Il Messaggio di Francesco per la IV Giornata Mondiale dei Poveri

Tutti in prima linea e senza alibi

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La pandemia ci ha messo alla prova ma allo stesso tempo ci ha fatto scoprire tante storie di bene che danno senso alla vita di chi le ha vissute, gesti di solidarietà che hanno sfidato il contagio pur di dare sostegno e consolazione a chi ne aveva bisogno. C’è anche questo nel Messaggio di Francesco per la IV Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il prossimo 15 novembre 2020, pubblicato oggi e con a tema “Tendi la tua mano al povero (Sir 7,32)”. «In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere». Li chiama «santi della porta accanto», papa Bergoglio. Uomini e donne, volontari e medici, farmacisti e infermieri, sacerdoti e lavoratori dei servizi essenziali, operatori della sicurezza e chi ha procurato e assicurato la distribuzione dei viveri a chi era solo e spesso per la strada. Chi ha cercato sempre di offrire la parola giusta e il sostegno concreto. Un’umanità che sostiene altra umanità e che è lontana anni luce da coloro che «tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano».

Il grido dei poveri, quelli di ieri e quelli di oggi, quelli che a causa della malattia e la solitudine da pandemia si sono aggiunti ai troppi poveri di sempre - si raccomanda Francesco - «deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità». Il quotidiano delle nostre vite e dei nostri lavori o impegni, delle nostre case ed anche delle nostre chiese, non deve mai lasciarci indifferenti, farci sentire «“a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra». E per essere ancor più chiari, aggiunge Francesco: «Il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà», parimenti «la scelta di dedicare attenzione ai poveri, ai loro tanti e diversi bisogni, non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati».

Francesco denuncia senza sconto anche chi le mani le usa per metterle nelle tasche degli altri, sia che siano essi colletti bianchi o criminali patentati: «Ci sono mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano». Descrizione di una realtà impietosa che continua a moltiplicare gli esclusi e ad alimenta la «globalizzazione dell’indifferenza». Visto che - denuncia Francesco - «quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete».

Ma la speranza vince sempre. Non è mai troppo tardi per ritrovare la via del bene. «Le cattive notizie abbondano sulle pagine dei giornali, nei siti internet e sugli schermi televisivi, tanto da far pensare che il male regni sovrano» - osserva Francesco, che ci ricorda: «Non è così. Certo, non mancano la cattiveria e la violenza, il sopruso e la corruzione, ma la vita è intessuta di atti di rispetto e di generosità che non solo compensano il male, ma spingono ad andare oltre e ad essere pieni di speranza». Ecco perché anche questo tempo di pandemia - ci dice papa Beroglio - «è un tempo favorevole per sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo». Facendo eco alla sua Laudato si’, Francesco ci ridice in fondo una grande verità - che molti si rifiutano di accettare o non comprendono, purtroppo - «le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona».

(A. M.)