Tra micro e macro, la via di uno sviluppo sostenibile

Un'altra vita è possibile

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Lorenzo Caselli* - Viviamo un tempo complesso, contradditorio, ambiguo. Un tempo che sembra caratterizzarsi per una sorta di crisi della ragione nel senso di crisi delle categorie concettuali e strumentali con le quali l’uomo si rapporta a se stesso, agli altri uomini, alla natura.
La scienza è oggi una forza direttamente e immediatamente produttiva, potenzialmente in grado di trasformarsi in organizzazione sociale, modalità di vita. La velocità dei cambiamenti sopravanza in non pochi casi la nostra capacità di comprensione, valutazione, assimilazione. Nel contempo il gioco perverso di un capitalismo finanziario speculativo è giunto al capolinea e sta trascinando con sé stati, istituzioni, imprese, la vita di miliardi di persone.
Mancano punti di riferimento stabili, univoci. Non è agevole individuare valori e norme condivisi in grado di orientare verso il bene comune. Le ideologie e gli ordinamenti tradizionali vanno in crisi nel mentre aumentano le distanze tra i cittadini e le istituzioni civili ed economiche. Contano le dimensioni individuali, privatistiche, di gruppo corporativo.
Gli stili di vita si moltiplicano e anche si contrappongono. La cultura si frammenta in subculture tra loro incomunicanti. Risulta estremamente difficile costruire delle scale di priorità. Prevale l’incertezza, il disagio, la precarietà. Nel vuoto etico della globalizzazione emergono e si diffondono nuovi poteri incontrollati e incontrollabili.
Messo con le spalle al muro l’uomo deve ricostruire se stesso. Il sentiero è stretto ma percorribile. Non mancano segni di inquietudine e anche di speranza. Sempre più ci si interroga sulla validità e sui rischi dei modi di agire a livello di produzione, consumo, utilizzo delle risorse ambientali. Si fa strada la consapevolezza della necessità di modelli plurali e interdipendenti di modernizzazione, in grado di sviluppare le capacità e le peculiarità delle persone secondo le loro specificità in un’ottica di sostenibilità.
Ci si accorge che non si è soli e che si è responsabili verso gli altri e la natura che dipendono, per il bene e per il male, dalle nostre azioni. E la catena della responsabilità non ha confini né di spazio né di tempo. Tutto si tiene. Emergono nuovi diritti a livello sociale ed economico, diritti di autodeterminazione e autorealizzazione. Ma la loro esigibilità presuppone il riferimento a nuovi doveri verso l’ambiente e verso le generazioni future.
Educare al bene comune è educare allo sviluppo di ogni uomo e di tutto l’uomo. La società non può sopravvivere se dotata solo di sapere cognitivo e non anche di capacità suscitative di fede, di sentimenti di partecipazione, di impegno capace di combinare la ragione con la coscienza, con la intenzionalità progettuale degli attori.
Ciò di cui il nostro Paese necessita disperatamente è un nuovo progetto di modernizzazione in grado di portarlo a ricomporre tecnica e senso, competitività e integrazione sociale, capitale e lavoro. Il bisogno di etica, nei termini dianzi evidenziati, non nasce dalla paura ma dalla fiducia. L’uomo può essere amico dell’uomo. La fiducia si costruisce a partire dalla scala locale dando vita a reti di cooperazione, di solidarietà, di partecipazione nella ricerca di soluzioni condivise. Ciò nell’impresa, nella città, nella scuola nella prospettiva di un bene comune che non può avere confini predefiniti. Possiamo chiederci quale sia il luogo di origine della tensione etica e solidaristica da porre a fondamento di un modo diverso di intendere e gestire l’economia e la società. Tale luogo di origine sta, certamente, nel sapere, nella conoscenza, in un nuovo statuto della ragione, forse anche in un mutato sistema di convenienze globali (alla lunga l’etica e la solidarietà pagano). Purtuttavia, l’intelligenza costituisce condizione necessaria, ma non sufficiente. I grandi cambiamenti economici e sociali hanno anche bisogno del cuore ovvero di un amore strutturale per l’uomo nella sua totalità individuale e comunitaria.

*Economista dell’Università di Genova, Vice presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto “V. Bachelet” – Intervento al seminario “Grandi orizzonti e piccoli gesti: la sostenibilità come stile di vita”, promosso dal settore Giovani di Ac e dall’Ist. Bachelet (17 giugno 2916).