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Un padre e un fondatore. La FUCI e Toniolo

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Per iniziare a parlare di Giuseppe Toniolo e la FUCI mi preme fare riferimento a due fatti. Il primo ci porta indietro nel tempo al 1933 quando Igino Righetti, presidente della FUCI in uno dei periodi più importanti e significativi della Federazione (dal 1926 al 1934), decise di farsi promotore e iniziatore della causa di beatificazione e canonizzazione di Toniolo. Il secondo avvenimento riguarda, in epoca più recente, papa Paolo VI – il Giovanni Battista Montini assistente della FUCI negli stessi anni della presidenza Righetti – al quale si deve l’avere promulgato nel 1971 il decreto con il quale veniva riconosciuta l’eroicità delle virtù di Toniolo. Basterebbero soltanto questi accenni a due tra le maggiori personalità della storia della FUCI per far comprendere come tra la Federazione e Toniolo esista un legame tanto stretto da continuare in maniera sorprendente anche dopo la morte dell’insigne studioso. Ma in Giuseppe Toniolo la FUCI, all’inizio del proprio cammino ormai più che centenario, vide un esempio mirabile di testimonianza intellettuale unita indissolubilmente all’impegno concreto nella società e trovò un maestro e un padre affettuoso.

Nel contesto assai variegato e complesso dell’Italia di fine Ottocento e di inizio Novecento, la Chiesa viveva da un lato ancora scossa dalla “questione romana” e dal “non expedit” e dall’altro desiderosa, invece, di confrontarsi con rinnovato impegno, soprattutto dopo il Concilio Vaticano I, con la società moderna e con le sfide che questa poneva con urgenza. In un altro senso era ancora intimorita dal dover fronteggiare le ansie di rinnovamento interno che provenivano dagli ambienti più colti e culturalmente più preparati, non riuscendo sempre a distinguere tra elementi positivi e pericoli reali compresenti nel Modernismo.
La FUCI nasceva in questa temperie nel 1896 dall’unione di alcuni circoli universitari cattolici come una sorta di proiezione dell’Unione cattolica per gli studi sociali in Italia, più che come semplice estensione dell’Opera dei Congressi negli atenei italiani. Era, infatti, fortissima la sintonia con l’Unione cattolica fondata da Toniolo nel 1889, per favorire una partecipazione attiva e responsabile dei cattolici alla ricerca scientifica e allo studio delle dottrine sociali, superando la posizione intransigente di divorzio dalla cultura propugnata anche da esponenti dell’Opera dei Congressi.
Alla base c’era l’idea illuminata che fosse indispensabile, pur accettandole, oltrepassare le categorie ecclesiologiche risalenti al Concilio di Trento, che definivano la Chiesa società perfetta, sulla base della relazione di comandoobbedienza che regolava il rapporto tra gerarchia e laici. In quella che Yves Congar definirà alcuni decenni dopo “gerarcologia” veniva ad essere appiattita fin quasi ad annullarsi l’originalità, la freschezza, la ricchezza del contributo dei laici. Soltanto il cardinale Newman aveva posto in luce il ruolo dei laici nello sviluppo della fede e per l’identificazione del sensus fidelium nella Chiesa.

Giuseppe Toniolo, quasi in continuità ideale con Newman, attraverso la sua iniziativa intese recuperare il patrimonio intellettuale che il laicato cattolico era in grado di esprimere, guidandolo ad essere protagonista nell’approfondimento del vero strumento di carità per tutta la società. Mettendo al centro dell’attenzione e della riflessione la persona, Toniolo faceva della ricerca scientifica un atto “di religione”, in grado di mediare attraverso la valorizzazione del consorzio umano e la promozione della civiltà il rapporto tra Chiesa e società. Le associazioni erano, in questa visione, espansioni articolate delle persone e, come tali, portatrici di grandi ricchezze e di grandi compiti, chiamate ad infondere e a far riscoprire l’ispirazione cristiana nella storia e nella società. È evidente che una posizione come questa superasse di gran lunga le semplici esigenze organizzative e pragmatiche che l’Opera dei Congressi in quel tempo andava propugnando. In questo si ritrovò la nascente FUCI di Romolo Murri.

E Toniolo si configura non solo come promotore e sostenitore della FUCI, ma realmente come uno dei maestri che tracciarono le linee luminose di pensiero che gli universitari cattolici di allora seguirono con grande entusiasmo e che costituiscono, per noi fucini di oggi, le tracce iniziali della nostra tradizione. Soltanto Montini e Righetti già citati riuscirono a segnare in maniera altrettanto decisiva il percorso seguito dalla FUCI Dopo lo scioglimento dell’Opera dei Congressi – e conseguentemente anche della FUCI – nel 1905, l’impegno di Toniolo a favore della Federazione si fece più diretto, partecipando alla “rifondazione” dell’anno successivo e all’adesione all’Unione popolare. In questa fase, forse ancor più di prima, di Giuseppe Toniolo si può dire che fu per la FUCI un padre. Pur essendosi allontanato dall’Unione popolare nel 1909, Toniolo rimase vicino agli universitari e divenne mediatore tra la Santa Sede e le sensibilità innovatrici dei circoli fucini soprattutto per ciò che riguardava l’impegno politico. Forte della sua amicizia con Pio X e del dono della parrhesia cristiana, nel 1911 scrisse al Papa per difendere la FUCI dopo che nel congresso universitario di Torino dello stesso anno si erano accentuate le attenzioni verso il patriottismo. Ancora una volta estraneo agli eccessi, difese lo spirito più autentico dell’impegno culturale della FUCI, ribadendo anche la sua idea di associazionismo laicale. E a questa idea dobbiamo tanto non soltanto noi fucini, ma tutti i laici impegnati.

Michele Lucchesi, già Presidente nazionale Fuci   

 

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