Ciao, Agostino

Testimone di profezia e cittadinanza attiva nella sua Viterbo, a servizio della Chiesa attraverso l’Ac diocesana e nazionale, Agostino Moscatelli ci lascia in eredità il “sorriso dei redenti”. I funerali giovedì 21 luglio nella sua città
Agostino Moscatelli (secondo da sinistra), a una riunione dell'Ac

Agostino Moscatelli è tornato alla casa del Padre. Agostino è stato un’inesauribile fonte di generosità. In famiglia, per cinquant’anni accanto alla sua sposa Maria Cristina, crescendo insieme i figli Stefano e Francesco, e poi vedendo allargarsi il cerchio degli affetti, con Giovanna e Claudia prima e quindi con i nipoti tanto amati.

L’impegno nella scuola, in città, nello sport e nella Chiesa

Nella scuola, che ha vissuto non come semplice luogo di lavoro, ma come ambiente di vita, spazio per tessere relazioni significative con colleghi e alunni, nella costruzione di una vera comunità educante.

Nella città, che ha cercato di animare con il suo impegno da consigliere comunale nelle fila della Democrazia Cristiana, dedicando tempo e intelligenza al perseguimento del bene comune, convinto davvero di quale alta forma di carità possa e debba essere la politica.

Nello sport, da presidente del Centro sportivo libertas, ulteriore occasione per lui di aiutare la sua Viterbo a crescere intorno ai valori sani della competizione sportiva, nel rispetto delle regole e degli avversari.

E non ultimo nella Chiesa, che ha servito con passione per amore di Cristo principalmente attraverso l’adesione all’Azione cattolica. L’Ac è stata la sua casa, la sua palestra di democrazia, la sua risposta a essere uomo fino in cima. E lo ha dimostrato spendendosi con lo stesso zelo sia da semplice socio, sia crescendo di responsabilità, nei ruoli, tra gli altri, di presidente diocesano a Viterbo e quindi di vicepresidente nazionale per il settore Adulti dal 1980 al 1986 (prima affianco a Paola Bignardi e poi a Rosy Bindi). Ma nella sua esperienza associativa c’è stato spazio anche per la Fuci, per l’Ufficio famiglia e infine il Meic: per anni è stato l’anima del gruppo viterbese “Lo studiolo”, un luogo dell’anima perché frequentato da amici di lunghissima data, con cui amava interrogarsi sulle pieghe della realtà e condividere tavolate conviviali che celebravano la grazia della piccola grande festa della fraternità. 

Il sorriso dei redenti

Difficile ricordarsi Agostino senza il sorriso sulle labbra, immagine di quello che il teologo Bernhard Häring chiamava il sorriso dei redenti, capace di spalancare i cuori, di vincere la diffidenza, di far sperimentare l’accoglienza libera e disponibile. Tanti incontri, tante storie si sono intrecciate alla sua per scrivere pagine preziose da laici desiderosi di annunciare il Vangelo “per rendere ragione della speranza” che si annida nel cuore di ogni cristiano. E tutto questo in piena fedeltà e comunione, obbediente in piedi attraverso la forza del discernimento, con la Chiesa come tratteggiata da Lumen Gentium: che cammina nella storia portando il mistero dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano.

L’annuncio di una salvezza che ci libera dalla fragilità e dalla solitudine, che ci fa santi insieme, questa è stata sempre la testimonianza di Agostino: discreta e profonda, radicata nella ricerca della comunione, nel segno di una fede che si fa cammino che plasma l’esistenza, che chiede una formazione incessante aperta alle domande che nascono da tutto ciò che è umano, illuminata dalla Parola di Dio, spezzata, meditata, pregata fino all’ultimo.

Anche nei mesi della malattia, mentre il corpo cedeva il suo sguardo era sereno, le sue parole erano di gratitudine al Padre celeste, per la vita ricca di grazia che gli aveva donato.

Agostino è stato tutto questo e continuerà a esserlo nella memoria di quanti hanno condiviso su questa terra un pezzetto di strada, intuendo l’orizzonte di una patria beata che ora l’ha accolto per sempre. E in cui lui sarà entrato col sorriso sulle labbra.

I funerali

I funerali di Agostino si terranno giovedì 21 luglio alle ore 17 a Viterbo, presso la parrocchia di Santa Maria della Grotticella.

Autore articolo

Pierluigi Vito

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