La proposta dell’Ac per la terza età

Una risorsa preziosa e un dono

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di Maria Grazia Vergari* - «Tutti potete andare in missione anche se non tutti potete uscire nelle strade o nelle campagne. È molto importante il posto che date alle persone anziane che sono membri da lungo tempo o che s’incorporano. Si potrebbe dire: possono essere la sezione contemplativa e intercessore all’interno delle diverse sezioni dell’Azione Cattolica. Sono loro a poter creare il patrimonio di preghiera e di grazia per la missione. Come pure i malati. Questa preghiera Dio l’ascolta con tenerezza speciale. Che tutti loro si sentano partecipi, si scoprano attivi e necessari». È un passaggio bellissimo del discorso che Papa Francesco tenne il 27 aprile 2017 per i 150 anni dell’Azione cattolica, che mi piace ricordare mentre si concludono i lavori del Congresso internazionale di pastorale degli anziani (a Roma dal 29 al 31 gennaio).

L’Azione cattolica da sempre ha a cuore la terza età. Ne sono testimonianza le tantissime esperienze e iniziative nazionali e diocesane dedicate che negli anni si sono moltiplicate. In particolare, il Settore adulti ha portato avanti una riflessione costante che riprendo e di cui qui faccio sintesi.

Nel cuore del Progetto Formativo di Ac si legge: «Dentro la generazione adulta, si distingue un’età anziana che ha una soggettività che costituisce una risorsa preziosa per l’associazione, per la comunità cristiana e per la società civile» (PF, cp.6).
Risorsa preziosa, dunque. Nella società odierna ci accorgiamo che spesso parlare di anziani, invece, significa evocare una dimensione fatta più di problemi da risolvere che non di opportunità da sfruttare.

Oggi, si entra nell’età anziana spesso ancora pieni di vitalità e di iniziativa, disponibili e desiderosi di metterle a servizio di tutti. Ma c’è anche un’esperienza sempre più marcata del limite nell’affievolirsi delle energie, talvolta nella malattia, spesso nella solitudine e nella marginalità.
È importante, dunque, ribadire, contro la “cultura dello scarto”, che l’anziano è comunque ricchezza e dono per la comunità, sia esso attivo, autosufficiente (disponibile ancora “a dare” tempo, lavoro, denaro, relazioni e non solo “a ricevere”), sia esso bisognoso di assistenza, malato, non autonomo.

La soggettività degli anziani va, dunque, reinterpretata con la crescita della speranza di vita in base agli stili di vita del quotidiano (salute, tempo libero, cultura, informazione, consumi, sicurezza, luoghi-privilegiati-d’incontro, aggregazione, reddito, risparmio, investimenti, beni-simbolo etc...) e ai valori-chiave di riferimento (famiglia, lavoro, religione, partecipazione sociale, volontariato, etc...).
Chi è l’anziano per noi?

L’anziano è risorsa e dono
Una persona che ha imparato fin dal tempo precedente ad invecchiare; che accetta e vive questa fase della vita come una crescita continua, come un’evoluzione e non un’involuzione.
Il ritmo della vita è oggi dominato dalla funzionalità economica che determina la discriminazione di tutti coloro che dal mondo della produttività e del consumo sono usciti, come gli anziani, o non vi sono mai entrati (tanti giovani e meno giovani disoccupati, tanti diversamente abili etc). In tal senso, anche un’errata concezione del lavoro come momento esclusivo di realizzazione umana ha prodotto una caduta d’attenzione nei confronti del tempo dedicato ad un approfondimento culturale e spirituale.
Attualmente, se l’anzianità è fatta oggetto di attenzione sociale, lo è sotto l’aspetto assistenziale. Una prospettiva di approccio del tutto limitata e insufficiente e inoltre non corretta, sul piano scientifico, poiché l’età anziana non è sinonimo di malattia, almeno in una accezione generale.
Inoltre, va superato uno stereotipo sociale che vede la persona anziana come una persona che non è più nella tensione del vivere, dimenticando che si cresce fino al momento della morte, di per sé stessa un’ulteriore crescita.
L’anziano è dono perché testimonia «compiutamente una fede che ha raggiunto la semplicità e si radica nell’essenziale; una speranza che affronta con fortezza la sofferenza e mostra il valore delle dimensioni fragili della vita come situazione di grazia in cui ci si può lasciar visitare dal Signore; una carità capace di attenzione libera e gratuita per gli altri, disponibile alla relazione, impegnata nel servizio. (…).Gli itinerari formativi rivolti agli anziani devono anche suscitare quella creatività missionaria che li renda capaci di coinvolgere altri anziani in percorsi di riscoperta del senso e del valore della fede che dà significato alla morte e alla vita» (PF, cp 6,1).

