LA STORIA DELL'AC

Home » Articoli » Unitari » Cei: pace e fraternità, innanzitutto

Consiglio permanente. Dalla prolusione del card. Zuppi alla conferenza stampa del segretario mons. Baturi, tanti i temi trattati. Preoccupa la condizione di giovani e anziani

Cei: pace e fraternità, innanzitutto

Il Consiglio permanente della Cei durante la prolusione del cardinale Matteo Zuppi - Cristian Gennari - Avvenire
Il Consiglio permanente della Cei durante la prolusione del cardinale Matteo Zuppi - Cristian Gennari - Avvenire

La “questione” pace (da invocare, da costruire, da promuovere) è il tema che più di ogni altro (Europa, sinodo e rilevanza della Chiesa, giovani e anziani) ha caratterizzato i lavori, appena conclusi, della sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente della Cei, sotto la guida del cardinale presidente Matteo Zuppi, affiancato dal segretario generale, il vescovo Giuseppe Baturi. Per i presuli, di fronte a una cultura che sembra essere assuefatta alla guerra, a un aumento incontrollato delle armi e a un sistema economico che beneficia della corsa agli armamenti, occorre riprendere il dialogo tra Chiesa e mondo attraverso cammini educativi che offrano alternative alle logiche ora dominanti.

Per capire non serve aspettare l’irreparabile

«Dobbiamo aspettare l’irreparabile per capire e scegliere?». È la domanda cruciale e inquieta che pongono i vescovi italiani, constatando anche «le conseguenze di “non scelte”, di rimandi colpevoli, di occasioni perdute. «È la fraternità stessa a essere messa in dubbio – sottolinea Zuppi nella sua Prolusione -; la possibilità di convivere senza dover competere o addirittura eliminare l’altro per poter vivere».

Di fronte a un tempo di conflitti, di divisioni, di sentimenti nazionalisti, di odi, di contrapposizioni, il servizio della Chiesa per l’unità brilla come una luce di speranza, osserva il presidente della Cei. L’esortazione è a impegnarsi ciascuno, a livello personale e di comunità, per «essere artigiani di pace, tessitori di unione in ogni contesto, pacifici nelle parole e nei comportamenti ammoniti anche a dire pazzo al prossimo, per imparare ad amare il nemico e renderlo di nuovo quello che è: fratello». E aggiunge: che la violazione dei diritti elementari delle persone non si perda «nell’indifferenza o nell’abitudine»

Papa Francesco, tutt’altro che ingenuo

Mentre «viviamo un lunghissimo Venerdì Santo», basti pensare a quel che accade in Ucraina e a Gaza, i vescovi annunciano che la durante prossima Assemblea generale sarà vissuta una giornata di preghiera, digiuno e solidarietà, e auspicano che, per esempio, si organizzi una diffusa accoglienza per le vacanze estive ai bambini orfani o vittime di quella catastrofe che è la guerra. Poi rimarcano che «le parole del Santo Padre sulla pace sono tutt’altro che ingenuità. È sofferta e drammatica condivisione di un dolore che non potremo mai misurare». In Francesco, l’empatia e la pietà «prevalgono su tutto, su ogni valutazione pur indispensabile relativa ad aggressori e aggrediti, a ragioni e torti. La vita viene prima di tutto. La Chiesa è madre e vive la guerra come una madre per la quale il valore della vita è superiore a ragionamenti o schieramenti lontani da questo».

In Europa trionfi il senso di responsabilità sovranazionale

I vescovi italiani guardano naturalmente anche al voto europeo (dal 6 al 9 giugno prossimo). Invitano a condividere l’appello dei vescovi europei augurandosi che i deputati si scelgano responsabilmente e che si faccia trionfare il diritto e il senso di responsabilità sovranazionale. In particolare, scrive il cardinale Zuppi: «La storia esige di trovare un quadro nuovo, un paradigma differente, coinvolgendo la comunità internazionale per trovare insieme alle parti in causa una pace giusta e sicura.
Proprio su questo versante gli Stati e i popoli europei, le stesse istituzioni dell’Unione europea, devono riscoprire la loro vocazione originaria, improntando le relazioni internazionali alla cooperazione attraverso – qui cita Schuman nella Dichiarazione del 9 maggio 1950 – realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto».

Cammino sinodale, tra resistenze e voglia di coinvolgimento

A partire dalla vicenda biblica di Giuseppe e i suoi fratelli – non priva di ingenuità e astuzie, sogni e delusioni, innocenza e violenza – il presidente della Cei esorta, in particolare nel testo della sua prolusione – a uscire da un diffuso individualismo. «C’è bisogno del noi, della comunità, di luoghi di relazione vera tra le persone, di quell’alleanza che diventa amicizia», rimarca.
Poi la prolusione pone l’accento sul cammino sinodale alla luce della lettura dei materiali ricevuti dalle diocesi italiane che, osserva Zuppi, ha rilevato entusiasmo, energia, pazienza, disponibilità, ascolto, ma anche le difficoltà, le disillusioni, la tentazione di accontentarsi di definire, le paure, l’indifferenza, le resistenze ad avviare tale processo. «Se da un lato – spiega – si percepisce una crisi della partecipazione alla vita della comunità, dall’altro si desidera un luogo familiare dove potersi coinvolgere. Nella prima fase del Cammino abbiamo imparato che, quando si mettono in ascolto, i cristiani diventano ospitali».

