Una testimonianza attuale per i ragazzi di oggi

Ai ragazzi dell’Azione cattolica Armida Barelli chiede: quali strade nuove per portare il Vangelo a coloro che non conoscono Gesù? E quali sono le strade nuove che la Chiesa potrebbe attuare?

Armida Barelli è stata indubbiamente una donna con una grande e sana inquietudine, dettata dalla Spirito che ha soffiato forte in lei e nei suoi compagni di viaggio. Una donna nata e vissuta in un’epoca storica e sociale profondamente diversa dalla nostra ma che può ancora oggi dire molto al cuore di moltissimi educatori e ragazzi della nostra associazione.

Spesso il rischio di raccontare ai ragazzi la vita di un testimone lontano anagraficamente da loro, è quello di renderlo poco avvicinabile, perché anacronistico. Con Armida Barelli però è nitidamente diverso: la sua vita infatti può dialogare con estrema forza e credibilità con tutti i ragazzi dell’Acr di questo nuovo secolo.

Possono essere tre le principali dimensioni di grande attualità per i ragazzi rispetto alla vita di Armida Barelli.

Primo tra tutti è l’invito a essere protagonisti della storia e della società che i ragazzi stanno vivendo. L’associazione è per i ragazzi luogo in cui fare discernimento sulla propria vocazione intesa nel senso più profondo del termine: «per il credente vi è innanzitutto una chiamata originaria (potremmo certamente dire una vocazione fondamentale) alla vita, a rispondere all’invito a vivere in profondità, in pienezza da uomini e donne. Ci sono poi le chiamate specifiche, che sono tutte vocazioni a prenderci cura, in modalità diverse, della vita» (Pierpaolo Triani, in Chiamati a far crescere, editrice Ave, Roma, 2021).

Armida Barelli nel corso della sua vita si è domandata quale potesse essere la forma migliore che le avrebbe permesso di far fiorire i suoi talenti e la sua vocazione: «Fai bene ciò che sei chiamato a fare» direbbe il nostro Vittorio Bachelet. Con il carattere deciso che la contraddistingueva, disse infatti: «o sarò suora missionaria in Cina, oppure sarò madre di dodici figli, tutti buoni. O suora o mamma». La testimonianza di Armida Barelli invita ogni ragazzo e ogni ragazza a domandarsi profondamente e autenticamente quali siano i propri carismi e talenti, e quale forma essi possano avere per essere generativi e dare frutto nella Chiesa e la società tutta.

L’infanzia e la preadolescenza non è un tempo troppo prematuro per domandarsi cosa siamo chiamati a essere; è il tempo legittimo per iniziare a porsi le giuste domande che l’associazione – grazie agli educatori – può accompagnare e far fiorire. 

Grazie a un profondo discernimento, Armida Barelli aveva capito quale fosse il suo compito nella Chiesa e nella società, e da quel momento non si è più fermata: con il treno e con la nave, da nord a sud, aveva intuito che “ciò che era chiamata a fare” era quella di girare l’Italia e incitare le donne a far emergere il meglio di loro stesse, senza paura e con tanto coraggio.

L’attività e la dinamicità di Armida Barelli era accompagnata e si originava da un profondissimo rapporto con Dio. Ecco dunque il secondo aspetto di estrema attualità per i ragazzi di oggi. Una fede però non fatalista e deresponsabilizzante, ma che profuma di quotidianità e di estremo affidamento al Sacro Cuore di Gesù. Quando Sant’Ignazio di Loyola dice, «prega come se tutto dipendesse da Dio e lavora come se tutto dipendesse da te», intende proprio questo: affidarsi a Dio e spendersi nella propria realtà.

L’Acr crede fortemente che non bisogna aspettare di essere adulti per avere un rapporto autentico con Dio: l’infanzia non è anticamera della vita adulta. Già i bambini e ragazzi sono capax Dei (don Claudio Nora in Cristiani si diventa, Editrice Ave, Roma, 2015). I ragazzi e le ragazze non sono secchi vuoti da riempire, ma sono già custodi del volto di Dio; sono soggetti capaci di una esperienza di fede reale e autentica. 

Infine la vita di Armida Barelli incoraggia i ragazzi e le ragazze dell’Acr a essere discepoli missionari tra i loro coetanei e nella loro quotidianità. La futura beata testimonia come sia possibile cercare e creare strade nuove: leggere i bisogni della realtà, le domande di vita dei ragazzi per sperimentare orizzonti inediti. Armida Barelli aveva raccolto il bisogno di educare le nuove generazioni femminili a coltivare una vita spirituale più profonda e partecipare alla vita della Chiesa: così decise – per esempio – di tradurre in italiano la messa domenicale e scrivere un manuale di canto. Strade nuove per noi scontate, ma che all’epoca erano rivoluzionarie. Ai ragazzi dell’Azione cattolica Armida Barelli dunque chiede: quali strade nuove per portare il Vangelo a coloro che non conoscono Gesù? Quali strade nuove la Chiesa potrebbe attuare?

Questi tre spunti ricalcano in conclusione la Regola di Vita che già da ragazzi è possibile vivere insieme ai compagni di cammino: condivisione, preghiera e servizio. I ragazzi e le ragazze hanno la possibilità di vedere in Armida Barelli una testimone credente e credibile di quella vita che profuma della fragranza del Vangelo. E che può rendere il nostro impegno ordinario per la Chiesa e la società, davvero straordinario.

Autore articolo

Marta Zambon