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Ac e Avvenire: un'alleanza "in uscita"

Un viaggio insieme per raccontare il bello del Paese

In un momento storico in cui noi viviamo una sorta di precarietà che abbraccia tutti i settori della nostra vita, dal lavoro all’educazione, dalle relazioni alla sfera socio-economica, anche la comunicazione rischia di diventare uno stile e un contenuto che ci sfugge, pur se siamo immersi ogni giorno in essa, soprattutto nella comunicazione digitale.

Per questo motivo l’alleanza che, come Azione cattolica italiana, abbiamo intrapreso con il quotidiano Avvenire, ci sfida a una prova di coraggio e di speranza, proprio perché oggi il mondo della comunicazione è sfidante e interpella “il noi”. Ma non c’è solo Segno nel mondo, da sempre la nostra rivista associativa. Stiamo mettendo insieme, infatti, anche alcune proposte per il mondo digitale, attraverso l’elaborazione di una serie di strumenti – social, podcast, sito web, video – che hanno l’obiettivo di far interagire le diverse generazioni con i contenuti che l’associazione propone a vari livelli. È un progetto che abbraccia la cultura e la comunicazione, e il modo in cui l’Ac può, oggi, rispondere alle tante domande che dal mondo della comunicazione e della formazione ci vengono messe davanti ogni giorno.

Qualcuno potrà domandarsi: perché Avvenire con Segno nel mondo? 

Perché Avvenire, come ebbi modo di scrivere nella presentazione del progetto, è un quotidiano che si sta affermando nell’ambito pubblico con la sua capacità di stare su temi caldi dell’agenda pubblica, ma è anche il quotidiano della Chiesa italiana. E la collaborazione tra Azione cattolica e gerarchia è costitutiva dell’associazione. Con questa alleanza cerchiamo di tenere insieme uno sguardo sul mondo e uno sguardo sulla Chiesa senza che queste cose siano distinte. Come Ac confermiamo il nostro desiderio di collaborare con i vescovi, con i pastori, a tutti i livelli, non solo sulla comunicazione. E vogliamo vivere questa collaborazione consapevoli anche del compito che abbiamo in ordine alla corresponsabilità per una Chiesa missionaria. Forse è anche quello che ci chiedono i vescovi attraverso il cammino sinodale, cioè di valorizzare particolarmente la capacità di partecipazione, di un protagonismo del laicato in termini di consapevolezza e responsabilità. 

Vogliamo raccontare la Chiesa e il mondo attraverso i tanti semi buoni che vengono fuori dai vissuti associativi e dalle comunità territoriali. Vogliamo raccontare il “bello” e il “buono” che c’è ancora nel nostro Paese e come le nuove generazioni vogliono cambiare il mondo. Ci interessa la buona politica come la più alta forma di carità possibile e vogliamo raccontarla in una narrazione che sia credibile, trasparente, seria. 

L’Italia, la Chiesa e il vangelo, sono i fari del nostro agire. Per questi motivi l’alleanza tra Segno nel mondo e Avvenire è più di una scommessa comunicativa per leggere bene i segni dei tempi. È soprattutto un’esigenza etica e progettuale che non ha paura del futuro. Un futuro che sia migliore per tutti gli uomini e le donne del nostro tempo.