Vademecum per il Rosatellum

Note di politica/4. Nel «cambiamento d’epoca» in cui siamo immersi possiamo testimoniare ogni giorno il valore della partecipazione. Ciascuno col proprio passo è chiamato a fare la propria differenza; ricordando che quella partecipazione è stata scolpita nella nostra Costituzione in tempi non meno difficili di quelli odierni. Ma che vive, ogni giorno, sulle nostre gambe

Verso le elezioni 

Muoviamo dall’epilogo istituzionale della XVIII Legislatura: la crisi del Governo Draghi (il terzo della Legislatura); lo scioglimento anticipato delle Camere da parte del Presidente della Repubblica; la convocazione dei comizi elettorali sono i passaggi principali della transizione istituzionale in atto, maturati in un contesto dalla complessità, internazionale e nazionale, probabilmente inedita (per leggere gli altri contributi cliccare qui).

I riflessi, specie sociali ed economici, della pandemia; l’attuazione del Pnrr, e le difficili procedure e negoziazioni, a essa connesse, tra livelli sovranazionali, nazionali, locali; le ricadute della guerra russo-ucraina, specie sul piano degli equilibri internazionali ed economici sono soltanto alcuni dei temi al centro del dibattito; ma bastano a tratteggiare la delicatezza della congiuntura storica in cui si collocano.

Sul piano istituzionale interno – evidentemente, in questa sede, senza potere esaminare gli ulteriori (troppi!) temi aperti – occorre almeno citare quelli che assumono una rilevanza dirimente in vista delle imminenti elezioni: circostanze, insomma, che hanno condizionato le modalità di formazione delle liste e di costruzione del consenso; e che stanno accompagnando, in queste settimane, la formazione di ciascuno verso il voto.

Si pensi, almeno, ai riflessi (specie politici) dell’abbassamento dell’età per l’elettorato attivo al Senato (da 25 a 18 anni); alle conseguenze (specie istituzionali e organizzative) correlate alla riduzione del numero dei parlamentari, nonché all’incompiuto adeguamento delle relative regole interne (specie per la Camera dei deputati); alle ricadute (politiche, istituzionali, sociali) della legge elettorale e dei suoi imperdonabili limiti (specie in termini di partecipazione, legittimazione del potere, costruzione della rappresentanza).

Com’è negli intendimenti di queste Note di politica, con questi temi e con i connessi profili tecnici e di contesto, occorre provare a fare i conti; senza stancarsi di confrontarsi – soprattutto – con le regole elettorali che determineranno la costruzione del Parlamento della XIX Legislatura; regole, in questo contributo, oggetto di maggiore riguardo. 

Il sistema elettorale 

L’attuale sistema elettorale – cd. Rosatellum – per l’elezione dei componenti di Camera e Senato (l. n. 165 del 2017) è di tipo misto: in prevalenza proporzionale; con innesti maggioritari.

La quota maggioritaria (componente uninominale) è del 37% dei seggi: 147 alla Camera; 74 al Senato; tale quota è assegnata ai candidati più votati nell’ambito di collegi uninominali, secondo una ripartizione su base nazionale; e a seguire nelle circoscrizioni regionali o infraregionali.

La quota proporzionale (componente plurinominale) è del 61% dei seggi: 245 alla Camera; 122 al Senato; cui si aggiunge il residuo 2% dei seggi della circoscrizione estero: 8 deputati; 4 senatori. Per l’assegnazione dei seggi si procede su base regionale (art. 57 Cost.); nell’ambito di collegi plurinominali; con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti (art. 83, co. 1, lett. f, del d.P.R. 361/1957); con clausole di sbarramento calcolate, alla Camera e al Senato, su base nazionale.

Ancor più nel merito: sono ammessi alla ripartizione le coalizioni che abbiano ottenuto il 10% dei voti validi su base nazionale (coalizione composte da liste che abbiano conseguito il 3%) oppure che sia rappresentativa di minoranze linguistiche (minoranze che abbiano ottenuto il 20% dei voti nella Regione in cui sono tutelate, ovvero i cui candidati siano stati eletti in almeno ¼ dei collegi uninominali della circoscrizione); le liste singole, ovvero collegate a una coalizione che non abbia raggiunto il 10%, che abbiano ottenuto almeno il 10% dei voti; mentre si escludono dal computo dei voti quelli delle liste collegate che abbiano ottenuto meno dell’1% dei voti validi.

