In attesa di “Fratelli tutti”, la terza enciclica di papa Francesco

Un’alleanza per salvare la casa comune

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Un’alleanza per la cura e la salvaguardia della casa comune, il Creato, e per formare le giovani generazioni a un nuovo umanesimo, nel solco della Laudato si’ e del Documento di Abu Dhabi: sembra essere questo l’orizzonte di Fratelli tutti, la terza enciclica di Francesco, che il papa firmerà ad Assisi, la città del poverello, il 3 ottobre. L’obiettivo di più lungo termine su cui si muove il pontefice è la costruzione di una "casa comune" che crei pace, giustizia, accoglienza e dialogo fra le religioni. Un invito rivolto a tutti, ma in particolare ai leader religiosi e politici, agli uomini e alle donne di buona volontà che operano sulle frontiere della scienza e della cultura.

A tutti Francesco si rivolge da tempo, affinché si uniscano gli sforzi e si rinnovi il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta; al fine di creare un’ampia "alleanza educativa" che punti a formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna.

Un’alleanza - ha spiegato più volte il papa - tra gli abitanti della Terra e tra questi e la “casa comune”, alla quale dobbiamo cura e rispetto. Un’alleanza generatrice. Un patto che per Francesco inevitabilmente dovrà scontrarsi con un cambiamento epocale, segnato da quella che il papa ha chiamato la rapidàcion. Una "rapidizzazione" culturale, a tutte le latitudini del pianeta, e senza eccezioni, in cui la digitalizzazione imprigiona l’esistenza nel vortice della velocità tecnologica e cambia continuamente punti di riferimento, generando nuovi linguaggi che scartano senza discernimenti i paradigmi consegnatici dalla storia.
In questo contesto, Francesco - con le parole della Laudato si’ - ci ricorda che specie per i più giovani «l’identità stessa perde consistenza e la struttura psicologica si disintegra di fronte a un mutamento incessante che contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica».

Innanzi a tali cambiamento, il papa ci invita a mettersi in "cammino da fratelli", prendendosi cura gli uni degli altri e ciascuno di tutti. Come Francesco ama spesso ricordare - citando un proverbio africano - «per educare un bambino serve un intero villaggio». Un «villaggio dell’educazione» il mondo - appunto - dove «nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte», in un terreno che - afferma Francesco nel Documento di Abu Dhabi sottoscritto lo scorso febbraio 2019 con il Grande Imam di Al-Azhar - «va anzitutto bonificato dalle discriminazioni con l’immissione di fraternità».

Da ultimo ricordiamo il video Messaggio del settembre 2019. Lanciando il patto educativo per la cura del creato, Francesco ammonì: per fare sì che si realizzi questa convergenza globale  -«tra lo studio e la vita; tra le generazioni; tra i docenti, gli studenti, le famiglie e la società civile con le sue espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, imprenditoriali e solidali» - occorre che questo "cammino comune" faccia tre passi fondamentali: innanzitutto, «avere il coraggio di mettere al centro la persona», dando «un’anima ai processi educativi» e trovando, secondo una «sana antropologia», altri modi di intendere «l’economia, la politica, la crescita e il progresso». Poi bisogna avere «il coraggio di investire le migliori energie con creatività e responsabilità». Infine è necessario avere «il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità», «come Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli».