Un’alleanza per prendersi cura di una vita buona e giusta

Tenere insieme, tenersi insieme: accogliere la sfida della sostenibilità come opportunità per far crescere la dimensione comunitaria e concreta del prendersi insieme cura di una vita buona, più giusta per tutti, capace di futuro per tutti.

La profonda e diffusa crisi, non solo sanitaria ed economica ma soprattutto culturale e istituzionale, determinata dalla pandemia richiede una nuova capacità di visione e di elaborazione delle ragioni più profonde, prima che dei modelli organizzativi e delle regole che determineranno la nostra futura convivenza civile. Tra varianti epidemiologiche e continue emergenze sanitarie e sociali, la vita quotidiana sembra essere privata di una prospettiva di fiducia verso il futuro. E ancora di più la preoccupazione di perdere le proprie sicurezze prevale sul gusto del rischiare vie nuove aperte al futuro.
Il compito dei credenti, particolarmente dei laici che devono testimoniare il loro essere pienamente inseriti nella contemporaneità ma allo stesso tempo essere segno che dilata il tempo verso l’Eterno, è reagire alla tentazione dello smarrimento e della paura con una narrazione aperta alla Speranza. Un compito spirituale ed educativo, ma anche politico ed economico: organizzare la Speranza. Questa espressione del grande profeta salentino, il servo di Dio e vescovo di Molfetta don Tonino Bello, è risuonata con forza durante tutto il percorso della 49^Settimana Sociale di Taranto ed ha attraverso il cammino di elaborazione di percorsi concreti di conversione ecologica personali e comunitari, ecclesiali e civili.

La Speranza la si organizza elaborando nuove visioni di futuro o meglio facendo più spazio al futuro nei luoghi dove concretamente si costruisce e si dà forma alla vita comune: luoghi in cui re-imparare a “mettere insieme” e “tenere insieme”, a dialogare accogliendo le ragioni degli altri e imparando ad argomentare le proprie, luoghi in cui ritrovarsi a camminare insieme.
La conversione ecologica rilanciata con forza attraverso le Settimane Sociali incrocia così il percorso sinodale della Chiesa italiana e il compito dei laici, in particolare del laicato organizzato, è quello di promuovere una fertilizzazione reciproca tra questi due movimenti che la Provvidenza ci sta donando. Da un lato il richiamo alla concretezza di cambiamenti che per essere tali dovranno essere diffusi e comunitari: da progettare e costruire insieme.

Non basterà operare da soli sebbene la consapevolezza della responsabilità personale sarà una condizione necessaria da alimentare attraverso un impegno formativo e spirituale, e in tal senso andranno rimotivate le ragioni di un nuovo approccio comunitario, condiviso, cooperativo, fraterno.
Cambiamenti che richiedono di coniugare in modo concreto e sapiente tecnologie ed opportunità finanziarie con metodologie partecipate di selezione delle priorità e di coinvolgimento dei diversi portatori di interessa: occorre sperimentare un nuovo modo di concepire le politiche pubbliche rimettendo al centro la persona e la comunità.

Una chiave individuata dai più giovani nel processo avviato a Taranto è quella dell’Alleanza: un nuovo paradigma sociale “un modello di condivisione, di cooperazione e discernimento collettivo che ci permetta insieme di rigenerare e condividere i rischi della transizione” (dal Manifesto dell’Allenza proposto dai giovani).

L’Alleanza è il modo per declinare al futuro le ragioni della comunità: è un dispositivo sociale che genera fiducia ripartendo dalla prossimità, ma in questa “amicizia sociale” scopre le ragioni “alte e lunghe” di una fraternità universale. Il “noi più grande” che diventa l’alternativa alla tentazione di cercare da soli una via di uscita dalla crisi e di salvezza.
L’Alleanza rigenera le relazioni e le istituzioni, praticando ascolto e dialogo, riconoscimento e dialettica, distinzione e visione di insieme. Ritrovare il gusto di mettere insieme ogni apporto individuale, derivante dalla pluralità e diversità tanto delle competenze quanto delle opinioni, ma promuovendo un dialogo che è fecondo solo se stimola un dinamismo e una capacità di incontro reciproco.
L’Alleanza si pone obiettivi concreti, accoglie sfide che riguardano tutti e richiedono l’apporto di tutti. La concretezza non è meramente “utilità pratica” o efficienza nel raggiungimento delle soluzioni, ma riguarda il coinvolgimento di tutti e l’attivazione di ogni risorsa ed energia anche “nascosta, dispersa o mal utilizzata” – per citare Albert O. Hirschman – affinché ci sia davvero una mobilitazione diffusa e partecipata.

La transizione ecologica è indubbiamente una transizione energetica che riguarda tanto gli apparati industriali e tecnologici quanto le organizzazioni imprenditoriali e le concentrazioni di interessi finanziari che esse spesso rappresentano; l’avanzamento di tale progressione rischia notevolmente di essere vincolata alla profittabilità e alla convenienza strategica che tali coalizioni di interesse valuteranno nello scenario di opportunità che si sta delineando ma anche dai segnali che riceveranno dai mercati e dagli operatori economici. In tal senso si inserisce l’opportunità di rigenerazione etica dei comportamenti di consumo che definisce il paradigma del “voto con il portafoglio” e che ci consentirà di giocare la partita (difficile ma non impossibile) di torsione della transizione ecologica verso un sentiero più equo e di reale trasformazione del modello di sviluppo.

La sfida della sostenibilità, particolarmente quella formulata dall’Agenda 2030  con i suoi 17 obiettivi e 169 target molto puntuali e misurabili, se per un verso sta modificano il sistema di aspettative e di preferenze dei mercati orientando i sentieri tecnologici e strategici delle imprese e delle istituzioni, per altro verso costituisce un’opportunità per le comunità locali chiamate a reinterpretare localmente le sfide contenute nei diversi trade-off e tensioni tra gli stessi obiettivi dell’agenda. La scala locale e la dimensione comunitaria – come affermano diversi studiosi e osservatori – sono le coordinate che diventano necessarie perché la transizione ecologica agisca come vera trasformazione del modello di sviluppo. In tale prospettiva si inseriscono le iniziative e le scelte compiute dai delegati della 49^ Settimana Sociale svoltasi a Taranto, luogo emblematico in cui le tensioni e le contraddizioni diventano visibili e prendono forma nelle storie e nei drammi vissuti dalle persone nei territori.

Un impegno concreto che si articola in line operative di impegno cha ha il pregio di interfacciarsi con il quadro delle politiche pubbliche disegnato dalla Next Generation EU e dal PNRR italiano, ma che sono radicate e sostenute dal pensiero sociale elaborato in questi anni grazie agli stimoli del recente magistero sociale del papa e all’impegno di conversione pastorale che, non senza inerzie e fatiche, si sta animando all’interno delle diverse chiese locali.
Sempre cercando di tenere insieme il compito di realizzare una società più giusta attraverso una economia più umana che si prende cura dell’ambiente e la cura di comunità cristiane inclusive in continuo e costante ascolto dello Spirito e prossime alla vita quotidiane delle persone nei territori.
Tenere insieme, tenersi insieme: accogliere la sfida della sostenibilità come opportunità per far crescere la dimensione comunitaria e concreta del prendersi insieme cura di una vita buona, più giusta per tutti, capace di futuro per tutti.

Questo articolo è parte del dossier “Una nuova cura della casa comune” pubblicato dalla rivista online Benecomune.net (numero 12/2021).

Autore articolo

Giuseppe Notarstefano

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