Per la Cei la sinodalità è fraternità

Nelle parole dei vescovi, dalla Prolusione sino al Comunicato stampa finale – c’è l’anelito a una Chiesa che si apre al dialogo anziché una Chiesa che si chiude sentendosi assediata.
Per la Cei «si percepisce una debolezza che sembra investire questioni come il posto dei poveri all’interno della Chiesa e la valorizzazione del loro apporto, il dialogo con la cultura, i rapporti ecumenici e interreligiosi, l’interlocuzione con i mondi dell’economia, delle professioni, della politica, ma anche l’apporto della vita consacrata», riferiscono.
E poi precisano cosa dovrebbe essere sinodalità: deve significare modi e forme concrete di vita comune, semplici, vere, esigenti e umanissime, personali e comunitarie, perché la Chiesa sia comunità, servizio, relazione, amore per la Parola e per i poveri, luogo di pace e di incontro. «La sinodalità – infatti – deve essere accompagnata dalla freschezza della fraternità, vissuta più che interpretata, offerta più che teorizzata, nella vita e non in laboratorio, capace di rivisitare e animare i nostri ambienti. Fraternità non virtuale, simbolica ma reale».

Nella Chiesa si ricomponga un clima di fiducia

Relativamente alla questione che da più parti sembrerebbe emergere su una diminuita rilevanza e consistenza della Chiesa, in particolare il cardinale presidente Zuppi ammette che «il dibattito non ci fa paura». L’importante è che venga fatto nel dialogo, tra tanti cristiani, in maniera popolare come è avvenuto «e non nelle polemiche digitali, sterili, polarizzate, di convenienza». Invita a non guardare nostalgicamente indietro a una presunta età dell’oro: quella prima del Concilio per taluni, dopo il Vaticano II per altri. «Bisogna ricomporre un clima di fiducia e di speranza nella nostra Chiesa, liberarsi da amarezze e renderle impegno, progetto, esperienza – esorta in conclusione – non dimenticando che è necessario farlo “in comunione piena con il primato di Pietro, da difendere e amare sempre».

Anziani e giovani sono una emergenza

Nel corso dell’intera sessione di lavori del Consiglio permanente, diverse sono state le occasioni in cui i presuli hanno espresso preoccupazione per la tenuta del sistema del Paese. In particolare di quelle aree che ormai da tempo fanno i conti con la crisi economica e sociale, con spopolamento e carenza di servizi. I vescovi italiani, garantiscono massima e costante vigilanza su questo ambito. «Non venga meno un quadro istituzionale che possa favorire uno sviluppo unitario – è l’appello – secondo i principi di solidarietà, sussidiarietà e coesione sociale».
La vicinanza alla condizione di anziani, definita una vera “emergenza”, e giovani è totale. Proprio ai giovani sono state dedicate importanti riflessioni, sulla base dei dati della ricerca condotta sull’universo giovanile dall’Istituto Toniolo. Per la terza età, «è necessario continuare a lavorare – società civile, enti ecclesiali e Istituzioni – per concretizzare la riforma delineata con la Legge Delega del marzo 2023. E a non tradire le attese di persone, famiglie e operatori».

Condivisa la bozza del programma della 50ª Settimana sociale

Durante il Consiglio permanente della Cei, come riferito dal comunicato finale dei lavori «è stata condivisa la bozza del programma della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia», che si svolgerà a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024 sul tema: “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”.
«Mentre è già in atto un processo di partecipazione che vede coinvolte le Chiese in Italia e le realtà ecclesiali che danno il loro apporto all’edificazione del “noi comunitario”, sono in fase di definizione i dettagli dell’organizzazione – spiega il comunicato finale -. Come annunciato a gennaio dal segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, è previsto l’intervento di Papa Francesco domenica 7 luglio, a conclusione dell’evento. «I partecipanti non saranno più solo delegati diocesani, né solo rappresentanti di associazioni e movimenti, ma cattolici attivi nella vita sociale del Paese».
L’obiettivo è «quello di riflettere sul tema della democrazia per recuperarne il senso e rileggerla alla luce della Dottrina sociale della Chiesa. Approfondendo i fondamenti antropologici, le trasformazioni che la partecipazione sta vivendo, le idee e le procedure che possono rigenerarla, a partire da una presenza nella società civile più efficace». Per questo, prosegue il comunicato finale, «ampio spazio sarà riservato ai tavoli di discernimento e di confronto, con una metodologia grazie alla quale possano emergere delle proposte condivise».

Autore

Articolo precedente