Ciao, don Giuseppe

L’Azione cattolica italiana ricorda con affetto don Giuseppe Masiero, che ci ha lasciato giovedì 10 marzo all’età di 73 anni. Assistente premuroso e gentile, sapeva guardare lontano

A seguito di un infarto, nel tardo pomeriggio di giovedì 10 marzo è deceduto don Giuseppe Masiero. Don Giuseppe era nato a Bastia di Rovolon il 14 marzo 1949 ed era stato ordinato presbitero il 14 giugno 1975. Da sempre attento alla pastorale del lavoro per la diocesi di Padova, è stato dal 2006 al 2012 assistente nazionale per il settore Adulti dell’Azione cattolica italiana e dal 2009 al 2012 assistente nazionale per il Movimento lavoratori di Azione cattolica. Le esequie saranno celebrate nella Cattedrale di Padova dal vescovo Claudio Cipolla alle ore 15 di lunedì 14 marzo, giorno in cui don Giuseppe avrebbe compiuto 73 anni.

Di seguito, pubblichiamo un ricordo degli allora vice presidenti nazionali per il settore Adulti di Ac e dei segretari del Mlac.

Don Giuseppe Masiero fu nominato, dopo il periodo alle Acli, assistente centrale del Settore Adulti dell’Azione cattolica italiana nel 2006, rimanendo in Centro nazionale fino al 2012. Nei sei anni trascorsi, abbiamo avuto modo di conoscerlo per il tratto gentile con cui si rapportava fin dal primo contatto alle persone. Forse per deformazione professionale, mi venne subito da paragonarlo al modello di “prete veneto”, così efficacemente descritto da Gabriele De Rosa, che a Roma doveva in qualche modo reinventarsi, lontano dalla cura pastorale ma non per questo dal servizio all’uomo. A questo scarto probabilmente è dovuta quella che poteva sembrare una certa difficoltà a sintonizzarsi con le riflessioni che andavamo conducendo sull’associazione ma che ugualmente lo interessavano, senza sottrarsi al confronto e senza mai far mancare il suo parere. Potremmo anche aggiungere che soprattutto sul rapporto Chiesa-mondo, per riprendere il Vaticano II, evento che per ragioni biografiche non visse ma che lo segnò indirettamente nel percorso verso il sacerdozio, il suo contributo si faceva più interessato e partecipe. La disponibilità a dialogare mi sembra sia stata un’altra caratteristica peculiare della sua personalità, così come la voglia di tenersi aggiornato, informandosi, leggendo e discutendo in particolare su quanto avveniva. L’attenzione ai problemi del lavoro, che gli derivava anche dalle sue precedenti esperienze, non gli impedì, peraltro, di rapportarsi alla dimensione spirituale, cercando in qualche modo di fonderle: Cittadini degni del Vangelo. Il canto della gioia nella Lettera ai Filippesi, il libro scritto per l’Ave quasi all’inizio del suo assistentato nell’Ac, ora ci sembra l’eredità che lascia, sintetizzando il suo modo di vivere il ministero ma anche l’impegno di e per tutti noi.

Paolo Trionfini, vice presidente nazionale per il settore Adulti di Ac (2008-2014)

Don Giuseppe Masiero, con i suoi occhi chiari, il tratto pacato e sorridente, che ci ha lasciato improvvisamente, ci fa rivivere la bellezza del servizio svolto con lui nel settore Adulti nazionale, quando abbiamo condiviso i vissuti personali e familiari del quotidiano. Assistente attento e premuroso, lo ricordo appassionato e desideroso di accompagnarci nel promuovere un’esperienza associativa di spessore culturale ma popolare, per linguaggio e contenuti. Ora mi pare di rivederlo come nell’immagine di una riunione dell’ufficio di settore nel sud pontino, col mare di casa mia negli occhi e il vento tra i capelli, che rende lode al suo Signore.

Maria Graziano, vice presidente nazionale per il  settore Adulti di Ac (2008-2014)

Abbiamo conosciuto e frequentato, fraternamente, don Giuseppe a Roma, quando terminato il suo servizio in Acli è stato chiamato a servire l’Azione cattolica nel settore Adulti e nel Movimento Lavoratori di Azione cattolica. Erano, in particolare, gli anni 2009-2011.

Con don Giuseppe siamo diventati subito fratelli, più che amici. Con lui la fraternità era quasi un‘esperienza obbligatoria. Non si poteva certo fingere. L’entusiasmo per il mondo del lavoro, poi, era contagioso. Quando dicevamo, assieme, che il “lavoro è pastorale”, qualcuno si scandalizzava. Ma in lui questa convinzione era talmente forte da essere una cosa sola con la sua vita. La sua visione del mondo lavoro e del sindacato era il modo in cui una Chiesa solidale, fraterna e giusta guardava la vita delle persone: con l’amore di Gesù. 

Don Giuseppe sembrava spesso un illuso… e noi, allora giovani, eravamo sempre dalla sua parte e quando le sue idee sembravano “allontanarsi” dalla realtà e viaggiare in un universo più grande, in quell’universo ritrovavi tutta la Chiesa, nella sua dimensione più piena. Le sue battaglie terrene erano sempre ispirate dell’alto, per questo non erano mai divisive. Era facile combatterle perché l’orizzonte era sempre il bene comune. Don Giuseppe negli anni di Roma è ricordato da tutti, limpidamente e senza incertezze. Un uomo vero. Don Giuseppe ha dato tanto e avrebbe ancora potuto offrire molto! Le sue idee non sono superate. La pace e la giustizia gliela leggevi negli occhi. Oggi, quindi, ricordiamo un uomo che ci ha lasciati da persona viva e noi, più che mai vivo, lo sentiremo sempre. Grazie don Giuseppe.

Cristiano Nervegna, segretario del Mlac dal 2005 al 2011

Don Giuseppe ti accoglieva sempre con un sorriso, Era il suo approccio alla vita, sorridente e gioioso. A questo si accompagnava una tensione morale grandissima per i problemi e le situazioni del mondo e di ciascuno. Il suo sguardo voleva capire e interpretare le situazioni personali e sociali del mondo, per dare un segno di speranza, di forza, per affrontarle e superarle. In tutti i suoi pensieri c’era consapevolezza e una grande speranza, aveva uno sguardo orientato al futuro, all’impegno. 

I poveri, coloro che avevano bisogno di una parola di conforto, di aiuto, erano e sono stati sempre al centro della sua missione pastorale che ha vissuto assieme ai laici, accompagnandoli e facendosi accompagnare. Al termine del suo incarico come assistente nazionale del Mlac e del settore Adulti di Ac, ha avuto voglia e piacere di tornare nella sua Padova per svolgere la sua missione come parroco in mezzo alla gente. Che il Signore lo accolga nelle sue braccia e gli faccia proseguire il suo cammino nei cieli.

Tommaso Marino, attuale segretario nazionale del Mlac

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