Lunedì 6 aprile, compleanno del beato Frassati

Tutti insieme, in preghiera con Pier Giorgio

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Il 6 aprile festeggiamo il compleanno del beato Pier Giorgio Frassati facendogli come regalo il nostro pregare tutti insieme. Anche in un contesto di pandemia mondiale così drammatico com’è quello causato dal coronavirus e all’indomani della Giornata mondiale della gioventù 2020, che ha come tema “Giovane, dico a te, alzati!”. È con questo stesso pensiero che l’Associazione Pier Giorgio Frassatidi Roma assieme a “La Compagnia dei Tipi Loschi" di Castellammare, come già fatto negli anni passati, invita a ritrovarsi, ciascuno a casa propria, ai piedi della Croce per seguire la Via Crucis con Pier Giorgio. Un invito che l’Azione cattolica tutta accoglie ed invita ad accogliere. Ci affideremo alla sua intercessione; a lui che «durante la famosa epidemia spagnola del 1918, si recava a visitare i poveri non esitando a compiere i più umili servizi», come testimonia Giuseppe Gorgerino (in Mio fratello Pier Giorgio. La Carità di Luciana Frassati); a lui che è morto a 24 anni contagiato da un virus. Mai come quest’anno abbiamo bisogno di preghiere. Dobbiamo essere in molti a realizzare questo regalo, pregando anche per tutti i giovani, e per i volontari particolarmente, che hanno udito la voce di Cristo “Giovane, dico a te alzati!”. Qui i Testi della Via Crucis con il beato Pier Giorgio Frassati.

Scrive don Paolo Asolan
Il compleanno di Pier Giorgio cade quest’anno di Lunedì Santo, a ridosso della Giornata Mondiale della gioventù – che quest’anno ha per tema «Giovane, dico a te. Alzati!» – e nel drammatico contesto di una pandemia su scala mondiale, che ci costringe a festeggiare il nostro Amico senza poterci radunare insieme. Lo faremo pregando e meditando la Via Crucis, volendo cioè abbracciare nella luce redentrice del Signore tutto il dolore che ci assedia e che, altrimenti, potrebbe schiacciare anche le nostre vite nella depressione e nell’ombra della morte.

Nel suo Messaggio indirizzato ai giovani, Papa Francesco invita a non distogliere lo sguardo dal mistero della morte, che si manifesta anche in molte esistenze inautentiche di tanti giovani. Quasi facendo eco ad un’espressione famosa di Pier Giorgio egli scrive: «C’è chi vivacchia nella superficialità, credendosi vivo mentre dentro è morto» (cfr Ap 3,1).
«Bello è vivere in quanto al di là vi è la nostra vera vita altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa vita se non vi fosse un premio delle sofferenze, un gaudio eterno, come si potrebbe spiegare la rassegnazione ammirabile di tante povere creature che lottano con la vita e spesse volte muoiono sulla breccia, se non fosse la certezza della Giustizia di Dio». (a Marco Beltramo, 15 gennaio 1925).
Sono parole che sembrano descrivere lo scenario del coronavirus, e costituiscono una spinta a stare «sulla breccia», e a fare quel che possiamo in una situazione del genere, come faceva Pier Giorgio.

Era convinto, come disse ad un amica, che «la nostra salute deve essere messa al servizio di chi non ne ha, chè altrimenti si tradirebbe il dono stesso di Dio e la sua benevolenza» (Teresa Vigna). Come sappiamo, Pier Giorgio morì proprio per aver contratto egli stesso un virus letale.
«Seppi che Pier Giorgio era morto per l’opera silenziosa di un minutissimo germe che si annida nelle mucose del naso e della gola, nella circolazione sanguigna per stabilirsi di preferenza nei centri nervosi. [...] Come ci ha ripetutamente affermato il professore, senatore Ferdinando Michieli, mio fratello doveva aver contratto il male durante le sue visite ai poveri nella parte più squallida di Torino» (Una vita mai spenta di Luciana Frassati [2010], p.103). Questo pacato racconto della morte di Pier Giorgio avvenuta con gli stessi effetti della paralisi fino all’asfissia, e con il corredo di bombole di ossigeno, ce lo fa sentire (come sempre, del resto) vicino e partecipe.
Con lui preghiamo e a lui affidiamo i nostri timori e le nostre speranze.