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Papa Francesco agli Stati Generali della Natalità

Un cantiere della speranza

foto: Shutterstock
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«La nascita dei figli, infatti, è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo. Se ne nascono pochi vuol dire che c’è poca speranza. E questo non ha solo ricadute dal punto di vista economico e sociale, ma mina la fiducia nell’avvenire». Le parole di papa Francesco scuotono la platea degli Stati Generali della Natività, giunta alla sua terza edizione. In Europa, e soprattutto in Italia, si fanno pochi figli. Lo sanno ormai tutti. Gli statistici, gli economisti, i politici, e soprattutto i giovani che non mettono su famiglia perché non hanno una prospettiva economica decente che permetta loro questo. Allora immaginare un cantiere della speranza è la strada da intraprendere.

L’inverno demografico

Lo scorso anno l’Italia ha toccato il minimo storico di nascite: appena 393 mila nuovi nati. È un dato preoccupante. Cosa fa lo Stato per alleviare questa situazione? È la domanda che tutti si pongono, ma alla quale non viene data una risposta esaustiva.

Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat fino a pochi mesi fa, mette in fila i numeri dietro i quali prende forma l’emergenza natalità. «La popolazione cala. Una decrescita drammatica e costante. I 59 milioni di oggi scenderanno a 48 milioni nei prossimi anni. Spariranno 11 milioni di persone». Un legame pericoloso, quello della decrescita demografica e della decrescita economica. Che spaventa. «Così perderemo 500 miliardi di Pil» – insiste. «Gli 800mila ultranovantenni di oggi saranno 2,2 milioni nel 2070. Di questi 145mila saranno ultracentenari. Teniamone conto perché ci sarà una spesa sanitaria enorme per garantire una qualità di vita degna a una popolazione così invecchiata». 

Il richiamo di Mattarella alla Costituzione

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel Messaggio inviato alla convention, cita l’articolo 31 della Costituzione: «Si tratta di una puntuale prescrizione della Costituzione che, all’art. 31, richiama la Repubblica ad agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. Proteggendo “la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. Politiche abitative, fiscali e sociali appropriate, conciliare l’equilibrio tra vita e lavoro, sono questioni fondamentali per lo sviluppo delle famiglie.  Il tema interpella in particolare i giovani, costretti, sovente, a rimandare il proposito di formare una famiglia in attesa di “tempi migliori”, posticipando l’esperienza della genitorialità fino, a volte, alla definitiva rinuncia. La nascita di un figlio è segnale di speranza e di continuità della comunità».

Tra incertezza e precarietà

Si invoca un piano Marshall per far ripartire la natalità. Un nuovo Pnrr per la natalità. Un patto che coinvolga tutti. Mentre il presente, oggi, è assai nebuloso. Ma anche la certezza di lottare per il futuro. Anzi, di immaginarlo questo futuro, sicuramente migliore, anche se incerto. Un’incertezza che fa rima con precarietà, «per cui il domani sembra una montagna impossibile da scalare – continua papa Francesco –. Difficoltà a trovare un lavoro stabile, difficoltà a mantenerlo, case dal costo proibitivo, affitti alle stelle e salari insufficienti sono problemi reali. Sono problemi che interpellano la politica, perché è sotto gli occhi di tutti che il mercato libero, senza gli indispensabili correttivi, diventa selvaggio e produce situazioni e disuguaglianze sempre più gravi». 

L’auspicio del Papa è quello di guardare a una cultura amica della famiglia. In favore dei giovani, e soprattutto delle donne. Le più danneggiate sono proprio loro, giovani donne spesso costrette al bivio tra carriera e maternità, oppure schiacciate dal peso della cura per le proprie famiglie, soprattutto in presenza di anziani fragili e persone non autonome. 

Scommettiamo sulla famiglia e l’accoglienza

Per combattere l’inverno demografico, è necessario affrontare il problema insieme, senza steccati ideologici. Bisogna cambiare mentalità: la famiglia non è parte del problema, ma della sua soluzione. «E allora mi chiedo: c’è qualcuno che sa guardare avanti con il coraggio di scommettere sulle famiglie, sui bambini, sui giovani?». 

Natalità che non va mai contrapposta all’accoglienza, perché sono due facce della stessa medaglia. Ci rivelano quanta felicità c’è nella società. «Una comunità felice sviluppa naturalmente i desideri di generare e di integrare, mentre una società infelice si riduce a una somma di individui che cercano di difendere a tutti i costi quello che hanno». 

Una virtù concreta. Che ha a che fare con scelte concrete. «Alimentare la speranza è dunque un’azione sociale, intellettuale, artistica, politica nel senso più alto della parola; è mettere le proprie capacità e risorse al servizio del bene comune, è seminare futuro. La speranza genera cambiamento e migliora l’avvenire». 

Per leggere l’intervento integrale di papa Francesco clicca qui.

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