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Inclusiva, fraterna e sinodale. Innamorata della pace, del bene comune e della democrazia. Che sa guardare al futuro leggendo i segni dei tempi/4

Un’Ac “ad alta intensità”

Fototeca Ac - Introduzione ai lavori del Convegno a cura della Presidenza nazionale Ac
Fototeca Ac - Introduzione ai lavori del Convegno a cura della Presidenza nazionale Ac

«Siamo qui per rinnovare la nostra fedeltà al Vangelo in questo cambiamento di epoca che ci chiede una creativa e lungimirante lettura dei segni dei tempi»: così il presidente nazionale Ac, Giuseppe Notarstefano, ha dato inizio ai lavori del Convegno dei presidenti e assistenti unitari diocesani e delle delegazioni regionali di Ac a Sacrofano. «A braccia aperte», come in Piazza San Pietro lo scorso 25 aprile, verso la Chiesa, il Paese, il mondo intero, «in un tempo di rifioritura della vita associativa ad ogni livello», ma anche «un tempo che ci chiede in primo luogo una diffusa e appassionata capacità di gratitudine, di cura e di corresponsabilità».

Una profonda e coraggiosa conversione spirituale

È da qui che parte un triennio associativo apertosi con la XVIII Assemblea nazionale dello scorso aprile e già caratterizzato dalla consapevolezza di essere chiamati come Ac «ad una profonda e coraggiosa conversione pastorale, animata da un discernimento comunitario e da uno stile sinodale che deve dare anima alla trasformazione che il mondo oggi attende».
Per Notarstefano si tratta di una conversione che è «ricerca di una vita associativa fraterna e inclusiva, capace di sguardo contemplativo e di nuova profezia, pienamente immersa nella complessa trama esistenziale e sociale, alla ricerca di alleanze per il bene comune, mostrando il volto di una Chiesa umile e prossima alle fragilità e alle povertà che rendono la vita delle persone sempre più vulnerabile, soprattutto in ragione di una globalizzazione che rivela la sua incapacità di ridurre le ineguaglianze e di affrontare i conflitti».

In Ac non possiamo e non vogliamo abituarci alla guerra

Veniamo da mesi che hanno visto lo svolgersi di importanti appuntamenti internazionali, alcuni ancora in corso come il G7, altri che si spera produrranno effetti in chiave normativa come il summit per il futuro delle Nazioni Unite, ma che, ad oggi, «non hanno favorito la ricerca di strumenti efficaci per affrontare la “Terza guerra mondiale a pezzi” che sta logorando numerose aree del mondo, a partire dalla “martoriata” Ucraina e dalla Terra Santa», ricorda il presidente dell’Ac. «Non possiamo e non vogliamo abituarci alla guerra, che ripudiamo convintamente, avvertendo il compito epocale di alimentare una cultura della non-violenza ad ogni livello della vita sociale attraverso il rafforzamento delle nostre istituzioni democratiche ma anche orientando concretamente e praticamente la vita economica e sociale alla pace, all’accoglienza dei migranti, alla cura del Creato e alla responsabilità verso i nuovi poteri emergenti dell’Intelligenza Artificiale e del suo impatto nelle istituzioni».

Artigiani della pace: un dovere politico

Per Notarstefano è «necessario e urgente una capillare e decisa mobilitazione per la Pace, che tuttavia deve accompagnarsi con il ritrovamento di una politica del dialogo che resista alla tentazione della strumentalizzazione e che sappia riconoscere che “la Pace è il dovere della politica”. Un ostinato e creativo dovere», come scritto nell’Appello per Pace sottoscritto a Trieste, lo scorso mese di maggio, dalle maggiori associazioni e movimenti ecclesiali del Paese.
«Un dovere che facciamo nostro oggi – sottolinea il presidente Ac – convinti come siamo che è necessario un lavoro artigianale che compete ai corpi intermedi e alle realtà associative come la nostra, che prende forma in un impegno culturale ed educativo instancabile e quotidiano, praticato attraverso il dialogo intergenerazionale, l’amicizia sociale e la ricerca di forme sociali capaci di coniugare libertà e responsabilità, condivisione dei beni e delle risorse e innovazione sociale, gratuità delle relazioni ed efficacia delle istituzioni».Tutto questo per Notarstefano è possibile «quando sappiamo orientare il nostro impegno quotidiano per realizzare una democrazia “ad alta intensità”», come ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla Settimana Sociale di Trieste .

Le via per un’Ac ad alta intensità

Un’associazione che si misura con l’urgenza dei cambiamenti climatici. Che non rimanere indifferenti, ma che promuovere e traduce in percorsi virtuosi quella “Ecologia della vita quotidiana” cui ci chiama Francesco, in modo da ripristinare un corretto, intelligente, armonico e contemplativo rapporto col Creato, con la consapevolezza che la cura della Casa comune non è solo appannaggio della politica internazionale e delle scelte dei grandi della Terra, ma anche frutto dei piccoli passi di ognuno di noi. Il “Contest Parrocchie Ecologiche” promosso dal Mlac ne è un esempio. Un modo, uno dei tanti promossi in Ac, per contribuire a far maturare nuovi stili di vita comunitari e personali, che diventino sempre più popolari e implementino abitudini e consumi.

Un’associazione che si misura con l’urgenza delle migrazioni

Oggi più che mai come associazione siamo chiamati ad essere ancora di più in mezzo alle persone, a chi soffre, con spirito accogliente e senza escludere nessuno. Lavorando perché si superino la cultura della diffidenza e della paura.

Un’associazione che si misura con le disuguaglianze

Recuperando la nostra sensibilità sociale e spirituale, essendo capaci di leggere “i segni dei tempi” in un mondo segnato da disuguaglianze sempre più profonde, che chiedono di divenire preoccupazione “prioritaria” di tutti i membri della comunità cristiana.

Un’associazione che si misura con il cammino della Chiesa in questo tempo

Siamo discepoli-missionari, chiamati a trovare nuove strade laicali per l’annuncio del Vangelo e a farlo con la Chiesa tutta che “è la nostra famiglia e noi non viviamo la nostra fede senza di essa”. Le riflessioni della Settimana sociale di Trieste ci hanno detto molto. La nostra associazione può dare il proprio contributo per la crescita di uomini e donne che siano buoni cristiani e buoni cittadini. Si tratterà, di farlo continuando ad animare il senso di partecipazione attraverso uno stile di dialogo e attraverso proposte che sorgano da un discernimento comunitario.

Democraticità e sinodalità come del resto missionarietà non sono solo parole

Parole che stanno a cuore alla nostra vita associativa ma sono anche esperienze che in questo momento interrogano la nostra Chiesa e che continuano a provocarci, sono sfide dentro le quali vogliamo stare, perché vogliamo prendere sul serio la stagione di rinnovamento che stiamo vivendo e che vediamo necessaria soprattutto nelle nostre parrocchie.

Un’associazione che si misura con la necessità di promuovere la “cultura dell’abbraccio”

Attraverso la costruzione di alleanze. Nel solco del Cammino sinodale della Chiesa, possiamo dire anche noi che tutto questo fermento deve “mettere in moto tutta l’Ac”, non solo per se stessa ma per tutta la Chiesa, “nella convinzione che costruire alleanze sia la chiamata a cui non possiamo e non vogliamo venir meno”. Non dimenticando mai che si costruisce dal basso all’alto, dunque rimanendo associazione popolare, capillare e intergenerazionale, a servizio delle nostre comunità. E nella convinzione che ogni nostro contributo è dono da condividere per far nascere insieme qualcosa di nuovo secondo il progetto di Dio.