Un Sinodo per il Creato e per tutta la Chiesa

Unità nella Diversità

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Dal 6 al 27 ottobre Roma ospiterà il Sinodo dei vescovi «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale», un grande evento ecclesiale che mette al centro della riflessione un’area specifica e particolare del mondo, sebbene ampia e di incredibile ricchezza e complessità. Un mondo a parte, potremmo dire, così lontano e così diverso dal nostro mondo. Eppure è lo stesso mondo. Sempre più interconnesso, interagente, interdipendente. Diversità e Unità sono dunque le prime cifre di questo importante appuntamento, quelle che lo preannunciano. E sono un’intuizione di Francesco.

Oggi, grazie a questo Papa, la Chiesa si è aperta alla diversità, come mai nella sua storia terrena. Tutto il magistero di Bergoglio ce lo narra: basta leggere l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, la lettera enciclica Laudato si’ e la Costituzione apostolica Episcopalis communio, tre imprescindibili documenti da cui attingere se si vuole promuovere un’autentica conversione pastorale, ecologica e sinodale, e che sono - non a caso - alla base sia dell’Instrumentum laboris che del Documento preparatorio al Sinodo per l’Amazzonia.
Nello specifico, e più semplicemente, diciamo: i Paesi latinoamericani della Panamazzonia sono un’espressione della diversità latinoamericana, che dev’essere accolta senza remore e con grande apertura dalla Chiesa d’Europa e di tutto il mondo. Poiché la Chiesa dell’America Latina può senza dubbio apportare nuova luce alla Chiesa europea e del mondo, così come la Chiesa d’Europa può e deve dare luce antica a quei territori, solo geograficamente lontani. Unità nella diversità, allora, quale volto dell’Universalità.
Non è forse vero, come ci ricorda Francesco: una sola cultura non può esaurire la ricchezza del Vangelo.

La Chiesa tutta, non solo quella amazzonica, ha bisogno di guardare avanti, ha bisogno di nuovi cammini, di non temere la novità, di non ostacolarla, di non fare resistenza. Evitando - e anche qui usiamo le parole di Francesco - di portarci appresso ciò che è vecchio, come se fosse più importante di ciò che è nuovo. Vecchio e nuovo devono piuttosto coniugarsi; la novità deve rafforzare e incoraggiare il cammino. Questo papato, il suo magistero, lo stesso appuntamento romano, «sono un invito ad avere fiducia nello Spirito», ci ha ricordato di recente il card Cláudio Hummes, relatore generale al Sinodo. Sono l’invito «a procedere, ad alzarsi e a non restarsene statici e troppo sicuri della nostra teologia, della nostra visione delle cose, in un atteggiamento di difesa. Il passato non è pietrificato, deve fare sempre parte della storia, di una tradizione che si muove verso il futuro. Ogni generazione deve continuare ad avanzare per contribuire alla ricchezza di questa grande tradizione».

In una parola, la Chiesa dev’essere Profetica. Che non è soltanto gridare, denunciare e additare. Il profetismo è molto di più. È illuminare, aiutare l’altro ad accettare un dialogo. Poiché - è sempre Francesco - solo «nell’incontro dialogico saremo capaci di ascoltare, di comprenderci, di disporci a ricevere la luce del Vangelo di Gesù Cristo».
Una dimensione quella profetica che non interpella solo i cristiani, ma è precondizione per quanti intendano far propria l’ecologia integrale a cui Francesco chiama l’intera umanità e che è obiettivo del Sinodo.
Una ecologia che interpella a fondo gli attuali modelli di sviluppo e di produzione; l’enorme progresso tecnologico, sempre più sofisticato, che ha messo nelle mani dell’uomo uno straordinario potere di intervento sulla natura. Lo ha reso capace di produrre sempre più beni, a qualsiasi costo, a scapito sia della natura stessa sia delle persone o delle comunità umane. Come se il Pianeta fosse qualcosa che abbiamo trovato per strada e possiamo sfruttare, degradare e depredare senza farci scrupoli.

La tecnologia dà all’uomo odierno la possibilità di accumulare sempre più beni materiali. I popoli indigeni, al contrario, non accumulano beni, bensì relazioni con le persone e con l’universo. Ci insegnano che sono molto più importanti le relazioni umane, le relazioni comunitarie.

Papa Francesco attraverso il Sinodo per l’Amazzonia da lui fortemente voluto ci dice, ancora una volta, che noi uomini, in quanto dotati di intelligenza e di volontà libera, abbiamo uno specialissimo dovere di prenderci cura della terra, perché Dio ci ha dato l’intelligenza e la capacità di amare, di accudire, di amministrare bene colei che ci dà sostentamento. Ma non possiamo procurarci questo sostentamento a costo degli altri esseri creati e degli altri fratelli e sorelle. Tutto è connesso. Tutto è Unità nella Diversità.