XIX domenica del Tempo Ordinario

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Liturgia del: 
7 agosto 2016

La Parola del giorno: Sap18,6-9; Sal 32; Eb11,1-2.8-9

Dal Vangelo secondo Luca12,35-40
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

Siamo in piena estate, desiderosi, magari, di riposare o impigrire sotto un ombrellone in spiaggia o all’ombra di un grosso albero di montagna. Sembrerebbe proprio fuori luogo parlare adesso di vendere tutto quello che si ha per darlo in elemosina o di scegliere tra Dio e mammona: non è clima! Eppure il Signore c’invita, proprio oggi, a intraprendere un cammino alla scoperta di un tesoro su cui far riposare il nostro cuore. E forse ci accorgeremo che, così facendo, faremo vere ferie!
Camminando è facile perdersi per strada, seguire falsi consiglieri, impantanarsi in acque stagnanti e, a volte, putride: è forte il desiderio di dissetarsi di esperienze e di emozioni immediatamente fruibili: ma quante disillusioni e quante inquietudini lasciano poi aperte e irrisolte!
Il Vangelo di oggi ci invita a stare in allerta, sempre in tenuta da lavoro, «con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese». Dovunque siamo – in famiglia, al lavoro, per strada – dobbiamo essere sempre pronti e vigili, come quei servi che, svegli, aspettano il ritorno del padrone. L’attesa sarà lunga o breve, ma il padrone certamente arriverà. E’ bene allora occupare il tempo dell’attesa a dare senso al nostro vivere e alle cose che abbiamo, a saperci mettere in discussione, a decidere cosa vendere e cosa acquistare o di quali ricchezze spogliarci per acquisirne altre «dove il ladro non arriva e il tarlo non consuma»,
ad accontentarci di quello che abbiamo (Eb13,5). È importante anche riflettere per superare i momenti di sconforto e per ritrovare la fiducia nella Provvidenza, che c’è sempre, anche quando non la tocchiamo con mano (Lc 12,22-31).
La riflessione, poi, sarà efficace se si svolgerà alla luce della Parola e con l’aiuto della preghiera.
Che accade ai servi che aprono subitola porta al padrone? Il padrone «li farà mettere a tavola e passerà a servirli». Il padrone è Gesù, è Lui il tesoro cercato, è Lui il tutto, la nostra “ricchezza”.
Egli ci ama, vuole che Lo seguiamo non per le autostrade e con auto di lusso, ma per vie impervie e anguste, nella via della croce: la ricompensa, alla fine, sarà immensa, come il Suo Amore: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno».

Anche tu, Gesù, domandi a noi,
di restare svegli e di tenerci pronti per cogliere i segni.
I tuoi segni non sono solo grandi ed evidenti
come sconvolgimenti del cielo e della terra.
Sono quelli che si trovano nella storia di tutti giorni,
nella nostra piccola storia di ogni giorno.
Tu bussi alla nostra porta e vuoi entrare attraverso fatti,
incontri, emozioni…
Fa' o Signore che possiamo essere svegli
quando vieni alla nostra porta e bussi,
che non siamo distratti dalle sciocchezze
o narcotizzati da risultati di poco conto.
Poiché sei tu, Padre, l’ospite atteso;
sei tu che riempi di pace il nostro cuore.