A proposito dell’esortazione Christus Vivit, «ai giovani e a tutto il popolo di Dio»

Voi siete l’adesso di Dio

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di Luisa Alfarano, Michele Tridente e don Tony Drazza* - «Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!» (CV, 1). Gesù ci vuole vivi, con un cuore capace di sognare, di cercare cose grandi e di impegnarci per costruire un mondo migliore. A partire da questa certezza lapidaria, Papa Francesco ci regala l’esortazione Christus Vivit che tutti stavamo aspettando a conclusione dell’assemblea sinodale dei vescovi dedicata ai giovani.

Ci piace immaginare il Papa che seduto in mezzo a noi ci racconta la bellezza della giovinezza come poche volte abbiamo ascoltato. E la scelta di scrivere una lettera e di scriverla con affetto ci dice quanto Papa Francesco ci ha nel cuore, quanto desidera avere con noi un rapporto diretto, un dialogo limpido, quanto crede in noi giovani. Ed è bello che il Papa si riferisca alla giovinezza non tanto come a un’età anagrafica quanto come a uno stato del cuore, qualcosa che riguarda tutti.
La storia della salvezza è piena di esempi di giovani nell’antico e nel nuovo testamento che hanno incarnato la santità, anche semplicemente affidandosi al Signore, riuscendo ad andare oltre le loro paure. Questo ci insegna che siamo più delle nostre fragilità e delle nostre mancanze. Tra i tanti che l’esortazione richiama, il pensiero corre al Beato Piergiorgio Frassati, giovane di Ac, impegnato a testimoniare la fede con gioia tra i suoi amici e a servizio dei poveri.
Con questa lettera il Papa non vuole dare una risposta a tutte le domande dei giovani né a tutte le questioni pastorali, ma l’esortazione costituisce una tappa ulteriore del percorso sinodale. Questo è visibile anche dai tanti richiami del documento finale del Sinodo e del documento della Riunione Presinodale che si leggono nel testo e ciò ci dice quanto il contributo di tutti in questo cammino sinodale è stato prezioso.

Risuona forte nella lettera l’invito ad essere giovani protagonisti di questo tempo, a non considerarci (e a non farci considerare) il futuro, ma il presente, perché siamo l’adesso di Dio. Ci chiede di mostrare il meglio dell’impegno di cui siamo capaci non da soli, ma nella Chiesa e con la Chiesa, che nonostante gli errori e le ombre, è chiamata continuamente a rinnovarsi e a non perdere entusiasmo. Potrà farlo solo se tornerà continuamente alla fonte, al Signore. Abbiamo il compito di aiutare la Chiesa a essere sé stessa e rimanere giovane (CV, 37) con il nostro slancio, le nostre intuizioni, la nostra caparbietà. Per farlo dobbiamo avere il coraggio di correre senza indugio verso la meta, «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente» e l’umiltà e la pazienza di attendere chi non è ancora arrivato (cfr. CV 299).

Papa Francesco richiama l’attenzione su alcune condizioni della gioventù, a partire dallo sfruttamento, dalle sofferenze e dai maltrattamenti che molti giovani devono subire, spesso vittima di persecuzioni ed esclusione sociale. Davanti a questi drammi la Chiesa e la società non possono rimanere immobili e farci l’abitudine. Francesco desidera una Chiesa che sa piangere, perché una Chiesa che non sa non piangere non è madre. Lo stesso invito fa a ciascuno di noi: «cerca di imparare a piangere per i giovani che stanno peggio di te. La misericordia e la compassione si esprimono anche piangendo. Se non ti viene, chiedi al Signore di concederti di versare lacrime per la sofferenza degli altri. Quando saprai piangere, soltanto allora sarai capace di fare qualcosa per gli altri con il cuore» (CV, 76).

Nell’annunciare nel capitolo quattro le tre grandi verità - Dio ti ama, Cristo è il tuo salvatore, Egli vive – il Papa ci invita a crederci fermamente e a farci trasportare dallo Spirito Santo per entrare sempre di più nel cuore di Gesù e riscoprire la sua amicizia. Questo ci aiuterà a vivere una vita piena e ad accogliere il monito: «giovani, non rinunciate al meglio della vostra giovinezza, non osservate la vita dal balcone. Non confondete la felicità con un divano e non passate tutta la vostra vita davanti a uno schermo. Non riducetevi nemmeno al triste spettacolo di un veicolo abbandonato. Non siate auto parcheggiate, lasciate piuttosto sbocciare i sogni e prendete decisioni. Rischiate, anche se sbaglierete. Non sopravvivete con l’anima anestetizzata e non guardate il mondo come se foste turisti. Fatevi sentire! Scacciate le paure che vi paralizzano, per non diventare giovani mummificati. Vivete! Datevi al meglio della vita! Aprite le porte della gabbia e volate via! Per favore, non andate in pensione prima del tempo» (CV, 143).