Formazione delle liste: parità di genere e candidature multiple 

Nei collegi plurinominali i candidati sono eletti in base al numero di seggi spettanti, e secondo l’ordine (bloccato!) di presentazione nelle liste: queste, in continuità con la giurisprudenza costituzionale sul tema, si compongono di non meno di 2 e non più di 4 candidati; più incentivata la parità di genere (si prevede, a pena di inammissibilità, che l’ordine dei candidati in lista segua l’alternanza di genere; e che un genere sia rappresentato non oltre il 60% rispetto all’altro).

È consentita la candidatura multipla in entrambi i rami del Parlamento: è praticabile in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali (fino a un massimo di cinque); nell’ipotesi in cui il candidato (“pluricandidato”) risulti eletto in più collegi (“plurieletto”), sono stabiliti alcuni criteri di prevalenza: nel caso in cui il candidato sia eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali, è proclamato in relazione alla candidatura nel collegio uninominale; in caso di elezione in più collegi plurinominali, il candidato è proclamato eletto in relazione alla candidatura nel collegio in cui la lista di riferimento abbia ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti del collegio.

Modalità di esercizio del voto

Quanto all’esercizio del voto: all’elettore sono consegnate due schede (una per la Camera e una per il Senato) utili sia per la quota maggioritaria, che per quella proporzionale. L’elettore può, quindi, alternativamente: a) barrare solo il simbolo (così votando la lista e il candidato all’uninominale collegato); b) barrare solo il candidato all’uninominale (così estendendo il voto alla lista o alle liste che lo sostengono – in tal caso proporzionalmente); c) esprimere la preferenza sia per il candidato all’uninominale che per un singolo partito della coalizione. Non è consentita, invece, la modalità di voto di preferenza nel plurinominale; e neppure del voto disgiunto (il voto per un candidato nell’uninominale e per una lista a lui non collegata nel proporzionale è nullo).

Qualche considerazione conclusiva 

Il dibattito sul sistema elettorale e sulle diverse questioni istituzionali citate riconduce a riflessioni risalenti, da sempre al centro dell’attenzione dell’Ac. Si tratta di temi variamente correlati al voto democratico e alle sue modalità di esercizio; alla formazione della rappresentanza politica e al legame tra eletti ed elettori, tra territori e istituzioni; al sistema dei partiti, e alle sue incessanti trasformazioni; ai progetti di riforma delle istituzioni e della politica.

In un periodo così difficile, segnato da una crisi non solo economica, ma anche da una dilagante disaffezione alla vita sociale e politica, occorre riappropriarsi degli strumenti della partecipazione democratica. Forse la prima emergenza – tra le innumerevoli in campo – è quella civica: l’unico antidoto alle pulsioni populiste e antidemocratiche risiede nella capacità di formarci come cittadini.

L’instabilità degli assetti istituzionali e la precarietà della progettazione politica e legislativa (senza volersi intrattenere sullo spettacolo, inconsistente e irresponsabile, di taluni palcoscenici politici) specie in questo tempo in cui il Paese è chiamato all’attuazione di impegni non più rinviabili – alimenta sempre maggiore sfiducia verso la partecipazione e le istituzioni democratiche. In questo quadro, l’astensionismo è il primo nemico da combattere: pur nella consapevolezza dei limiti – a partire da quelli istituzionali – in cui il cittadino responsabile è ingabbiato, occorre perseverare in un’opera – difficile ma lungimirante – di costante alfabetizzazione democratica e di costruzione di reti di passione per il bene comune.

La partecipazione – dovere oltre che diritto del cittadino – non può essere intermittente: innanzi a una chiamata elettorale ciascuno deve coltivare con senso di responsabilità la propria vocazione democratica: vocazione che si realizza nella libertà di voto; e voto che è tale – cioè libero – solo se informato e consapevole. Ma, benché faticosa, tale responsabilità va esercitata nel tempo, oltre le elezioni, senza fare sconti ad alcuno. D’altronde, la cura del bene comune – come ha insegnato Vittorio Bachelet – appartiene alla vigilanza quotidiana: è esercizio di cittadinanza attiva; pensiero critico e azione fattiva che, a partire dal giorno dopo le elezioni, devono restare al centro dell’impegno – informato, severo, costruttivo – di ciascuno.

Nel «cambiamento d’epoca» in cui siamo immersi, e di cui talvolta percepiamo solo parzialmente i riflessi, possiamo e dobbiamo tentare di testimoniare ogni giorno il valore della partecipazione. Ciascuno col proprio passo, piccolo o grande, è chiamato a fare la propria differenza; ricordando, senza retorica e con autentico slancio, che quella partecipazione è stata scolpita nella nostra Costituzione in tempi non meno difficili di quelli odierni; ma che vive, ogni giorno, sulle nostre gambe.

Autore articolo

Umberto Ronga