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Il desiderio di unità oltre le divisioni

VOGLIA DI EUROPA

Il 9 maggio è lo European Day, istituito  a memoria della Dichiarazione Schuman nel 1950, che diede il via al processo di unione tra le nazioni europee. Quest’anno ha un sapore particolare perché l’1 novembre 2023 festeggeremo i 30 anni dalla nascita dell’Unione Europea. Nel 1993 infatti, entrava in vigore il Trattato sull’Unione Europea, meglio noto come Trattato di Maastricht, firmato l’anno prima dai rappresentanti dei 12 stati, che all’epoca erano membri della Comunità economica europea (Cee). Di fatto, è la data in cui nasce l’Unione europea (UE) per come la conosciamo oggi.

Il percorso che ha portato alla firma di questo trattato è formato da una serie di tappe e nasce con dei precisi ideali, tra cui pace, stabilità, libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani, per porre fine ai numerosi conflitti, culminati nella Seconda guerra mondiale.

Trent’anni dopo la sua nascita, il periodo in cui stiamo vivendo può essere considerato come uno dei più cruciali della storia dell’UE, per svariate ragioni.

Anzitutto, oggi l’UE si trova ad affrontare diverse sfide globali, come la lotta contro il cambiamento climatico e la gestione di politiche migratorie che richiedono una risposta coordinata e integrata da parte dei Paesi membri.

In secondo luogo, la crisi pandemica, ulteriormente aggravata dalla crisi energetica, ha fatto sì che a livello economico venisse messo in atto uno sforzo senza precedenti da parte dell’Europa. Il programma NextGenerationEU ha messo a disposizione circa 750 miliardi di euro per i 27 Stati membri con particolari criteri di allocazione, tutti orientati al raggiungimento dell’obiettivo di un’Europa più green, più digitale e più equa.

Nonostante gli enormi sforzi economici e politici, oggi c’è una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni europee da parte di molti cittadini dei Paesi membri. La corrente dei sovranisti è infatti molto rappresentata in Europa e pone gli interessi nazionali davanti a quelli comunitari. Essere parte dell’Unione Europea non sembra più essere un valore, quanto una limitazione ai poteri dei singoli Stati.  

È paradossale che l’appartenenza all’UE viene valorizzata maggiormente dai Paesi che ancora non ne fanno parte, in primis Moldavia, Ucraina e Georgia, dove la tutela della democrazia negli ultimi anni è stata, ed è tuttora, messa a repentaglio a causa dell’influenza russa.

Da diverso tempo la maggioranza dei cittadini di questi Paesi sogna l’occidente (basti pensare all’Euromaidan, risalente ormai a quasi 10 anni fa), ma da qualche mese sono stati mossi dei passi concreti. Infatti, nel 2022 tutti e tre i paesi hanno fatto domanda di adesione per diventare membri dell’UE, e le bandiere blu con stelle gialle vengono sventolate a fianco delle bandiere nazionali, come è successo l’11 novembre scorso nella piazza centrale di Kherson, in Ucraina, subito dopo essere stata liberata dall’occupazione russa, o come è successo più recentemente a Tbilisi, capitale della Georgia.

A inizio marzo, in Georgia, ci sono stati tre giorni di proteste molto accese, per l’approvazione della cosiddetta “legge degli agenti stranieri”, poi ritirata, somigliante in modo piuttosto esplicito a una legge russa approvata nel 2012, che Putin ha utilizzato per chiudere stampa libera, ONG e associazioni, e per impedire qualsiasi forma di dissenso. L’eventuale approvazione di questa legge, condannata da Parlamento Europeo, Consiglio Europeo e ONU, avrebbe reso sostanzialmente impossibile l’entrata della Georgia all’interno dell’Unione.

Migliaia di persone sono scese in piazza a protestare in difesa dei valori democratici. Come testimoniato da un video, l’emblema del sentimento europeista è rappresentato da una donna che, di fronte ai forti getti d’acqua delle forze dell’ordine, resiste sventolando la bandiera dell’Unione, prima da sola e poi supportata da tanti altri sostenitori. Immagini come questa devono toccarci nel profondo e devono interrogarci su quanto siamo consapevoli della fortuna che abbiamo nell’essere parte dell’UE.

La voglia d’Europa che c’è in tutti quei Paesi in cui il sogno occidentale è ancora molto lontano, dovrebbe farci capire cosa significhi profondamente quella bandiera blu con le stelle gialle e dovrebbe ricordarci quali sono i valori che rappresenta. Essa non è emblema dei problemi del nostro tempo, bensì è simbolo di libertà. È la raffigurazione degli ideali sognati da chi venne prima di noi, in risposta a violenza ed oppressione, e tuttora desiderati da chi ne sta fuori. Ciascuno di noi dovrebbe ricordarsi ogni tanto di sventolarla con orgoglio, per non lasciare mai sottinteso la fortuna di essere parte dell’UE, per sostenere ancora una volta l’unità nella diversità

Come MSAC, abbiamo provato a riflettere su cosa significhi essere in UE oggi, ponendo attenzione, in particolare, alla questione economica e umanitaria. Sul sito largostudenti.it, in allegato all’articolo, oltre alla scheda formativa “Voglia di Europa”, possiamo trovare anche le schede formative dello scorso triennio per ulteriori approfondimenti sul tema.

Buona lettura!

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