È un invito che smuove il cuore, che ci fa dire che il tempo non ci può scivolare addosso, che le scelte che facciamo devono essere delle scelte consapevoli che fanno bene a noi e agli altri, che non ci dobbiamo far schiacciare dall’ansia e che dobbiamo reagire per sognare sempre di più e realizzare i nostri sogni. Come un padre, Papa Francesco si preoccupa della nostra vita e della nostra crescita. Ha a cuore la nostra vita spirituale e ci spinge a non scollegarci da Gesù («così come ti preoccupi di non perdere la connessione a Internet, assicurati che sia attiva la tua connessione con il Signore» – CV,158).
Ci invita a vivere percorsi di fraternità autentici, che sanno di amore fraterno, gioioso e misericordioso per non chiuderci dentro di noi e sognare insieme agli altri; ci sprona ad impegnarci, ad andare oltre l’amicizia tra coetanei e a costruire l’amicizia sociale e cercare il bene comune; ci chiede di essere giovani missionari e di testimoniare il Vangelo ovunque con la nostra vita.

È bellissima l’immagine del giovane con radici: «a volte ho visto alberi giovani, belli, che alzavano i loro rami verso il cielo tendendo sempre più in alto, e sembravano un canto di speranza. Successivamente, dopo una tempesta, li ho trovati caduti, senza vita. Poiché avevano poche radici, avevano disteso i loro rami senza mettere radici profonde nel terreno, e così hanno ceduto agli assalti della natura. Per questo mi fa male vedere che alcuni propongono ai giovani di costruire un futuro senza radici, come se il mondo iniziasse adesso» (CV, 179). Avere delle radici salde, forti, ci permette di vivere la giovinezza con il cuore libero, di camminare sulla nostra strada nonostante le paure. Dobbiamo custodire le nostre radici, renderle sempre più forti, provando ad aiutare anche altri giovani ad avere le radici forti ed essendo disposti a farci accompagnare da chi è più grande di noi, che non vende finte realtà, ma storie belle, fatte di sacrifici, di sogni realizzati o andati male, di vite vere e generative. Ecco perché non possiamo trascurare il rapporto con i gli anziani, custodi di vita, tradizioni, sbagli e bellezze.
Papa Francesco ribadisce l’importanza di una pastorale giovanile sinodale «dove si manifesti realmente che siamo una Chiesa con le porte aperte» (CV, 234) e in cui giovani sono gli attori della stessa pastorale, per rispondere meglio all’esigenza di formare e accompagnare tutti i giovani.

Gli ultimi due paragrafi sono dedicati alla vocazione e al discernimento: «per realizzare la propria vocazione è necessario sviluppare, far germogliare e coltivare tutto ciò che si è. Non si tratta di inventarsi, di creare sé stessi dal nulla, ma di scoprirsi alla luce di Dio e far fiorire il proprio essere» (CV, 257) provando a tendere sempre verso una vocazione che è anche servizio agli altri, che nella vita di noi giovani si esprime nella famiglia e nel lavoro. Ciò si può fare solo se ci esercitiamo nel discernimento, dandoci spazi di silenzio e di preghiera per riconoscere e costruire la nostra vocazione e sull’esempio della giovane Maria, rispondere “SI”.

Concludiamo con le parole del Papa, raccogliendo l’invito a farci travolgere dalla lettura di questa esortazione apostolica e ad essere giovani che non si scoraggiano: «un giovane non può essere scoraggiato, la sua caratteristica è sognare grandi cose, cercare orizzonti ampi, osare di più, aver voglia di conquistare il mondo, saper accettare proposte impegnative e voler dare il meglio di sé per costruire qualcosa di migliore. Per questo insisto coi giovani che non si lascino rubare la speranza e ad ognuno ripeto: “Nessuno disprezzi la tua giovane età” (1 Tm 4,12)» (CV, 15).

La nota del FIAC sull’esortazione

*Vicepresidenti nazionali e assistente del Settore giovani di Ac