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Il convegno del DLFV “Pastori e fedeli laici chiamati a camminare insieme”

Un Popolo unito nella missione

L’Amministratore nazionale dell’Ac, Lucio Turra, ha partecipato come rappresentante del Forum Internazionale di Azione Cattolica (Fiac) al convegno promosso dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita sul tema “Pastori e fedeli laici chiamati a camminare insieme”, in Vaticano dal 16 al 18 febbraio scorso
Foto tratta dal sito DLFV
Foto tratta dal sito DLFV

Il Dicastero dei Laici, della Famiglia e della Vita ha promosso e realizzato, dal 16 al 18 febbraio scorsi, un convegno internazionale, “Pastori e fedeli laici chiamati a camminare insieme”, rivolto ai responsabili delle Commissioni episcopali per il laicato, a responsabili di associazioni e movimenti ecclesiali e agli officiali del Dicastero della Santa Sede.
La presenza è stata numerosa di molti paesi, laici e pastori, vescovi. Si è colto da subito il grande desiderio di ritrovarsi e di affrontare un tema sentito e il desiderio di rendere sempre più visibile il comune impegno di pastori e laici nel cammino sinodale per costruire una “Chiesa protesa alla missione e dove si unificano le forze e si cammina insieme per evangelizzare” (Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al convegno, 18 febbraio 2023).

Obiettivo: la corresponsabilità

L’obiettivo del convegno è stato di sensibilizzazione su un tema importante per la vita della comunità ed evocativo di una sensibilità che è cresciuta intensamente grazie al Concilio e al continuo richiamo del magistero dei papi che si sono succeduti, da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Papa Francesco.
I contenuti emersi dagli interventi dei relatori, dalle esperienze e dal dibattito hanno messo in luce molte sfumature dell’impegno di corresponsabilità tra pastori e laici e l’altrettanta necessita di una continua formazione dei fedeli laici a vari livelli.

Tra i tanti punti toccati, per praticità, individuerei tre linee conduttrici che possono essere utili per comprendere anche la complessità di un tema che merita senz’altro di avere ulteriori passaggi ma che richiederà approfondimenti ulteriori nelle realtà continentali, nazionali e diocesane.

L’identità dei fedeli laici

Una prima linea conduttrice è legata ad individuare i fondamentali che riguardano l’identità dei fedeli laici. È stata interessante, da questo punto di vista, la relazione del prof. Luis Navarro della Pontificia Università di Santa Croce che ha iniziato il suo intervento facendo riferimento alla Lettera a Diogneto (cap. 5-6), alla Lumen Gentium n. 31, alla Evangelii Nuntiandi n. 70, alla Christifideles Laici. Il filo conduttore della responsabilità dei laici è stato affrontato in altri interventi da un punto di vista del Codice di Diritto Canonico. Si possono sintetizzare e riassumere i vari interventi affermando che i fedeli laici possono assumere una responsabilità importante nella vita della Chiesa a partire dal battesimo e dall’appartenenza al Popolo di Dio.

Percorsi per maturare stili di sinodalità

Una seconda linea riguarda la varietà di esperienze presenti nelle varie realtà ecclesiali nazionali e continentali. Nel medesimo tempo sono emersi i “desiderata” di molti responsabili e vescovi che hanno messo in chiara evidenza l’esigenza di avere delle indicazioni di percorsi per maturare stili di sinodalità.
Tuttavia, bisogna tenere conto che il locale e l’universale, l’esigenza del dialogo tra mondi diversi, continentali e nazionali, non consentono una uniformità ma la capacità di far crescere una sensibilità, nei pastori e laici, per una formazione adeguata e una corresponsabilità che consenta di camminare insieme, senza primogeniture.

Dalla teoria alla pratica

Una terza linea, che è emersa e che merita una particolare attenzione, è la necessità di passare dalla teoria alla pratica e di avere alcuni punti di raccordo che consentano di esprimere una sinodalità che sia espressione di una Chiesa in missione ed in uscita.
E Papa Francesco, nel suo intervento a conclusione del Convegno, ha proprio espresso un rilancio agli obiettivi del simposio internazionale che dovranno essere oggetto di una attenta riflessione.

La via tracciata da Francesco

In breve, per titoli, si possono enucleare alcune affermazioni del discorso di Papa Francesco.
La prospettiva di fondo è la sinodalità di un popolo unito nella missione della Chiesa, dove la diversità di carismi si esprime nella complementarietà delle responsabilità di pastori e fedeli laici e delle reciproche competenze.
La formazione non può che essere orientata alla missione, non solo scolastica ma pratica che esprima una testimonianza rispettosa delle esperienze, della storia, della cultura perché la formazione concreta avviene sul campo.
La valorizzazione dei laici non è una novità teologica, né può essere semplicemente funzionalistica (mancano i preti), e nemmeno strumento di rivendicazioni di categoria, Occorre una “ecclesiologia integrale” che ponga le radici sul battesimo e sull’unità di appartenenza alla chiesa.

I laici sono uomini e donne “di Chiesa nel cuore del mondo” e uomini e donne “del mondo nel cuore della Chiesa” 2, afferma Papa Francesco (Messaggio finale dei Popoli dell’America Latina, Puebla 1979). Il laico sia laico! Con queste affermazioni alla conclusione del discorso Papa Francesco rivolge un invito a capovolgere la visione espressa anche dal Concilio: “i pastori vanno formati, fin da tempi del seminario, ad una collaborazione quotidiana e ordinaria con i laici”. E tutto questo per continuare insieme il rinnovamento della Chiesa e la sua conversione missionaria.

In spirito conciliare

In conclusione, mi sento di affermare che il Convegno organizzato dal Dicastero dei laici ha il merito di aver aperto una strada importante, non scontata, e sicuramente indispensabile per poter proseguire un percorso di una Chiesa che sa esserci e stimolare un dialogo efficace e che lo spirito conciliare più di sessant’anni fa ha promosso. 
Sono rimasto sorpreso, personalmente, dei contatti che ho potuto avere con vescovi, preti, laici di varie nazionalità, segno bello di una condivisione di prospettive di Chiesa.
Da ultimo dopo tutti questi pensieri la cosa più estasiante è stata quella di poter contemplare le opere di Michelangelo nella Cappella Sistina, luogo di spiritualità e di bellezza.

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