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Racconto del gemellaggio vissuto dai giovani umbri

Noi, gente della strada

Sono un grande fan della musica in auto. Quella che conosci a memoria, che canti a squarciagola mentre l’asfalto scorre veloce sotto le ruote, con il cuore già proiettato verso casa. Oggi, però, è diverso. Oggi ho preferito il silenzio. Non c’è spazio per una melodia che racconta il passato, ma solo per una viva gratitudine del tempo presente. Lo faccio scorrendo uno dopo l’altro i volti di chi ho incontrato in questi giorni.

Penso alla Chiesa che ho visto nascere davanti ai miei occhi: una Chiesa immediata, visibile, tangibile. Una Chiesa che sa volersi bene, profondamente. Una comunità di cui tutti e tutte ci sentiamo sentiti corresponsabili, partecipi, coinvolti. Una Chiesa da amare, che mi ha fatto gioire e commuovere.

Sto tornando a Roma, diretto verso la Chiesa Nuova di Santa Maria in Vallicella, dopo giorni intensi vissuti nella mia bella città umbra, che ha accolto circa 250 pellegrini provenienti da Polonia, Portogallo, Slovenia e Spagna.

Pedro, Gonzalo, Ana, Rock, Meri, Maria, Gabriele, Juan, Thiago, João, Lorenzo, Pietro, Maddalena, Caterina, Francesco, Filippo, Alessandro. Ciascuno di questi nomi ha lasciato un segno indelebile nella mia comunità diocesana in questi ultimi giorni.

Volti stanchi ma dagli sguardi luminosi. Volti che desiderano più tempo per condividere emozioni, gesti, balli, canti, abbracci, storie, per condividere sogni, desideri e prospettive.

Alzarsi è il verbo che definisce il pellegrino: sa scomodarsi, lasciare le sue abitudini per incontrare lo sconosciuto, accettare di essere condotto lungo strade nuove, magari dissestate, mostrarsi fragile e vero, alla ricerca di relazioni autentiche.

Andare in fretta, invece, è l’atteggiamento di chi accoglie: lo slancio, la trepidazione, il servizio che nasce dal desiderio di incontrare l’altro e accompagnarlo nei posti più intimi della sua storia.

Ritornare al centro

Al centro di questi giorni di accoglienza sta la relazione, mezzo privilegiato dell’annuncio evangelico. Avremmo potuto riempire questi giorni con attività, visite, programmi, ma abbiamo scelto di lasciare del tempo sospeso. Una scelta forse rischiosa, che qualcuno avrebbe potuto leggere come superficialità o disorganizzazione. Ma non importa. È stato un esercizio per stabilire una gerarchia dell’essenziale. Niente sovrastrutture, niente fuochi d’artificio. Solo l’allenamento della meraviglia: imparare a lasciarsi sorprendere dalla bellezza dell’altro, che entra nella tua vita in punta di piedi. Ritornare all’uomo, ritornare alla Chiesa che è madre, ritornare a Cristo.

L’alba di una comunità

Dallo scambio sincero delle storie, dal servizio gratuito e corresponsabile, dalla testimonianza concreta di una fede incarnata che guida i gesti e orienta la vita, ho visto rifiorire una comunità. Modi diversi di vivere la fede non si sono scontrati, ma si sono intrecciati, hanno moltiplicato la gioia, generato nuovi processi da coltivare con cura. E ora mi chiedo: come custodirli? Come evitare che si consumino in fretta, come un fuoco di paglia?

Sono arrivato a Roma, e la musica è ancora spenta, e di fretta mi alzo anche io, girando le chiavi nel quadro per spegnere la macchina.

Il Giubileo non è ancora finito, e mi chiedo se magari incontrerò ancora Pedro, Gonzalo, Ana, Rock, Meri, Maria, Gabriele, Juan, Thiago, João in questa città che profuma di festa ad ogni angolo. Chissà. Sicuramente altri volti, altri sguardi, sono da incontrare, proprio sulla soglia della strada di questa piazza.

Per partecipare alle iniziative promosse dall’Azione cattolica, sarà possibile segnalare la propria presenza attraverso un form dedicato, che aiuterà l’organizzazione a strutturare al meglio gli appuntamenti.

Scopri tutto il programma alla pagina dell’evento.