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Un tempo per riconoscere, per fermarsi, per ripensarsi. Abitando le nostre relazioni con Audacia, Prossimità e Riconciliazione

Quaresima: verso la libertà

Con il rito delle imposizioni delle Ceneri ha inizio un nuovo tempo di Quaresima, dono propizio della grazia di Dio in preparazione alla Pasqua di risurrezione e rinascita. Nel Messaggio per la Quaresima, il Santo Padre, papa Francesco, ci invita a ripercorre gli stessi passi del popolo d’Israele guidato da Mosè nella liberazione dalla schiavitù egizia e in cammino verso la Terra promessa.
Questo tempo favorevole diventa per tutti noi – ancora una volta ma con lo stupore e l’impegno della pria – un passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà. Riprendendo le parole del papa, riconosciamo che il tempo di grazia che ci viene donato, tempo di conversione e di rinnovamento, può essere interpretato con tre atteggiamenti specifici

Un tempo per riconoscere

«L’esodo dalla schiavitù alla libertà non è un cammino astratto. Affinché concreta sia anche la nostra Quaresima, il primo passo è voler vedere la realtà. Quando nel roveto ardente il Signore attirò Mosè e gli parlò, subito si rivelò come un Dio che vede e   ascolta» (papa Francesco).
Alcuni autori fanno derivare il termine “concreto” da cum crescere, “crescere insieme”, cioè tener conto della pluralità dei fattori che insieme costituiscono il processo di maturazione. Riconoscere nella gratitudine e nell’umiltà ciò che ci è stato affidato, i nostri talenti e anche le nostre fragilità, è il principale atteggiamento per poter fare i conti con la complessità della realtà ed avere uno sguardo che sappia tenere tutto insieme per poter costruire percorsi che accrescano in noi la fede, una fede che si concretizza nella chiamata alla vita del Signore. È Lui che ci ama per primo (cfr. 1 Gv 4,19) e ci affida il ministero della riconciliazione (cfr. 2 Cor 5,18) perché possiamo costruire una nuova fraternità superando disuguaglianze e incomprensioni.
La libertà, dunque, trova la sua ancora nella parola della Riconciliazione perché il dono dell’amore di Dio rifiorisca nei nostri cuori e ci dia la possibilità di riconoscere quei conflitti che interrompono i nostri percorsi di crescita: il conflitto con noi stessi, con le paure e le inconsistenze che ci portiamo dentro; il conflitto con gli altri, con la fatica di accogliere l’altro per ciò che è; il conflitto con Dio, con l’incapacità di riconoscerlo sempre Padre di misericordia. Nel conflitto noi riconosciamo il desiderio profondo di bene che portiamo nel cuore e ci apriamo alla speranza.

Un tempo per fermarsi

«Fermarsi in preghiera, per accogliere la Parola di Dio, e fermarsi come il Samaritano, in presenza del fratello ferito. L’amore di Dio e del prossimo è un unico amore. Non avere altri dèi è fermarsi alla presenza di Dio, presso la carne del prossimo. Per questo preghiera, elemosina e digiuno non sono tre esercizi indipendenti, ma un unico movimento di apertura, di svuotamento: fuori gli idoli che ci appesantiscono, via gli attaccamenti che ci imprigionano. Allora il cuore atrofizzato e isolato si risveglierà» (papa Francesco).
Il tempo quaresimale è il tempo contempl-attivo per eccellenza. Un tempo in cui rallentare, un tempo non fagocitato dai nostri molteplici impegni quotidiani, un tempo che ci dia del tempo per riflettere, meditare, gustare il dono della Parola. Un tempo in cui fermarsi per farsi accanto perché sicuramente ci sarà lì dinnanzi a noi un bisognoso del nostro tempo e di un ascolto profondo e generativo. Occorre fare spazio, lasciar andare ciò che è superfluo per far entrare realmente nella nostra storia l’A/altro.
Simon Weil direbbe che la Quaresima ci insegna «l’attesa, l’immobilità vigile e fedele che dura all’infinito e nessun evento può scuotere». Si tratta di un’attesa che in nell’apertura radicale all’altro diviene «la forma più rara e più pura di generosità».
La libertà si concretizza, così, nella Prossimità a Dio per diventare compagni di viaggio ai fratelli e alle sorelle che incontriamo sul nostro cammino e per donare loro le energie migliori della nostra esistenza.

Un tempo per ripensarsi

«La forma sinodale della Chiesa, che in questi anni stiamo riscoprendo e coltivando, suggerisce che la Quaresima sia anche tempo di decisioni comunitarie, di piccole e grandi scelte controcorrente, capaci di modificare la quotidianità delle persone e la vita di un quartiere: le abitudini negli acquisti, la cura del creato, l’inclusione di chi non è visto o è disprezzato» (papa Francesco).
Nell’annuncio fedele del Vangelo, la Chiesa continua a conformare i suoi figli alla Parola perché essi siano portatori nel mondo del messaggio evangelico, costruttori di una civiltà pienamente umana perché solidale e fraterna. In un tempo ancora segnato da guerre, divisioni (all’interno e fuori della Chiesa), individualismi caratterizzati dall’indifferenza sociale, bisogna correre il rischio della fedeltà al Vangelo e, quindi, il rischio dell’incomprensione e della sofferenza, della solitudine e della sconfitta. Si tratta del rischio del chicco di grano seminato nella terra fertile che porta alla morte per dare molto frutto (cfr. Gv 12,24). Il rischio evangelico, che ci viene raccontato anche nelle parabole, ci dice le modalità con cui Dio va alla ricerca dei suoi figli: parliamo di un rischio che conduce sempre alla gioia vera, la gioia di aver ritrovato il proprio figlio (cfr. Lc 15,32).
La libertà è Audacia e ci permette di raggiungere la terra promessa tutti insieme: è questo lo stile che dobbiamo acquisire per progettare insieme percorsi che diano alla nostra gente la percezione e la possibilità di condurre la propria vita verso una terra benedetta, in cui ciascuno può ritrovarsi da figlio amato e realizzare il proprio sogno di felicità.

La Riconciliazione, la Prossimità e l’Audacia diventino per tutti noi, in questa Quaresima e oltre, lo stile con cui abitare le nostre relazioni, le nostre scelte quotidiane e la modalità con cui testimoniamo il Vangelo della Risurrezione.

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