Ho un popolo numeroso in questa città. XVII Assemblea nazionale - 25 aprile - 2 maggio 2021

L’impegno di Meic, Aidu e Fuci sul Next Generation Eu

Un progetto di cambiamento

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Aidu (Associazione italiana docenti Universitari), Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) e Meic (Movimento ecclesiale di impegno culturale) con un documento comune presentano una serie di proposte e di osservazioni sul Piano per la ripresa dell’Europa Next Generation Eu e sulla sua declinazione italiana in corso di costruzione, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Un documento molto articolato, che pur non esaustivo, mette in evidenza alcune delle criticità più rilevanti della realtà sociale, amministrativa ed economica del nostro Paese e che, allo stesso tempo, guarda con fiducia all’attività del Governo Draghi, testimoniando un comune ed integrato sforzo di impegno civico concreto, nell’ottica di un’etica della responsabilità e del servizio, che devono contraddistinguere ogni cristiano. Il documento è stato condiviso con le altre associazioni ecclesiali e la Cei e inviato agli esponenti del mondo politico.

Di seguito, un sintesi dei punti “programmatici” del documento, disponibile in allegato.

L’ultima formulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr del gennaio 2021) appare ancora piuttosto deficitaria e prolissa, tale da rendere necessaria una sua rielaborazione da parte del governo attuale. In questa prospettiva, si avanzano alcune riflessioni ed integrazioni a questo Piano:

  1. manca una visione sul futuro dell’Italia in una strategia geopolitica Euro-Mediterranea;
  2. manca ancora un piano economico finanziario, articolato e dettagliato;
  3. non sono evidenziate le interdipendenze tra le iniziative nei diversi settori e rispetto agli obiettivi;
  4. l’approccio top-down va integrato con un approccio bottom-up, per un processo circolare fondato sull’integrazione del paradigma ecologico e tecnologico con quello umanistico;
  5. Problema centrale per le nuove generazioni è quello del lavoro, da cui discende l’umanizzazione stessa dello sviluppo;
  6. Il modello di economia circolareè la via obbligata per lo sviluppo sostenibile. Occorre concentrare gli investimenti sulla transizione ecologica, digitale ed energetica, come azione centrale ed integrata. Occorre mettere a fuoco meglio il modello circolare integrato per l’energia, nel cui ambito la dimensione spaziale/territoriale andrebbe potenziata. Occorre indirizzare le strategie di sviluppo verso un modello di “città circolare”.
  7. La lotta al cambiamento climatico andrebbe riconosciuta come questione multimodale
  8. La decarbonizzazione è una grande sfida dell’economia “circolare”. È necessaria una trasformazione totale della nostra infrastruttura energetica e promuovere forti e prioritari investimenti nella ricerca tecnologica
  9. Manca una componente metodologica e gestionale.

Immigrazione e coesione sociale
Il silenzio sulla componente multiculturale della nostra società nel Pnrr è incomprensibile. La trattazione della coesione sociale e dei divari trascura il tema dell’immigrazione. La questione migratoria costituisce una specificità, che non può essere mascherata entro progetti generalisti. Questa assenza di visione nei confronti di cittadini immigrati in un documento sul futuro della nostra società stride con la realtà storica.

Infrastrutture e Mezzogiorno
L’Italia deve “naturalmente”, svolgere una funzione centrale nei traffici marittimi asiatici, nordafricani ed europei ed il rapporto Logistica a valore aggiuntoMediterraneo e Mezzogiorno d’Italia rappresenta uno snodo decisivo per godere ed approfittare della sua enorme rendita posizionale mediterranea. Va costruito, pertanto, un progetto che avvantaggi tutto il Paese.
Il percorso da intraprendere è finalizzato ad un flusso ascensionale sud-nord, che passi per il Mediterranean Bridge e una progressiva strutturazione di un significativo Southern (Italian) Range in Europa, anello logistico iniziale di un sistema euro-mediterraneo, fortemente connesso, competitivo, ecologico, sostenibile e socialmente inclusivo.
In questo contesto vanno disegnate politiche attive di contrasto alla “desertificazione” delle zone interne, attraverso una strategia di rafforzamento e completamento delle reti infrastrutturali e logistiche a sostegno del sistema produttivo, orientando il processo di rientro delle aziende produttive nel nostro Paese e l’accorciamento delle “catene del valore”.

