Truffelli: dobbiamo riscoprirci popolo per sconfiggere i populismi (per Avvenire, Matteo Marcelli)

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«La nostra riflessione parte dall’importanza di essere e saperci popolo, come associazione e come Chiesa, che è poi uno dei temi fondamentali di questo Pontificato ». Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica, spiega così il senso del convegno che da ieri sera ha riunito a Chianciano Terme le presidenze diocesane dell’associazione. Un’occasione per riflettere anche sulla costruzione di alleanze strategiche per il bene comune.

«Un popolo per tutti: riscoprirsi fratelli nelle città». Presidente, perché questo titolo per il con- vegno?
Si tratta di affermare l’esigenza di riscoprirsi popolo, di essere concretamente vicini alla vita della gente. Siamo chiamati ad essere popolo di Dio nel mondo, secondo una definizione dell’Evangelii nuntiandi. È il secondo appuntamento dell’Ac dedicato a questo tema. Quest’anno l’affrontiamo in una declinazione più attenta alle città, alla convivenza civile, politica e culturale del nostro tempo.

Non crede che si sia abusato del termine popolo in questa stagione politica?
Noi ci sentiamo eredi del popo-larismo, una cultura che guarda al popolo in una maniera opposta rispetto al populismo. Pensiamo al popolo come a una trama di relazioni tra le persone, le formazioni sociali e i territori. Il populismo, inoltre, vede un nemico in tutto ciò che è al di fuori di quello che definisce popolo.

Il sentimento di rifiuto del diverso, però, appartiene anche a una parte dei cattolici.
La dimensione della fraternità ha anche questo significato: ribadire che in ognuno è possibile vedere i tratti del fratello. La domanda fondamentale è quella che il Signore fa a Caino: dov’è tuo fratello?

Spesso la risposta sembra essere ancora la stessa data da Caino.
La questione è proprio questa. Dio fa quella domanda per aiutare Caino a capire che lui è custode di suo fratello, perché questa è la sua identità.

L’impegno dei cattolici in politica è un tema che chiama in causa anche l’Ac. C’è un problema di assenza o di identità?
Penso che il punto non sia né l’identità né l’impegno: conosco centinaia di credenti che si impegnano con generosità e competenza. Il tema non è affermare la nostra identità nella dimensione politica. Il punto è capire se la nostra cultura politica ha delle buone idee per il Paese e se siamo capaci di elaborarle in modo significativo, con argomenti in grado di coagulare consenso attorno ad esse.

Al convegno ci sarà un momento dedicato all’Europa.
Dal futuro dell’Europa dipende gran parte del futuro del nostro Paese, è importante conoscere la realtà europea per poter scegliere in maniera critica la propria posizione. L’Europa è uno dei grandi frutti della cultura politica cristiana del secolo scorso e vogliamo dare il nostro contributo per diffonderne la conoscenza.