche e politiche rispetto alle quali l’Occidente ha molte responsabilità, passate e recenti. In secondo luogo, il giudizio globale nei confronti del fenomeno migratorio va tenuto distinto dalle modalità di gestione dell’accoglienza. E in questo l’Europa si è dimostrata fragile e disunita, non riuscendo a mettere in campo un vero piano d’integrazione ma lasciando spazio, nei singoli Paesi, a situazioni sempre più emergenziali e disumanizzanti. Un problema strutturale come quello delle migrazioni, invece, non può che prevedere una risposta corale e collettiva dell’intero continente europeo.

Migrazioni ed Europa: l’idea della “Fortezza” è anacronistica

È sul governo di queste questioni che l’Europa morirà o potrà risorgere, come ha ricordato anche di recente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il sogno europeo nacque come risposta profetica alla Seconda guerra mondiale, con uno scatto in avanti della coscienza comune, alla ricerca di una pace vera. È dunque sulla capacità di rispondere alla crisi attuale del sistema internazionale, che papa Francesco ha definito «Terza Guerra Mondiale a pezzi», che l’Europa è chiamata a misurare il suo calore attuale.
Per questo sembrano inopportune proposte emergenziali, misure tampone, quando c’è bisogno di una visione di futuro, quando è più che mai urgente rivedere la Convenzione di Dublino, la sua idea di una “Europa Fortezza” basata su regole che oggi appaiono anacronistiche: i migranti devono essere tenuti nelle mura della fortezza. Attorno alle mura e l’Ue affida a regimi autoritari e volubili – come quello tunisino di Kais Saied – il compito di guardiano.

Migrazioni e Ac: riflessioni costruttive e azioni di accoglienza e fraternità

Come Azione cattolica sentiamo la responsabilità di promuovere riflessioni costruttive e concrete azioni di accoglienza e fraternità, che non siano dominate dalla paura e dallo sgomento. Mentre capita spesso di leggere o ascoltare slogan vuoti e argomentazioni superficiali, esortiamo tutti a considerare il fenomeno migratorio nella sua complessità. In quanto tale, esso potrà risolversi non grazie a un singolo evento, ma avviando un processo che abbia al centro la dignità della persona e lo spirito evangelico di misericordia e accoglienza.
Allo stesso tempo, nessuno può sentirsi estraneo al fenomeno migratorio. Ciascuno di noi, dunque, ha il compito di non lasciare prevalere l’indifferenza e la superficialità, ma di impegnarsi in prima persona, anche nei propri contesti locali, affinché la solidarietà e la sapienza prevalgano sull’egoismo e l’impulsività.

Notarstefano: «L’Europa deve recuperare un’anima»

Contestualmente, come sottolinea il presidente nazionale dell’Ac, Giuseppe Notarstefano, in una recente intervista ad Avvenire, «L’Europa deve recuperare un’anima, con un sistema di regole inclusivo, che metta al centro l’umanesimo. Mente in questa fase storica», denuncia, «c’è una prevalenza degli interessi nazionali. È una visione miope che non guarda i problemi». Per Notarstefano, rispetto al fenomeno migratorio «non basta un approccio puramente regolatorio, per di più dominato dall’idea di repressione, per gestire fatti epocali. Il rammarico è che la fretta di rispondere dando un segnale all’opinione pubblica si sia poi tradotta in uno schiacciamento su soluzioni semplicistiche che fanno fare un passo indietro a livello umanitario».
La “strategia” proposta da papa Francesco nei confronti dei migranti, e cioè accogliere, proteggere, promuovere, integrare, resta per il presidente dell’Ac quella vincente: «È l’invito ad andare oltre lo stigma. Mi ricorda le parole di una donna lampedusana che ha detto, a proposito dei nuovi arrivati: si vede dai loro occhi che sono bravi ragazzi. Per i credenti, poi, i più fragili sono quelli da cui bisogna ricostruire tutto. Anche un senso di comunità che in alcuni casi rischiamo di aver smarrito».

Autore

Articolo precedente