Scuola, Università e Ricerca
La scuola deve tornare ad educare e non solo ad istruire, praticando e diffondendo i valori su cui la società è basata, in una prospettiva di sostegno alla coesione e alla convivenza civile. Per raggiungere tale traguardo la scuola deve ispirarsi ai più elevati standard di qualità, essere inclusiva e innovativa, capace di valorizzare talenti e merito, senza dimenticare le fragilità e le diversità. Siamo di fronte, dunque, a una nuova strategia ispirata alla centralità della formazione, che può rafforzare un efficace patto educativo fra docenti e studenti, ma anche tra sistema educativo e società e riacquistare il suo ruolo di ascensore sociale.
Occorre condividere la prospettiva di un pluralismo educativo basato su un’efficace integrazione fra scuola pubblica e privata, sulla necessaria sinergia fra formazione tecnico-professionale e umanistico-liceale al fine di un autentico passaggio al futuro nello sviluppo economico e sociale del paese.
L’Università ha bisogno di un grande piano di ringiovanimento dei ranghi della docenza universitaria, l’assorbimento nel sistema universitario, come ricercatori, di almeno un terzo dei dottori di ricerca formati annualmente.
Vi è necessità di un massiccio piano di ampliamento e manutenzione dell’edilizia scolastica e universitaria, fatiscente, e poco funzionale.
Il Piano non farà aumentare il numero degli studenti con una formazione di qualità, che solo un insegnamento con salde basi e competenze generali può dare.
È importante puntare ad un sistema universitario eccellente nel suo insieme e non solo per alcune sedi in un panorama di sedi di minor prestigio.
Il punto più condiviso inserito nel Pnrr è quello che potremmo chiamare “diritto allo studio universitario”: il prolungamento ed estensione della no tax area va in tal senso. Bisogna, tuttavia, assicurarsi, che la soglia di esenzione sia sufficientemente alta e con un meccanismo automatico di ristoro.
Il Piano dà rilievo a investimenti quasi sempre per una ricerca scientifico-tecnologica, al più, dell’area sanitaria. Dispone l’istituzione di ulteriori 20 centri di ricerca “campioni territoriali”, quando già gli attuali mancano sia di un coordinamento e tantomeno di integrazione. Vi è una visione angusta della scienza, della ricerca e dello sviluppo, con interventi che riguardano solo le “Alte tecnologie”, mentre attualmente al Paese e alla comunità globale servono anche menti in grado di interpretare la complessità sociale, formulare proposte per sanare i grandi squilibri del paese e promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e artistico, ambiti che sono estremamente congeniali alla nostra cultura e tradizione.

Transizione digitale
La digitalizzazione, uno dei pilastri del PNRR, è certamente oggi un elemento fondamentale dell’innovazione tecnologica, fattore primario per la crescita economica e il progresso e che va calata nella realtà italiana e nelle singole realtà locali, perché non va sottaciuto che in Italia vi sono ampie sacche di analfabetismo digitale e fenomeni diffusi di “digital divide”. Considerando, comunque, la digitalizzazione non solo come innovazione dei processi produttivi e dell’erogazione di servizi di ogni genere, ma come un radicale cambiamento del modo di vivere, è opportuno valutare i possibili effetti socio-psicologici, con particolare attenzione ai più giovani.

Modernizzazione della Pubblica Amministrazione
Punto centrale e critico di un vero rinnovamento del Paese è la digitalizzazione della PA, all’insegna dell’interoperabilità e nella piena condivisione delle informazioni tra le amministrazioni pubbliche rispetto ad un un cloud nazionale. Occorre, inoltre, nella PA il passaggio da una gestione “procedimentale” ad una “manageriale”. La performance organizzativa va ancorata agli impatti generati dall’azione amministrativa sulla collettività, anche in una logica di “performance di filiera”.

Tutela del territorio e delle risorse idriche
Gli interventi per l’assetto del territorio devono guardare non solo alla tradizionale “difesa del suolo” ma, dove possibile, a misure, che consentano di gestire in modo innovativo la crescita del rischio idrogeologico, connesso al cambiamento climatico. Occorre considerare che il governo del territorio e la gestione delle risorse idriche non possa in alcun modo prescindere da un congruo investimento nell’agricoltura e da un’adeguata cura e promozione delle aree boschive e forestali. È necessario ridurre il sovra-sfruttamento delle acque sotterranee, stimolare il risparmio idrico e favorire il riuso delle acque reflue, garantire il mantenimento del “deflusso ecologico” nei corsi d’acqua per la tutela degli ecosistemi.

Sanità
La sanità deve essere convertita nella sua polarizzazione e ripensata come sanità di comunità, con una vera integrazione sul territorio tra servizi ospedalieri e territoriali, puntando sulla prevenzione e sull’integrazione tra sociale e sanitario. Occorre una sanità che ruoti attorno al cittadino e non viceversa: ciò significa valorizzare il più possibile la prossimità.

Riforme
Il NGEU raccomanda alcune riforme all’Italia, che vengono solo richiamate nel PNRR, al fine di rendere il nostro paese più ricettivo agli investimenti europei e favorire il loro successo. Esse sono la riforma della Giustizia, del Sistema tributario e del Mercato del lavoro.
Si vuole ricordare, in questo ambito, la necessità di applicazione piena della riforma incompiuta del Terzo Settore e l’innovativa sentenza 131/2020 della Consulta sulla amministrazione condivisa, quale sussidiarietà orizzontale del Terzo Settore con la Pubblica Amministrazione, perché potrà essere una precipua via “italiana” che parte dal basso per una trasformazione della nostra Società.