La riforma del Terzo settore, il post-terremoto nel Centro-Italia e il futuro dell’Europa

Tre questioni, tre preoccupazioni

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Nell’introduzione ai lavori della 73ª Assemblea generale della Cei, in corso da ieri pomeriggio in Vaticano, il cardinale presidente Gualtiero Bassetti esprime la preoccupazione sua e della Chiesa italiana tutta su tre questioni strettamente legate all’attualità: i chiaro-scuri della riforma del Terzo settore, lo stato della ricostruzione post-terremoto nel Centro-Italia e il futuro dell’Europa, di cui siamo chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento, domenica 26 maggio. Un appuntamento verso il quale i vescovi italiani chiedono a tutti «di superare riserve e sfiducia e di partecipare al voto». Consapevoli che questo rimane solo il primo passo, «ma è un passo che non ci è dato di disertare».

Riforma del Terzo settore
Il card. Bassetti avverte «una crescente preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare con la riforma del Terzo settore». Al fondo restano ancora «antichi pregiudizi per le attività sociali svolte dal mondo cattolico»; pregiudizi che non consentono di avere ancora «una normativa adeguata a rispondere alle esigenze di centinaia di migliaia di persone, dedite al prossimo e alle persone bisognose». Per il presidente dei vescovi «si tratta di un mondo di valori e progetti realizzati, di assistenza sociale, di servizi socio-sanitari, di spazi educativi e formativi, di volontariato e impegno civile». In una società libera e plurale «questo spazio dovrebbe essere favorito e agevolato in ogni modo. Per questo non si può che rimanere sconcertati vedendo che al Paese intero si manda un segnale di segno opposto, intervenendo senza giustificazione alcuna per raddoppiare la tassazione sugli enti che svolgono attività non commerciali». Il Presule chiede al Governo italiano «non sconti fiscali o privilegi, ma regole idonee e certe, nel rispetto di quella società organizzata e di quei corpi intermedi che sono espressione di sussidiarietà; riposta di prossimità offerta al bene di ciascuno e di tutti; risposta qualificata dall’esperienza e dalla creatività, dalla professionalità e dalle buone azioni».

Ricostruzione post-terremoto
Un secondo preoccupazione dei vescovi riguarda la situazione che si è venuta a determinarsi nel Centro-Italia all’indomani del terremoto. «Il nostro è un Paese unico, tanto per bellezza quanto per fragilità, scrive il card. Bassetti. Proprio la fragilità, però, «potrebbe essere la nostra forza e trasformarsi in occasione di cura e solidarietà, purché la generosa laboriosità di tanti cittadini s’incontri con l’impegno di chi ha la responsabilità civile e politica». Il presidente dei vescovi sottolinea, «lo reclamano le tante abitazioni ancora inagibili della nostra gente; lo reclamano le nostre chiese: sono 3.000 quelle danneggiate dal sisma; l’impegno, su cui ci si è confrontati per mesi, ne prevede la ricostruzione di 600, quali luoghi di culto, di riferimento e aggregazione per tutta la comunità». per il cardinale presidente: «È decisivo, dunque, che le ordinanze siano rese operative, che le procedure concordate per la ricostruzione trovino attuazione, che i fondi stanziati si traducano in interventi concreti».

Il futuro dell’Europa e le prossime elezioni
Un ultimo aspetto «su cui è doveroso soffermarsi» riguarda il futuro dell’Unione Europea. Il card. Bassetti non nasconde la realtà. «È vero che oggi l’Europa è sentita come distante e autoreferenziale, fino al punto da far parlare di una “decomposizione della famiglia comunitaria”, su cui soffiano populismi e sovranismi». Ma aggiunge. «Lasciatemi, però, dire – forse un po’ provocatoriamente – che il problema non è innanzitutto l’Europa, bensì l’Italia, nella nostra fatica a vivere la nazione come comunità politica. Oggi, noi italiani, cosa abbiamo ancora da offrire? Penso alle nostre virtù, prima fra tutte l’accoglienza; penso a una tradizione educativa straordinaria, a uno spirito di umanità che non ha eguali; penso alla densità storica, culturale e religiosa di cui siamo eredi». E spiega: «Attenzione, però: non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori!».
Per il presidente dei vescovi: «Il nostro è un patrimonio che va rivitalizzato, anche per consentirci di portare più Italia in Europa. Dobbiamo essere fino in fondo italiani – convinti, generosi, solidali, rispettosi delle norme – perché anche l’Europa sia un po’ più italiana». il card. Bassetti, lo sottolinea «senza alcuna presunzione»: «dobbiamo essere fieri di un Cristianesimo che ha disegnato il Continente con il suo contributo di spiritualità e cultura, di arte e dottrina sociale. Di umanesimo concreto». Per tutto questo, aggiunge: «Come italiani dovremmo essere il volto migliore dell’Europa per dare più fierezza ai nostri giovani, ai nostri emigrati e a quanti sbarcano sulle nostre coste, perché siamo il loro primo approdo». Con questa prospettiva, il presidente dei vescovi italiani sottolinea, infine, la necessità di valorizzare l’opportunità che ci è offerta dalle elezioni di domenica prossima: «chiediamo a tutti di superare riserve e sfiducia e di partecipare al voto. Siamo consapevoli che questo rimane solo il primo passo, ma è un passo che non ci è dato di disertare».