L’anziano è protagonista
L’età anziana, libera in genere da legami vincolanti di tempo, favorisce l’interesse per altre attività: la formazione culturale, artistica, spirituale, l’impegno verso gli altri, per l’approfondimento dei rapporti; momenti significativi dell’esperienza umana che concorrono a dare piena espressione al bisogno di identità della persona in tutte le fasi della vita.
Il tempo dell’anzianità, è tempo di vita significativa, espressione della propria personalità e spiritualità, come peraltro dovrebbero essere tutte le fasi della vita umana.
Pertanto, la piena partecipazione dell’anziano nel processo di crescita complessiva della società, non può limitarsi solo a restituirgli quella funzione e quel ruolo sociale ed ecclesiale che gli consentano di esprimere la sua identità, ma presuppone anche che egli sia messo in grado di immettere nella società quella linfa vitale e quel supplemento d’anima, maturato dall’esperienza, che è indispensabile alla vita dell’uomo.
L’anziano, infatti, per l’esperienza che ha acquisito, è portatore di una visione realistica dell’esistenza che insegna a considerare anche i limiti che la connotano.

L’anziano è testimone per le generazioni
Anziani allora come fattori di equilibrio sociale, come fonte di valori da trasmettere alle altre generazioni: l’accettazione del limite insito nella vita umana, la coscienza del valore dell’essere rispetto all’avere, al produrre.
Pensiamo fermamente che le varie iniziative tese ad inserire l’anziano, come vero protagonista nella vita sociale, ecclesiale ed associativa lo devono vedere partecipe in prima persona nella loro stessa ideazione.
Anche le nuove strategie assistenziali potranno esplicare pienamente tutto il positivo contenuto in esse, se saranno sostenute dalla strategia del dialogo sincero tra generazioni, che porti a scoprire e sperimentare una stretta interdipendenza tra le varie componenti sociali. In tutte le fasi della vita gli esseri umani possono sperimentare la reciprocità del “dare e ricevere”.
D’altra parte, ogni sviluppo del progresso sociale, attento alla persona, non può avvenire se non tenendo presente il costante evolversi delle generazioni in un passato-presente-futuro armonicamente coordinato.

Un cambio di prospettiva…
La prospettiva è quella di non considerare più gli anziani come una categoria, quanto piuttosto guardare a tutta la società, adeguando le strutture sociali alla variata situazione demografica, rimettendo in discussione la struttura economica, l’organizzazione sociale, la visione della vita e del ciclo della vita, il sistema di relazioni interpersonali e intergenerazionali.
È necessario per questo che alla base della società, del suo sistema economico, politico, sanitario, vi sia un asserto etico fondamentale e cioè la convinzione che ogni persona, la vita di ogni persona è un valore in se stessa.
Come ci ricorda la Scrittura: «I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gioele 3,1). Contribuire a costruire una società per tutte le età è la grande sfida in cui l’Azione Cattolica, e in particolare il suo Settore Adulti, si sente da sempre e quotidianamente coinvolta in fedeltà alla propria storia e nel dialogo con le generazioni.

*Vicepresidente nazionale di Ac per il Settore adulti