Un tempo di grazia per essere segni di speranza

I giovani dell’Azione cattolica italiana raccolgono la consegna affidata loro da Francesco. Vi proponiamo l’articolo pubblicato da «L’Osservatore Romano». L’occasione per dire grazie per la bellezza sperimentata e per il messaggio di speranza e fraternità cui ci ha chiamato il Papa durante l’udienza di sabato 29 ottobre nell’Aula Paolo VI
Foto: Vatican Media

Oltre 2000 responsabili parrocchiali del Settore giovani dell’Azione cattolica italiana si sono incontrati in occasione di “Segni del Tempo”, l’incontro che ha raccolto giovani di Ac da tutta la penisola a Roma durante lo scorso fine settimana. Un’occasione per rilanciare il nostro impegno dopo gli anni duri della pandemia, e ridirci che sulla parrocchia vogliamo scommettere ancora, come “Chiesa tra le case”, spazio aperto al territorio per annunciare senza confini il messaggio buono del Vangelo che si mischia con le nostre vite.

Giorni pieni di preghiera, confronto, incontri, festa. Quello di cui avevamo bisogno. Ora è il tempo della gratitudine per la bellezza sperimentata e per il messaggio di speranza e fraternità cui ci ha chiamato Papa durante l’udienza di sabato 29 ottobre nell’Aula Paolo VI. Ancora una volta, Francesco ci invita a lavorare per essere una Chiesa della fraternità a partire da un lavoro su noi stessi, «impegnativo e che chiede costanza» perché «la fraternità non si improvvisa e non si costruisce solo con emozioni, slogan, eventi» ma «è un lavoro che ciascuno fa su di sé insieme con il Signore, con lo Spirito Santo, che crea l’armonia tra le diversità».

Ci sentiamo responsabili di operare per quest’“armonia tra le diversità”, proprio nei luoghi in cui viviamo tutti i giorni: a scuola, negli ambienti di lavoro, in università, anche nel tempo libero. È qui che incontriamo un’umanità viva, piena, con tutte le sue paure e domande di senso. Come giovani di Ac non viviamo vite parallele rispetto a quelle dei coetanei che incontriamo proprio in questi ambiti di vita. E per questo vogliamo giocarci la nostra fede in queste relazioni, facendoci casa accogliente per quanti coltivano dentro di sé un desiderio nascosto di Dio.

In quel “mi interessa” a cui ci chiama il Papa – riprendendo don Milani – c’è tutto il senso del nostro impegno e dell’esperienza associativa. È la preghiera che diventa azione, la fede che si fa motore per osservare la realtà che cambia e cresce attorno a noi.

«Essere giovani credenti responsabili credibili. È quello che dice Gesù quando, da una parte afferma: «Voi siete il sale della terra», e poi subito avverte: attenzione a non perdere il sapore! (cfr Mt 5,13). “Questo, da ragazzo, da ragazza, era uno bravo, una brava, di Azione Cattolica, andava avanti, dappertutto… Adesso è uno tiepido, una tiepida, è uno che non si fa sentire, una persona spiritualmente noiosa e annoiata, che non ha forza di portare avanti il Vangelo”. State attenti: che il sale rimanga sale, che il lievito rimanga lievito, che la luce rimanga luce!».

La credibilità come cifra del nostro impegno, per una Chiesa sempre più aperta e accogliente, trasparente e compagna di strada. Evitare il rischio di intiepidirsi, di restare in superficie. Questo è il desiderio più profondo che come giovani di Ac vogliamo fare nostro, soprattutto all’indomani di un tempo di chiusure e di distanze forzate. Anche le parole del nostro assistente ecclesiastico generale, il vescovo Gualtiero Sigismondi, risuonano ancora forti, nella declinazione delle Beatitudini di cui ci ha fatto dono durante la riflessione in Aula Paolo VI:

Beati voi giovani che con le vostre visioni realizzate i sogni degli anziani.
Beati voi giovani che non fate coincidere i desideri con i vostri bisogni.
Beati voi giovani che non soffocate nella noia la vostra gioia di vivere.
Beati voi giovani che non riducete le relazioni a connessioni compulsive.
Beati voi giovani che sapete sollevare lo sguardo e ascoltare il silenzio.
Beati voi giovani che alla scuola della verità allenate la libertà alla carità.
Beati voi giovani che investite nello studio e nel lavoro le vostre energie.
Beati voi giovani che aspirate a crescere “in sapienza, età e grazia”.

È un tempo di grazia per la Chiesa, è un tempo di grazia per l’associazione tutta, che sente più che mai forte il desiderio di rilanciare un impegno proprio dal basso, a supporto del tempo di Sinodo universale e del cammino sinodale che le Chiese in Italia stanno vivendo.

Come giovani sentiamo che è il tempo in cui rilanciare le tre verità di Christus vivit. Il Signore, che amandoci ha dato la sua vita per salvarci, è al nostro fianco per illuminare le nostre vite precarie, incerte, mobili e desiderose di trovare costantemente nuovi punti di equilibrio. È al nostro fianco per rafforzare le nostre esperienze affettive scombussolate – perché il suo amore è per sempre e ci tiene in piedi. È al nostro fianco per liberarci dalla tentazione di pensare di dover essere cristiani perfetti per poter godere del suo amore o per poter stare da protagonisti nella sua Chiesa. Il Signore ci vuole incontrare così, con le nostre vite complesse, con la nostra fedeltà incostante perché sono le nostre vite a essere “segni del tempo”, cioè segni di speranza, di provocazione, di ricerca di senso per la nostra Chiesa e per il nostro tempo.

A sessant’anni dal concilio Vaticano II, crediamo che una Chiesa per tutti sia ancora possibile, solo se iniziamo a pensare a una “Chiesa in uscita”, e a sognare in grande percorsi di bene per le persone che Dio ci pone sul nostro cammino.

Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi sono Vicepresidenti nazionali dell’Azione cattolica italiana per il Settore giovani

Autore articolo

Emanuela Gitto e Lorenzo Zardi